Cassazione Penale, Sentenza n. 34318/2023 del 03/08/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha rigettato la richiesta di dissequestro di una pen drive con documentazione relativa alla pratica "Tambasco Maria", di un cellulare marca Galaxy A10 con relativa SIM e di un caricabatteria Huawei. Le censure sono quattro: a) contraddittorietà e omessa motivazione in relazione all'incidenza dell'eventuale abusività dei lavori sulla regolarità della pratica di cessione del credito; b) mancata valutazione della legittimità urbanistica del "progetto Tambasco"; c) vizio di motivazione e violazione di legge nella ritenuta configurabilità dell'art. 316‑ter c.p., sostenendo l'assenza di nesso causale tra l'eventuale falso e l'erogazione del credito e l'esistenza di contabilità e SAL corrispondenti alle spese; d) incompetenza territoriale della Procura di Vallo della Lucania, ritenendo che il reato più grave si sarebbe consumato a Milano (sede della società cessionaria Led city S.r.l.) o alternativamente a Roma (sede del MEF). La difesa ha anche prodotto una memoria per segnalare l'annullamento dell'ordinanza di demolizione da parte del TAR Salerno.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato la sussistenza del fumus del delitto e la riconducibilità degli elementi probatori all'indagato, nonché la pertinenza degli oggetti sequestrati rispetto all'ipotesi accusatoria. Il giudice ha ricordato che, in sede di riesame del sequestro probatorio, si verifica l'astratta configurabilità del reato e l'idoneità degli elementi a consentire ulteriori indagini, non il merito dell'accusa, e che non è obbligatorio accertare l'elemento soggettivo. Ha inoltre ritenuto legittimo il sequestro di sistemi informatici e dispositivi di memoria quando rilevanti per le indagini (richiamando giurisprudenza), ha escluso rilevanza invalidante dell'eventuale incompetenza territoriale del P.M. sugli atti di indagine e ha considerato irrilevante ai fini penali la pronuncia del TAR sulla regolarità edilizia. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro tremila a titolo di ammenda.
Norme richiamate
L'articolo è invocato in relazione a comunicazioni di cessione del credito per lavori fittizi "Superbonus"; la Corte ha ritenuto che, allo stato, sussista la configurabilità astratta della fattispecie e la riconducibilità dell'ipotesi all'indagato, sufficiente per legittimare il sequestro probatorio nella fase investigativa.
Richiamato per il principio secondo cui è legittimo il sequestro probatorio di sistemi informatici o dispositivi elettronici quando la loro analisi sia ritenuta rilevante e necessaria per acquisire elementi probatori non altrimenti reperibili.
Cass. Sez. 3, n. 3465 del 03/10/2019 (Pirlo)
«in sede di riesame del sequestro probatorio, il tribunale è chiamato a verificare la sussistenza dell'astratta configurabilità del reato ipotizzato, non già nella prospettiva di un giudizio di merito sulla fondatezza dell'accusa, bensì con riferimento alla idoneità degli elementi, su cui si fonda la notizia di reato, a rendere utile l'espletamento di ulteriori indagini per acquisire prove certe o ulteriori del fatto, non altrimenti acquisibili senza la sottrazione del bene all'indagato o il trasferimento di esso nella disponibilità dell'autorità giudiziaria»
La Corte applica questo principio per confermare che il riesame non è sede di valutazione sul merito, ma di verifica della pertinenza e utilità probatoria degli elementi sequestrati.
Cass. Sez. 3, n. 19886 del 16/04/2014 (Garritano)
Giurisprudenza richiamata per affermare la legittimità del sequestro di dispositivi elettronici (es. iPad) nell'ambito di indagini fiscali, in quanto potenzialmente contenenti documentazione direttamente inerente alla condotta criminosa.
Cass. Sez. 6, n. 9989 del 09/01/2018 (Lillo)
Principio secondo cui l'incompetenza del pubblico ministero non invalida automaticamente gli atti compiuti in fase investigativa: la competenza è criterio organizzativo interno dell'ufficio e non incide sulla validità degli atti verso terzi.
Massime di principio
- In sede di riesame del sequestro probatorio il giudice verifica la configurabilità astratta del reato e la pertinenza degli oggetti sequestrati rispetto all'ipotesi accusatoria; non entra nel merito della fondatezza dell'accusa né verifica pienamente l'elemento soggettivo.
- Il sequestro di dispositivi elettronici e sistemi informatici è legittimo quando sussiste un fondato motivo di ritenere che contengano documentazione utile alle indagini e che tali elementi non siano reperibili senza la sottrazione del bene.
- L'eccezione di incompetenza territoriale del pubblico ministero non inficia, di regola, la validità degli atti compiuti in fase di indagine: tale incompetenza è un criterio interno di organizzazione dell'attività requirente.
- Una pronuncia amministrativa (es. TAR) sulla regolarità edilizia non elimina automaticamente la configurabilità di ipotesi di reato penale connesse a pratiche edilizie o fiscali; i profili amministrativi e penali vanno valutati distintamente.
- Per ottenere il dissequestro in fase di riesame è necessario dimostrare l'insussistenza del fumus, la totale non pertinenza degli oggetti rispetto alle investigazioni, o la sproporzione del provvedimento rispetto alle esigenze probatorie.
- Quando si impugna un provvedimento di sequestro, è utile concentrare le censure su specifici vizi di motivazione e sulla mancata sussistenza degli elementi minimi richiesti per configurare astrattamente il reato, piuttosto che su questioni di merito già riservate al giudizio.
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