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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32307/2022 del 02/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte di Appello di Napoli con due motivi: 1) violazione dell'art. 129 c.p.p. per presunto travisamento della prova relativamente al reato associativo e ai reati "fine" (sosteneva che gli elementi a suo carico - interessamento per il dissequestro dell'impianto e conversazioni telefoniche con il commercialista - erano insignificanti e giustificati dalla sua partecipazione sociale in Euro Gas; inoltre i testi avrebbero riferito solo attività lecite di imbottigliamento e distribuzione); 2) vizio di motivazione in ordine alla confisca contestata, denunciando l'assenza dei presupposti di legge e la mancata valutazione della natura e della strumentalità dei singoli beni confiscati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende. La Corte ha ritenuto che la Corte di Appello avesse adeguatamente accertato l'esistenza di una struttura operativa finalizzata alla commercializzazione di GPL sottratto al pagamento delle accise (evidenziando quantità di GPL ben superiori alle capacità dichiarate, bombole prive di collaudo, parcheggio di autocarri per il trasporto illecito, organizzazione per carico e distribuzione). Quanto al primo motivo, la Corte ha osservato che per prevalere la causa di proscioglimento sulla prescrizione occorre che tale causa risulti d'immediata evidenza senza rivalutazione della prova; la richiesta di riconsiderare le prove escatologicamente esula dall'ambito applicativo dell'art. 129, comma 2, c.p.p. Quanto al secondo motivo, la Corte ha confermato la confisca ai sensi dell'art. 44 d.lgs. n. 504/1995 e dell'art. 301 d.P.R. n. 43/1973: trattandosi di confisca obbligatoria per reati relativi alle accise, i beni (quote sociali e beni aziendali) sono stati ritenuti strumentali e confiscabili; inoltre, una volta individuati i beni oggetto di confisca, spetta all'interessato fornire prova rigorosa per sottrarli al provvedimento, prova che il ricorrente non ha fornito.

Norme richiamate

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Limita il sindacato di Cassazione: per ritenere prevalente una causa di proscioglimento sulla prescrizione la circostanza deve risultare d'immediata evidenza; non è consentita la rivalutazione della prova in sede di legittimità.

  • art. 44 d.lgs. n. 504 del 1995

    Prevede la confisca obbligatoria per i reati di sottrazione all'accertamento o al pagamento dell'accisa sui prodotti energetici; i beni che servirono o furono destinati a commettere il reato, nonché il prodotto/profitto e i mezzi di trasporto, sono confiscabili.

  • art. 301 d.P.R. n. 43 del 1973

    Richiamato dall'art. 44 del d.lgs. 504/1995 per ribadire l'obbligatorietà della confisca dei beni strumentali o profitto del reato relativo alle accise.

  • art. 578-bis cod. proc. pen.

    Richiamato in punto di principio: la confisca può essere ordinata anche quando il reato è estinto per prescrizione, se nei fatti è stato effettuato un accertamento incidentale della sussistenza del reato e della sua attribuzione all'imputato.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede l'onere delle spese processuali a carico del ricorrente in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

  • sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in riferimento ai criteri per la condanna al versamento in favore della Cassa delle Ammende; la Corte ha valutato l'assenza di colpa grave nella determinazione della causa di inammissibilità e ha stabilito l'importo equitativo.

Massime di principio

  • In tema di prescrizione, per far prevalere una causa di proscioglimento sulla prescrizione ai sensi dell'art. 129 c.p.p. è necessaria un'evidenza immediata e documentale: non è ammessa la richiesta di rivalutazione delle prove in sede di legittimità.
  • La confisca obbligatoria prevista per reati in materia di accise (art. 44 d.lgs. 504/1995 e art. 301 d.P.R. 43/1973) può essere disposta anche se i reati sono estinti per prescrizione, quando sia stato effettuato un accertamento incidentale della sussistenza del reato e della sua attribuzione all'imputato.
  • Una volta che il giudice individua i beni oggetto di confisca in relazione al reato accertato, grava sull'interessato l'onere di provare in modo rigoroso perché quei beni non debbano essere assoggettati alla misura ablativa; la mera allegazione di un uso lecito non è sufficiente.
  • La valutazione in sede di merito circa l'esistenza di una struttura operativa organizzata e la capacità effettiva degli impianti (quantitativi di prodotto, mezzi e persone predisposti) può giustificare la qualificazione associativa e l'applicazione di misure ablative anche se esiste una formale autorizzazione amministrativa per l'attività.
  • In Cassazione non possono essere riallestite valutazioni probatorie già compiute in fatto dai giudici di merito quando la censura richieda una nuova valutazione degli elementi probatori.
  • Nei procedimenti in cui sia rilevata la prescrizione, è comunque necessario che il giudice di merito motivi l'accertamento incidentale dei reati e l'attribuzione degli stessi all'imputato per legittimare misure come la confisca.

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