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Cassazione Penale, Ordinanza n. 00038/2026 del 02/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte ha rilevato che la sequenza degli atti rendeva fondata la doglianza di incompatibilità tra l'ordine di imputazione coatta e l'avvenuta avocazione delle indagini, ma ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il GIP aveva già revocato l'ordinanza del 27 maggio 2025 e il fascicolo era stato trasmesso alla Procura Generale, così realizzando in concreto il risultato perseguito con l'impugnazione.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (indagato)

La controversia

Nel procedimento instaurato nei confronti di un indagato per resistenza/violenza o minaccia a pubblico ufficiale e oltraggio o resistenza a pubblico ufficiale, il pubblico ministero aveva chiesto l'archiviazione. Il GIP, non condividendo la richiesta, aveva fissato udienza ex art. 409, comma 3, c.p.p.; nel frattempo il Procuratore Generale aveva avocato le indagini con decreto motivato e aveva poi esercitato l'azione penale con decreto di citazione a giudizio. Nonostante ciò, il GIP aveva emesso ordinanza di imputazione coatta nei confronti della Procura di Reggio Emilia e, successivamente, aveva rigettato la richiesta di revoca, confermando implicitamente il proprio precedente provvedimento. Il ricorrente ha dedotto l'abnormità di entrambi i provvedimenti, sostenendo che, una volta intervenuta l'avocazione e l'esercizio dell'azione penale da parte del Procuratore Generale, il GIP non poteva ordinare l'imputazione coatta al PM originario, ormai privo di potere nel procedimento avocato, né poteva disporre la restituzione degli atti a quell'ufficio; inoltre, avrebbe dovuto rivolgersi semmai al Procuratore Generale. Il ricorrente ha anche evidenziato la duplicazione incompatibile di atti di esercizio dell'azione penale sul medesimo fatto.

Norme richiamate

  • art. 409, comma 3, c.p.p.

    la fissazione dell'udienza camerale nel procedimento di archiviazione è stata posta in relazione alla richiesta del GIP di non condividere l'archiviazione, ma l'intervento successivo di avocazione ha inciso sulla prosecuzione del subprocedimento.

  • artt. 336-337 c.p.

    sono i reati per i quali l'indagato risultava sottoposto a procedimento; il testo non consente ulteriori specificazioni sulla concreta imputazione.

Massime di principio

  • Quando interviene un decreto di avocazione delle indagini, il potere di impulso processuale si sposta sul Procuratore Generale e gli atti consequenziali devono essere coerenti con tale mutamento di titolarità, non potendo l'ordinanza del GIP rivolgersi all'ufficio del PM ormai privo di competenza sul procedimento avocato.
  • L'ordine di formulare l'imputazione coatta presuppone la perdurante attualità del procedimento nella sfera del pubblico ministero destinatario dell'ordine; se tale ufficio ha perso la titolarità per avocazione, il provvedimento che gli impone l'adempimento è incompatibile con l'assetto processuale risultante dagli atti.
  • L'impugnazione è inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nelle more del giudizio di legittimità, l'atto impugnato viene revocato e il risultato pratico perseguito dal ricorrente è già stato conseguito mediante successivi provvedimenti.
  • La presenza di più atti di esercizio dell'azione penale sul medesimo fatto impone di verificare quale ufficio ne abbia validamente la titolarità al momento dell'atto, essendo incompatibile la coesistenza di atti provenienti da soggetti processualmente non più competenti.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniCompetenza
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

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