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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24295/2022 del 23/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorsi per Cassazione vertevano su profili diversi: per Aribi Abdellah si contestava la determinazione della pena operata dal giudice di primo grado (e la conferma in sede di appello) per errore nel calcolo del minimo edittale - si assumeva che il giudice avesse posto come pena base cinque anni, applicando norme entrate in vigore dopo il fatto (legge n.36/2019) invece del minimo vigente all'epoca (quattro anni) e/o avesse applicato indebite aggravanti ad effetto speciale, con conseguente reformatio in peius da parte della Corte d'appello senza impugnazione del pubblico ministero; i difensori lamentavano inoltre errori nella qualificazione del ruolo (esecutore materiale) e nel raffronto con la media edittale. Per Aribi Abdelaziz si denunciava una errata valutazione delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.), in particolare per non aver considerato il mutato stile di vita dell'imputato dopo i fatti.

La decisione

Per Aribi Abdellah la Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: ha constatato che il giudice di primo grado aveva preso come pena base cinque anni (anziché il minimo vigente di quattro anni) e che la Corte d'appello aveva in tal modo operato una reformatio in peius non consentita. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla determinazione della pena e l'ha rideterminata in anni cinque, mesi sette e giorni dieci di reclusione ed € 1.297,00 di multa; ha rigettato il resto dell'impugnazione. Per Aribi Abdelaziz il ricorso è stato dichiarato inammissibile: la Corte ha ritenuto che la valutazione circa l'ammissibilità delle attenuanti generiche è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e che la generica affermazione di cambiamento di vita non era idonea a sovvertire la motivazione della Corte d'appello. Inoltre la parte privata proponente il ricorso inammissibile è stata condannata alle spese e a versare € 3.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Richiamato con riferimento al divieto di reformatio in peius: la Corte d'appello non poteva aggravare la posizione dell'imputato in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero

  • art. 620 lett. I) cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione di annullare senza rinvio e, se possibile, rideterminare la pena quando non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto; applicata per rideterminare la pena di Abdellah

  • art. 62-bis cod. pen.

    Regola le attenuanti generiche: la valutazione della loro sussistenza è un giudizio di fatto riservato al giudice di merito; la loro esclusione è rimessa a motivazione plausibile e, se adeguatamente motivata, non è sindacabile in Cassazione

  • art. 99 comma 4 cod. pen.

    Norma invocata in relazione agli aumenti per recidiva/particolari circostanze utilizzata nel calcolo della pena base e degli aumenti

  • art. 63 comma 4 cod. pen.

    Richiamato nella discussione circa la cumulabilità delle aggravanti ad effetto speciale; posto a fondamento dell'eccezione di illegittima applicazione simultanea di aggravanti con effetto speciale

  • art. 628 comma 3 cod. pen.

    Citato nella discussione sulle aggravanti relative alla rapina (richiami normativi agli articoli applicabili al fatto contestato)

  • legge n. 36/2019

    Rilevata nella disputa sulla determinazione del minimo edittale: i ricorrenti sostenevano che la Corte d'appello avrebbe applicato un minimo (5 anni) introdotto dalla legge posteriore al fatto; la Cassazione ha dato rilievo al principio di non applicazione della norma più grave sopravvenuta

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede che il ricorrente il cui ricorso è dichiarato inammissibile sia condannato al pagamento delle spese e, se ravvisata colpa, a una somma alla Cassa delle ammende; applicata nei confronti di Aribi Abdelaziz

Massime di principio

  • Il principio del divieto di reformatio in peius impedisce alla Corte d'appello o al giudice superiore di aggravare la posizione dell'imputato rispetto alla sentenza di primo grado in assenza di impugnazione da parte del pubblico ministero; errori nel calcolo del minimo edittale possono dare luogo a correzione in Cassazione
  • La determinazione della pena deve essere compiuta sulla base della legge vigente al momento della commissione del reato: l'applicazione di norme sopravvenute più sfavorevoli per l'imputato è vietata
  • Quando l'errore di calcolo della pena è evidente e la ricostruzione dei fatti è sufficiente, la Cassazione può annullare senza rinvio e rideterminare la pena ai sensi dell'art. 620 c.p.p., evitando un nuovo giudizio di merito
  • La valutazione delle attenuanti generiche (art. 62-bis) è essenzialmente un giudizio di fatto: dichiarazioni generiche circa un 'mutato stile di vita' senza elementi concreti e specifici sono spesso insufficienti a ottenere la loro applicazione in sede di legittimità
  • Le impugnazioni devono porre con precisione i profili di illegittimità (es.: indicare esattamente il minimo edittale corretto, calcoli numerici degli aumenti, e prove concrete del cambiamento personale) per evitare l'inammissibilità o il rigetto
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare condanne alle spese e ammende a favore della Cassa delle ammende; occorre valutare attentamente la fondatezza prima di proporre ricorso in Cassazione

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