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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19144/2023 del 06/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (proprietario)

La controversia

La controversia nasce dall’opposizione alla stima dell’indennità dovuta per una procedura espropriativa collegata alla realizzazione di un collegamento autostradale. Una società concessionaria dell’opera e il consorzio affidatario della progettazione e costruzione contestavano l’ordinanza della Corte d’Appello che aveva determinato l’indennità di espropriazione e di occupazione in favore del proprietario dei fondi, riconoscendo valori per: manufatti esistenti al momento dell’immissione in possesso e poi demoliti; aree residue non espropriate ma pregiudicate dall’intervento; essenze arboree; indennità di occupazione calcolata sulla complessiva indennità di esproprio. I ricorrenti deducevano, in sintesi: assenza di titolo edilizio per alcuni manufatti e conseguente non indennizzabilità; irrilevanza della sanatoria ottenuta dopo l’avvio del procedimento; erronea qualificazione di alcuni manufatti come pertinenze minerarie; mancata considerazione della cessazione della concessione mineraria; erronea stima del valore venale dei cespiti demoliti e delle essenze arboree; indebita inclusione di aree non ricomprese nel decreto di esproprio e di reliquati; carenza di motivazione per adesione alle conclusioni del c.t.u.; errato calcolo dell’indennità di occupazione. Il resistente chiedeva il rigetto e sosteneva la correttezza della stima. La Corte di Cassazione ha respinto tutti i motivi, ritenendo corretta la valutazione della Corte d’Appello: per il capannone industriale la sanatoria edilizia era stata rilasciata in pendenza del procedimento espropriativo, rendendo infondate le censure sul difetto di titolo; per la massicciata mancava una censura autosufficiente; l’espropriazione parziale legittimava la considerazione del pregiudizio alla proprietà residua; i reliquati erano indennizzabili per l’interclusione e non per un vincolo conformativo; la motivazione era sufficiente perché il giudice aveva aderito a una consulenza tecnica che aveva già replicato ai rilievi di parte; l’indennità di occupazione poteva essere calcolata sulla complessiva indennità di esproprio, comprensiva del deprezzamento della residua proprietà. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna solidale dei ricorrenti alle spese e all’ulteriore contributo unificato.

La decisione

La Corte ha rigettato integralmente il ricorso. Ha confermato l’ordinanza della Corte d’Appello di Brescia che aveva determinato l’indennità di espropriazione e quella di occupazione in favore del proprietario. In particolare ha ritenuto: tempestivo il ricorso; infondati i motivi relativi all’indennizzabilità di manufatti e reliquati; corretta la liquidazione dell’indennità anche per le essenze arboree; legittimo il criterio di calcolo dell’indennità di occupazione. Ha inoltre condannato i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio di cassazione in favore del controricorrente e ha dato atto dell’obbligo di versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • artt. 37, 38 e 40 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    Regolano i criteri di determinazione dell’indennità di esproprio e i limiti di indennizzabilità dei manufatti abusivi o difformi; la Corte ne conferma l’applicazione coordinata con il rilievo della sanatoria edilizia sopravvenuta.

  • art. 32 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    È richiamato dai ricorrenti sui criteri di stima; la Corte ne respinge l’uso per negare la rilevanza della regolarizzazione sopravvenuta e per contestare la valutazione economica operata dal c.t.u.

  • art. 33 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    L’indennità di esproprio, in caso di espropriazione parziale, comprende anche la compromissione della porzione residua del compendio; non si configura una voce autonoma di danno da deprezzamento.

  • art. 22 bis d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    La base di calcolo dell’indennità di occupazione è collegata all’indennità di esproprio astrattamente dovuta.

  • art. 50 d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327

    L’indennità di occupazione temporanea va determinata in misura percentuale rispetto all’indennità di esproprio, anche quando questa includa il deprezzamento della porzione residua.

  • art. 366 c.p.c.

    Il ricorso per cassazione deve essere autosufficiente nella indicazione del contenuto degli atti richiamati; non basta un richiamo generico o parziale.

  • art. 132 c.p.c.

    È escluso il vizio di motivazione apparente quando il giudice espone in modo intellegibile il percorso argomentativo, anche recependo le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio.

  • art. 360 c.p.c.

    primo comma, nn. 3, 4 e 5

    La Corte qualifica correttamente i motivi che attaccano la valutazione dei fatti come censure ex n. 5; esclude l’omesso esame di elementi istruttori se il fatto storico è stato comunque considerato.

  • art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    comma 1 quater e comma 1 bis

    In caso di rigetto del ricorso, sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • artt. 23 e 43 r.d. 29 luglio 1927, n. 1443

    Sono richiamati dai ricorrenti per sostenere la disciplina delle pertinenze minerarie e la relativa irrilevanza dei titoli edilizi, ma la censura è ritenuta infondata o non pertinente.

  • art. 35 r.d. 29 luglio 1927, n. 1443

    È richiamato dai ricorrenti in tema di cessazione della concessione mineraria e obblighi di ripristino, ma non incide sulla decisione.

  • art. 9, comma 1, L. 24 dicembre 1990, n. 221

    È richiamato dai ricorrenti nel quadro degli adempimenti conseguenti alla chiusura di un pozzo minerario, ma la censura è respinta.

Massime di principio

  • Nell’indennità di espropriazione per pubblica utilità non sono indennizzabili le costruzioni abusive; tuttavia, se la costruzione è stata sanata con titolo edilizio rilasciato prima dell’evento ablativo o comunque in pendenza del procedimento espropriativo, il bene va considerato regolare ai fini della stima.
  • La sola presentazione dell’istanza di condono non basta a rendere il bene indennizzabile: occorre il rilascio effettivo del provvedimento di sanatoria, salvo specifiche ipotesi di accertamento di sanabilità ai soli fini indennitari previste dalla legge.
  • In caso di espropriazione parziale, l’indennità comprende anche il pregiudizio arrecato alla porzione residua del compendio, quando vi sia unità funzionale tra parte ablata e parte rimasta; tale deprezzamento non genera un autonomo credito risarcitorio distinto dall’indennità.
  • Le aree residue rese intercluse o inutilmente accessibili dall’opera pubblica sono indennizzabili come conseguenza dell’espropriazione parziale; non si applica lo stesso principio quando il pregiudizio derivi da un vincolo conformativo generale e non dall’ablazione.
  • L’indennità di occupazione temporanea va calcolata sulla complessiva indennità di esproprio astrattamente dovuta, comprensiva del valore delle porzioni residue pregiudicate, se l’espropriazione ha inciso unitariamente sul compendio.
  • Quando il giudice di merito aderisce alla consulenza tecnica d’ufficio che abbia già esaminato le osservazioni dei consulenti di parte, la motivazione è sufficiente se consente di comprendere l’iter logico seguito; non è necessario confutare analiticamente ogni deduzione difensiva.
  • Nel ricorso per cassazione, la deduzione di difetti edilizi o di altre circostanze fattuali deve essere specifica e autosufficiente: il ricorrente deve indicare con precisione il contenuto degli atti e dei documenti su cui fonda la censura, altrimenti il motivo è inammissibile o comunque infondato.

Come è indicizzato

MaterieCompravendita immobiliareConformità urbanistica e catastaleEspropriazione forzataOpposizioni esecutiveProveImpugnazioni
RamiImmobiliareEsecuzioniProcesso civile
IstitutiOnere della provaNullitàGiudicato

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