Cassazione Penale, Sentenza n. 34970/2022 del 21/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
David Alexandru era stato condannato per il reato di lesioni stradali (art. 590-bis c.p.) per un incidente verificatosi il 7 settembre 2017 sull'autostrada A4: l'autoarticolato da lui condotto avrebbe ripetutamente agganciato la vettura della Rao, spingendola contro i new jersey e cagionandone lesioni. In Cassazione il ricorrente ha proposto tre motivi: (1) vizio di motivazione e errata valutazione delle prove in relazione al presunto concorso di colpa della persona offesa (Rao) che avrebbe tagliato la strada e perso il controllo del veicolo; (2) vizio di motivazione circa la misura della pena, ritenuta generica e non adeguatamente motivata dato che il ricorrente è incensurato; (3) vizio di motivazione per la mancata concessione della sospensione condizionale senza subordinazione al pagamento della provvisionale, lamentando che la sua libertà fosse subordinata all'adempimento di un soggetto terzo (la compagnia assicurativa).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto che il ricorso sollecitasse una rivalutazione del merito e della valutazione delle prove, materia non consentita in sede di legittimità; la Corte d'appello aveva adeguatamente motivato la valutazione e le testimonianze non sostenevano la tesi del concorso di colpa della Rao. Sul secondo motivo la Corte ha ritenuto congrua la pena confermata, evidenziando che la sanzione era ampiamente al di sotto della media edittale e quindi non richiedeva una motivazione particolarmente analitica. Sul terzo motivo la Corte ha affermato che la subordinazione della sospensione condizionale al pagamento della provvisionale imposta all'imputato (ai sensi dell'art. 165 c.p.) non implica che la compagnia assicurativa sia direttamente coinvolta: l'obbligo grava sull'imputato medesimo, che deve ottemperare alla condizione. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma che disciplina il reato di lesioni personali stradali, applicata per la condotta dell'imputato che ha cagionato lesioni alla persona offesa alla guida di un veicolo.
Utilizzato per giustificare la possibilità di subordinare la sospensione condizionale della pena al pagamento della provvisionale: l'onere grava sull'imputato e non esclude che un terzo (assicurazione) possa aver corrisposto somme, ma non libera l'obbligato dal rispetto della condizione imposta.
artt. 142, commi 7 e 11, e 141, commi 2 e 11, cod. strada
Norme del codice della strada richiamate come violate nella ricostruzione del fatto (eccessiva velocità, mancato rispetto delle distanze di sicurezza).
Massime di principio
- In Cassazione non è possibile chiedere la riconsiderazione integrale delle valutazioni di fatto e della valutazione della prova compiute dai giudici di merito: i motivi che si limitano a proporre una diversa interpretazione dei fatti sono, di regola, inammissibili.
- Se la pena inflitta è al di sotto della media edittale, il giudice di merito non è tenuto a una motivazione particolarmente analitica sulla misura della pena, salvo esigenze specifiche che emergano dal caso concreto.
- La subordinazione della sospensione condizionale al pagamento di una provvisionale può essere legittimamente imposta all'imputato ai sensi dell'art. 165 c.p.; il pagamento effettuato da un terzo (es. compagnia assicurativa) non esonera automaticamente l'obbligo posto a carico dell'imputato, salvo che ciò sia espressamente previsto o concordato.
- Le doglianze di natura processuale o sanzionatoria (spese, ammende) possono portare a condanne ulteriori se il ricorso è dichiarato inammissibile; va valutato il profilo di affidabilità e fondatezza prima di proporre impugnazioni in Cassazione.
- Quando si intende dedurre un concorso di colpa della vittima è necessario che tale censura sia sorretta da elementi di fatto e prova valutabili nel merito (es. in appello), poiché la Corte di legittimità non sostituisce la propria valutazione probatoria a quella dei giudici di merito.
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