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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 496/2023 del 10/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso proposto da entrambi gli imputati avverso la conferma in appello delle condanne per associazione per delinquere (art. 416 c.p.), truffe (art. 642 c.p.) e lesioni (artt. 582-585 c.p.). Per La Mattina Francesco Paolo sono stati impugnati quattro motivi: (1) vizio di motivazione e inosservanza di legge per presunta interpretazione erronea di una presunta "ammissione" contenuta nell'atto di appello e mancata risposta a una richiesta di riqualificazione; (2) difetto di motivazione su altri capi con mancata risposta alle censure; (3) vizio di motivazione in relazione alla partecipazione al sodalizio (art. 416) con richiesta di riesame delle risultanze probatorie e contestazione dei contatti intercettati; (4) vizio di motivazione su mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, applicazione della recidiva e quantificazione della pena (artt. 62-bis, 99, 133 c.p.). Per D'Onofrio Luigi un unico motivo di vizio di motivazione e successiva memoria che ha comunicato la morte dell'imputato, chiedendo annullamento senza rinvio per estinzione del reato.

La decisione

Per D'Onofrio Luigi: il ricorso è dichiarato improcedibile per la sopravvenuta morte dell'imputato; la sentenza impugnata è annullata senza rinvio e i reati a suo carico si estinguono ai sensi dell'art. 150 c.p. Per La Mattina Francesco Paolo: il ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile; condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di euro 3.000,00 a favore della cassa delle ammende; condanna alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili: euro 2.800,00 (per le parti assistite dall'avv. Davide Giuseppe Giugno) e euro 1.900,00 (per Groupama, avv. Lorenzo Bonaventura), oltre accessori di legge. In sostanza la sentenza di merito è confermata quanto alla posizione di La Mattina e viene annullata senza rinvio solo per D'Onofrio per estinzione del reato dovuta alla morte.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La morte sopravvenuta dell'imputato dopo la proposizione del ricorso determina l'improcedibilità del ricorso e l'annullamento senza rinvio della sentenza per estinzione del reato ai sensi dell'art. 150 c.p.; ciò non costituisce un accertamento di innocenza sul merito.
  • In Cassazione la motivazione per relationem al provvedimento di primo grado è ammessa quando le censure d'appello non contengono elementi di novità tali da rendere necessario un approfondimento; la mancata ripetizione di argomenti nuovi non costituisce di per sé vizio.
  • La Corte di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito per una rivalutazione globale delle prove; i motivi che esigono un nuovo esame del materiale probatorio sono inammissibili se mascherano un sindacato di merito.
  • Le questioni di diritto (ad es. riqualificazione di reati) devono essere fondate; la Cassazione non accoglie censure manifestamente infondate che non incidono sulla qualificazione giuridica sostenuta in sede di merito.
  • La determinazione della pena (riconoscimento delle attenuanti, applicazione della recidiva, quantificazione) rientra nella discrezionalità del giudice di merito e può essere sindacata in Cassazione solo se emerge un vizio logico o arbitrario evidente.
  • In caso di inammissibilità del ricorso il ricorrente può essere condannato alle spese di giudizio e ad una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è quindi importante valutare la fondatezza formale del ricorso prima della proposizione.

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