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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40451/2025 del 16/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che aveva assolto il ricorrente per un capo di usura ma lo aveva condannato per altri capi di usura ed estorsione; il ricorso in Cassazione deduceva: (1) inutilizzabilità dei messaggi WhatsApp ed altri dati estratti dai telefoni sequestrati per mancanza di preventiva autorizzazione del giudice (richiamo alla disciplina dei tabulati e alla normativa UE); (2) vizio di motivazione per il rigetto delle richieste di rinnovazione istruttoria e per la mancata audizione di testimoni e della persona offesa; (3) contraddittorietà e apparente illogicità nella valutazione dell'attendibilità della persona offesa (assolta su un capo ma ritenuta attendibile per altri); (4) insufficiente motivazione sull'integrazione del reato di estorsione (dove si contestava l'assenza di una dazione di denaro e di una minaccia idonea); (5) illogicità nel diniego delle attenuanti generiche; (6) contestazione della confisca di euro 5.000 ai sensi dell'art. 240-bis cod. pen.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato nella sua totalità. La Corte ha ritenuto legittima l'acquisizione dei messaggi dai telefoni sequestrati in base al sequestro probatorio del pubblico ministero e all'estrazione ai sensi dell'art. 360 c.p.p., non essendo necessaria l'autorizzazione giudiziale come invece richiesta per i dati di traffico (tabulati). La Corte ha inoltre ritenuto infondati o inammissibili i motivi relativi alla rinnovazione dell'istruttoria in appello (esercizio discrezionale del giudice di merito), alla valutazione dell'attendibilità della persona offesa (motivazione congrua e riscontri oggettivi), all'integrazione del reato di estorsione (prove di condotte pressorie e minacciose reiterate) e al diniego delle attenuanti generiche (motivazione adeguata). Quanto alla confisca ex art. 240-bis, la Corte ha ritenuto corretta la valutazione sulla sproporzione della somma rispetto ai redditi e l'assenza di allegazioni idonee a superare la presunzione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 360 cod. proc. pen.

    Consente al pubblico ministero di affidare l'estrazione e l'analisi dei dati da dispositivi sequestrati a consulenti; la Corte ha ritenuto legittima l'estrazione di copia forense e l'analisi dei messaggi effettuata ai sensi di tale norma, con possibilità per la difesa di assistere

  • art. 234 cod. proc. pen.

    I messaggi conservati nella memoria di un dispositivo sono qualificati dalla giurisprudenza come prova documentale ai sensi di questa norma

  • art. 254 cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato la regola sul sequestro della corrispondenza per affermare che i messaggi elettronici vanno considerati corrispondenza finché mantengono attualità, sicché la loro acquisizione richiede le forme previste per la corrispondenza quando pertinenti

  • art. 1 d.l. 30/09/2021 n. 132 (modifica art. 132 d.lgs. 196/2003)

    Ha introdotto l'autorizzazione giudiziale per l'acquisizione dei dati di traffico telefonico e telematico (tabulati); la Corte ha distinto tali dati dai contenuti di dispositivi sequestrati, ritenendo legittima la disciplina che consente l'intervento del pubblico ministero per i dati contenuti in telefoni sequestrati

  • Direttiva 2016/680/UE

    La Corte di giustizia interpreta la direttiva in senso di necessità di controllo preventivo indipendente e del rispetto dei principi di minimizzazione e proporzionalità; la Corte di Cassazione ha rilevato che la direttiva richiede interventi e precisazioni del legislatore nazionale e non ha efficacia diretta automatica per disapplicare la normativa interna

  • Sentenza Corte costituzionale n. 170/2023

    Ha stabilito che gli scambi di messaggi elettronici costituiscono corrispondenza e quindi godono di tutela; la Corte di Cassazione ha recepito tale nozione ma ha ritenuto compatibile l'acquisizione tramite sequestro probatorio disposto dal pubblico ministero

  • art. 240-bis cod. pen.

    Prevede la confisca obbligatoria dei beni di provenienza non giustificata e sproporzionati rispetto al reddito; la Corte ha confermato l'applicazione della norma ritenendo sussistente la presunzione iuris tantum di illiceità dell'accumulo e constatando l'assenza di allegazioni idonee del difensore a superarla

  • art. 629 cod. pen.

    Norma che disciplina l'estorsione; la Corte ha ritenuto integrato il reato non solo dall'episodio violento ma dalla condotta estorsiva complessiva e reiterata (pressioni, minacce e richieste insistenti)

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla valutazione della partecipazione e della consumazione; la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione insieme all'art. 629 per valutare la responsabilità

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma che elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha valutato i motivi sollevati (violazione di legge, motivazione apparente, ecc.) e ne ha rigettato la maggior parte come infondati o inammissibili

  • Giurisprudenza CJEU: H.K. / Prokuratuur (C-746/18) e CG/Bezirkshauptmannschaft Landeck (C-548/21)

    Decisori europei richiamati per l'interpretazione della tutela dei dati: H.K. ha evidenziato la necessità dell'intervento di giudice o organo indipendente per accesso a dati di traffico; la Grande Sezione 2024 (Landeck) ha precisato principi di minimizzazione, proporzionalità e controllo giurisdizionale

Massime di principio

  • I messaggi e le comunicazioni conservate nella memoria di un telefono sequestrato possono essere acquisiti e utilizzati se il dispositivo è stato posto sotto sequestro probatorio dal pubblico ministero e l'estrazione è eseguita secondo le garanzie previste (es. art. 360 c.p.p.), con diritto della difesa di assistere
  • I dati di traffico (tabulati, localizzazione) sono distinti dal contenuto dei messaggi: per i primi la normativa recente e la giurisprudenza europea richiedono in genere un'autorizzazione giudiziale; per i secondi il quadro interno ammette l'intervento del pubblico ministero sul dispositivo sequestrato
  • Le censure sulla mancata rinnovazione dell'istruttoria in appello incontrano un consistente ostacolo: la rinnovazione è eccezionale e il giudice d'appello gode di ampia discrezionalità; la Cassazione verifica solo la correttezza formale e la logica della motivazione sul diniego
  • Le dichiarazioni della persona offesa possono, se credibili e adeguatamente motivate, fondare la condanna anche se non corroborate da altre testimonianze; il giudice deve motivare la valutazione dell'attendibilità, e tale valutazione difficilmente è sindacabile in Cassazione salvo manifeste contraddizioni
  • Per il reato di estorsione è sufficiente la presenza di una condotta estorsiva complessiva (pressione reiterata, minacce, richiesta di pagamenti) anche se non c'è stata una singola erogazione immediata collegata all'episodio violento
  • La confisca ai sensi dell'art. 240-bis c.p. si fonda su una presunzione iuris tantum di sproporzione patrimoniale; l'imputato può contrastarla solo con allegazioni e prove concrete sulla lecita provenienza dei beni
  • Le direttive europee che richiedono controlli preventivi da parte di un giudice o di un organo amministrativo indipendente possono imporre vincoli al diritto interno, ma la loro applicazione diretta richiede che la direttiva sia sufficientemente precisa; in mancanza, occorrono interventi legislativi nazionali per adeguamento

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