Cassazione Penale, Sentenza n. 31569/2023 del 20/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Savic impugnava l'ordinanza della Corte d'appello di Milano che aveva rigettato la sua richiesta di restituzione di beni sequestrati e confermato la confisca ex art. 240-bis cod. pen.; deduceva inosservanza ed errata applicazione dell'art. 240-bis, vizio di motivazione per mancata valutazione della sproporzione tra valore dei beni e reddito/patrimonio familiare, mancata applicazione del criterio della ragionevolezza temporale tra reato-spia e acquisti patrimoniali, e richiamava la normativa civilistica e l'art. 263 cod. proc. pen. in tema di controversie di proprietà dei beni mobili. Contestava inoltre che gli organi requirenti non avessero mai chiesto la conversione del sequestro probatorio in preventivo e sottolineava precedenti atti e pronunce che, a suo avviso, avrebbero riconosciuto compatibilità tra valore dei beni e redditi familiari.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso fosse vago e non autosufficiente nella indicazione dei beni e degli elementi probatori necessari a dimostrarne la lecita provenienza; ha inoltre osservato che la confisca disposta con la sentenza del Tribunale del 31/10/2017 non era stata tempestivamente impugnata in appello, con conseguente esecutività della misura patrimoniale. Quanto al merito, la Corte ha ritenuto corretta l'interpretazione della Corte d'appello sulla non ricorrenza di un titolo idoneo a giustificare la proprietà dei beni, sulla sussistenza del reato spia (ricettazione) e sulla disponibilità materiale dei beni in capo a Savic; ha condiviso la valutazione sulla sproporzione tra valore dei beni e redditi dichiarati, nonché l'apprezzamento critico delle versioni contrastanti fornite dall'interessato. Pertanto la confisca ex art. 240-bis è stata considerata adeguatamente motivata e il ricorso è stato respinto come inammissibile; sono state inoltre disposte le spese e il versamento a norma dell'art. 616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
disposizione che prevede la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilita di cui il condannato non puo giustificare la provenienza e che risultino in valore sproporzionato al proprio reddito o alla propria attivita economica, nei casi e per i delitti indicati dalla norma
La Corte ha ritenuto che ricorressero i presupposti della norma: reato spia (ricettazione), disponibilita materiale dei beni, incapacita di giustificarne la provenienza e sproporzione rispetto ai redditi dichiarati
richiamato in relazione alle controversie sulla proprieta delle cose sequestrate
La Corte ha escluso l'applicabilita della rimessione al giudice civile data l'assenza di un concreto caso di proprieta controversa dedotto nel ricorso
norma richiamata nel testo per la confisca in caso di applicazione della pena su richiesta
Richiamata nel contesto della disciplina di collegamento con art. 240-bis, ma non decisiva per l'esito del ricorso
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
norme di rito che regolano i motivi di impugnazione in cassazione
Le censure dedotte in funzione di tali lett. sono state ritenute generiche e non documentate, con conseguente inammissibilita del ricorso
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
richiamato quale limite di sintesi nella enunciazione dei motivi nell'atto di ricorso
La Corte ha ritenuto che il ricorso non fosse autosufficiente e puntuale come richiesto dalle regole di rappresentazione dei fatti
prevede l'onere delle spese e il versamento a carico della parte in caso di ricorso inammissibile, salvo colpa nella determinazione della causa di inammissibilita
Applicata per l'assorbimento delle spese vista l'inammissibilita del ricorso
sentenza Corte costituzionale n. 186 del 13/06/2000
richiamata in relazione alla valutazione della colpa nella proposizione del ricorso
Usata per escludere che il ricorrente abbia agito con colpa nella determinazione della causa di inammissibilita
Massime di principio
- La richiesta di restituzione di beni sequestrati richiede che il richiedente indichi in modo chiaro e documentato i singoli beni e gli elementi di prova della loro lecita provenienza: l'onere probatorio grava su chi chiede la restituzione
- Se una misura di confisca patrimoniale prevista in una sentenza di primo grado non viene impugnata nel giudizio di appello, quella statuizione diventa esecutiva e la strada per farla valere in futuro e stretta
- La confisca ex art. 240-bis richiede il cumulo di presupposti: reato spia tra quelli elencati, disponibilita dei beni in capo al condannato, incapacita di giustificare la provenienza e sproporzione tra valore dei beni e reddito/attivita; la loro sussistenza puo essere desunta anche da elementi indiziari quali ritrovamento nella dimora, strumenti atti allo scasso, e discrepanze tra reddito dichiarato e patrimonio
- Versioni contraddittorie o modifiche nelle dichiarazioni sulla titolarita o sull'origine dei beni indeboliscono fortemente la richiesta di restituzione e possono essere interpretate come indice di mancata buona fede
- In caso di controversia patente sulla proprieta dei beni, puo trovare applicazione la rimessione al giudice civile ai sensi dell'art. 263 cod. proc. pen.; tuttavia, se non e prospettato un concreto contrasto di titolarita, il giudice penale decide sulla restituzione anche alla luce della documentazione prodotta
- Il criterio della ragionevolezza temporale tra reato-spia e acquisizioni patrimoniali va valutato caso per caso: il richiedente deve dimostrare quando e come abbia acquisito i beni e che l'acquisizione sia compatibile con i redditi nel periodo rilevante
- In sede di impugnazione in Cassazione e nelle opposizioni ex artt. 667/676 c.p.p. le censure devono essere precise, documentate e autosufficienti; argomentazioni generiche e non corredate da elementi probatori espongono il ricorso ad inammissibilita
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