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Cassazione Civile, Ordinanza n. 24071/2022 del 03/08/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario fondo)

La controversia

La controversia nasce dalla domanda di accertamento di una servitù di passaggio pedonale e con mezzi meccanici su un tracciato ricondotto a un atto divisionale del 1933. Il tribunale aveva riconosciuto solo un passaggio a piedi di uomini e animali verso un bevaio comune; la corte d'appello, invece, aveva ritenuto provata l'usucapione di una servitù di passo sia pedonale sia carrabile e aveva condannato la proprietaria del fondo asservito a rimuovere una catena. La soccombente ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi: 1) omesso esame di fatti decisivi circa l'identificazione del tracciato, deducendo che il passaggio sarebbe avvenuto su percorsi progressivamente diversi; 2) omesso esame e erronea ricostruzione del rapporto tra la stradella già oggetto di giudicato e la mulattiera dell'atto del 1933; 3) nullità della sentenza e violazione degli artt. 2697 e 1061 c.c. e degli artt. 115, 116 e 118 c.p.c., per asserita insufficienza istruttoria e mancata CTU; 4) violazione dell'art. 1061 c.c. per mancanza di prova dell'apparenza della servitù, requisito necessario per l'usucapione. La resistente ha resistito con controricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i primi due motivi, ritenendo che le doglianze mirassero in realtà a una revisione del merito e che il fatto decisivo relativo al tracciato fosse stato comunque esaminato dalla corte territoriale. Ha rigettato il terzo motivo, affermando che la valutazione delle prove e la scelta di non disporre una consulenza tecnica rientrano nei poteri discrezionali del giudice di merito. Ha invece accolto il quarto motivo, rilevando che, ai fini dell'usucapione della servitù di passaggio, è necessario il requisito dell'apparenza, cioè la presenza di segni visibili di opere permanenti specificamente destinate all'esercizio della servitù, e che la sentenza impugnata aveva omesso di verificare tale profilo. La sentenza d'appello è stata quindi cassata in relazione al motivo accolto con rinvio alla Corte d'appello di Palermo in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    consente il ricorso per cassazione solo per omesso esame di un fatto storico decisivo, non per ottenere una nuova valutazione del materiale istruttorio

  • art. 360 n. 4 c.p.c.

    invocato per nullità della sentenza, ma nel caso concreto la censura è stata respinta perché investiva in realtà valutazioni di merito

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    utilizzato per denunciare la violazione dell'art. 1061 c.c.

  • art. 366, primo comma, n. 6, c.p.c.

    richiede l'indicazione specifica del fatto storico, del dato da cui risulta, del quando e come è stato discusso e della sua decisività

  • art. 369, secondo comma, n. 4, c.p.c.

    impone il deposito degli atti e documenti rilevanti a sostegno del ricorso

  • art. 2697 c.c.

    richiamato come norma sull'onere della prova, ma la doglianza è stata ritenuta infondata nel concreto

  • art. 1061 c.c.

    la servitù apparente può essere acquistata per usucapione; l'apparenza richiede segni visibili di opere permanenti che rendano non equivoca la destinazione al servizio del fondo dominante

  • artt. 115, 116 e 118 c.p.c.

    richiamati per censurare la valutazione delle prove, ma la Corte ha ribadito che essa appartiene al giudice di merito

  • art. 380 bis1 c.p.c.

    richiamato per il deposito di memoria in prossimità dell'udienza

Massime di principio

  • Il vizio di cui all'art. 360 n. 5 c.p.c. sussiste solo se è omesso l'esame di un fatto storico decisivo oggetto di discussione tra le parti; non è configurabile quando la censura mira a una diversa lettura delle prove o a una rivalutazione del merito.
  • Nel giudizio di cassazione non è consentito trasformare la doglianza in una richiesta di revisione del convincimento del giudice di merito sulle risultanze istruttorie, perché l'apprezzamento dell'attendibilità delle prove e la scelta di quelle ritenute decisive spettano al merito.
  • Il giudice di merito non è obbligato a disporre una consulenza tecnica d'ufficio, neppure se richiesta da parte, poiché la CTU rientra nei suoi poteri discrezionali.
  • Ai fini dell'acquisto per usucapione di una servitù di passaggio, la servitù deve essere apparente: non basta l'esistenza di una strada o di un percorso utilizzabile, ma occorrono segni visibili di opere permanenti specificamente destinate all'esercizio del peso sul fondo servente.
  • L'apparenza della servitù attiene ai presupposti di fondatezza dell'azione e può essere rilevata anche d'ufficio, ove non sia coperta da giudicato interno.

Come è indicizzato

MaterieServitùImpugnazioniProve
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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