Cassazione Civile, Sentenza n. 27634/2025 del 16/10/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente ha lavorato per il Comune di Bari dal 1998 al 2013 con plurimi contratti a tempo determinato e sostiene di aver continuato a svolgere le stesse prestazioni anche negli intervalli tra i contratti. Ha chiesto la conversione dei rapporti a tempo indeterminato e il pagamento delle retribuzioni per i periodi non corrisposti, ovvero, in via subordinata, il risarcimento del danno ex art. 36 d.lgs. n. 165/2001, denunciando l'illegittimità della reiterazione dei contratti (assenza di temporaneità, mancata motivazione, violazione dei limiti percentuali e delle previsioni di Statuto e Regolamento comunale).
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte d'appello abbia errato nel non verificare se i contratti successivi al primo ricadessero nel comma 1 o 2 dell'art. 110 d.lgs. n. 267/2000, nel non aver controllato il rispetto dei limiti stabiliti da Statuto e Regolamento (e delle soglie di contingentamento) e nel limitarsi a valutare la durata massima del singolo contratto senza esaminare se la concreta utilizzazione dei contratti fosse destinata a soddisfare esigenze stabili dell'amministrazione. La sentenza impugnata è cassata e la causa rinviata alla Corte d'Appello di Bari in diversa composizione per un nuovo esame. Non è stata pronunciata una conversione automatica in rapporto a tempo indeterminato: il rinvio è finalizzato a verificare l'abuso e le eventuali conseguenze risarcitorie o altre tutele applicabili.
Norme richiamate
art. 51 legge n. 142/1990
Lo statuto può prevedere che la copertura dei posti di responsabilità dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato... Il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi... stabilisce i limiti, i criteri e le modalità... Tali contratti sono stipulati in misura complessivamente non superiore al 5 per cento...
Norma storica che consentiva assunzioni dirigenziali a termine nell'ente locale subordinandole a previsioni statutarie e regolamentari e a limiti percentuali; la Cassazione la colloca nel quadro evolutivo della disciplina dell'art. 110 TUEL
art. 110 d.lgs. n. 267/2000 (TUEL)
I contratti di cui ai precedenti commi non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco o del presidente della provincia in carica... Tali contratti sono stipulati in misura complessivamente non superiore al 5 per cento...
Riconosce due differenti tipologie di incarichi dirigenziali a termine (comma 1 per posti di ruolo; comma 2 per incarichi fuori dotazione organica) e subordina la loro legittimità al rispetto di Statuto e Regolamento, ai limiti di contingentamento e alla temporaneità delle esigenze; la violazione di tali limiti può integrare abuso
art. 19 d.lgs. n. 165/2001 (comma 6)
Gli incarichi... possono essere conferiti... entro il limite del 10 per cento della dotazione organica... La durata di tali incarichi... non può eccedere... il termine di tre anni... o di cinque anni...
Disciplina i requisiti, i limiti percentuali e la durata degli incarichi dirigenziali; integra il quadro normativo che vincola l'uso dei contratti a termine nel pubblico impiego e va letto insieme all'art. 110 del TUEL
Prevede tutele risarcitorie per i lavoratori del pubblico impiego privatizzato in caso di abuso dei rapporti a termine; la Cassazione stabilisce che tale tutela va interpretata in conformità ai principi della Corte di Giustizia UE e può dar luogo a un risarcimento calibrato anche secondo criteri di danno presunto
Direttiva 1999/70/CE e Accordo quadro (clausole 4 e 5)
La direttiva si applica anche ai dirigenti pubblici; vieta l'uso reiterato di contratti a termine per esigenze ordinarie e richiede che i rinnovi rispondano a esigenze provvisorie. Le norme nazionali (art. 110 e art. 19) devono essere interpretate in modo coerente con questi principi
legge n. 230/1962
Richiamata come normativa generale sui contratti a termine; la sua applicazione agli enti locali è stata derogata dalle disposizioni successive (art. 51/110) e valutata ratione temporis per i contratti anteriori all'entrata in vigore della direttiva
Normativa nazionale sui contratti a termine richiamata nei motivi di ricorso; rilevanza nella verifica dei limiti e delle garanzie per i contratti a termine, in combinazione con le disposizioni specifiche per i dirigenti
Massime di principio
- Nei rapporti dirigenziali del pubblico impiego i contratti a tempo determinato sono possibili ma solo nelle forme e nei limiti stabiliti dal TUEL (art. 110), dallo Statuto e dal Regolamento dell'ente: il rispetto di tali limiti va verificato concretamente e non può essere dato per scontato.
- La Direttiva 1999/70/CE si applica anche ai dirigenti pubblici: la reiterazione di contratti a termine per soddisfare esigenze ordinarie configura abuso e contrasta con il diritto UE.
- La valutazione della durata non può limitarsi al singolo contratto: il giudice deve esaminare la concreta utilizzazione complessiva dei contratti (anche su posti diversi) per accertare se abbiano supplito a esigenze stabili dell'amministrazione.
- In caso di abuso nella reiterazione dei contratti a termine, la conversione automatica in rapporto a tempo indeterminato può essere preclusa da norme settoriali ratione temporis; tuttavia deve essere assicurata una tutela effettiva, normalmente sotto forma di risarcimento calibrato (art. 36 d.lgs.165/2001 interpretato con i parametri di effettività UE e, se del caso, criteri di danno presunto).
- I giudici devono verificare specificamente se ogni incarico rientri nella fattispecie del comma 1 o del comma 2 dell'art. 110 TUEL (diversa natura e finalità dell'incarico) e controllare il rispetto di Statuto, Regolamento e soglie di contingentamento.
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