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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19739/2021 del 12/07/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (ente locale)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento TARSU 2004 con cui il Comune richiedeva il tributo in relazione ad aree di parcheggio a sosta tariffata ("Zone Blu") gestite dalla società affidataria del servizio. La CTR aveva rigettato l'appello del Comune ritenendo che, nelle aree parcheggio scoperte, la presenza umana fosse solo occasionale e saltuaria e che tali aree, per questo motivo, non fossero idonee a produrre rifiuti e quindi non assoggettabili a TARSU. Il Comune ricorre per cassazione denunciando la violazione e falsa applicazione dell'art. 62 del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, sostenendo che il presupposto del tributo è l'occupazione o detenzione dell'area, a prescindere dal titolo e dall'uso concreto, e che, secondo la giurisprudenza, il concessionario/gestore di parcheggi è tenuto al pagamento della tassa. La società resistente insiste per il rigetto e richiama anche profili relativi alla propria natura di società in house, ritenuti assorbiti dal giudice di merito.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso del Comune. Ha ribadito che, ai fini della TARSU, il presupposto impositivo è dato dal fatto oggettivo dell'occupazione o detenzione di locali e aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, e che le esenzioni per aree non produttive di rifiuti non operano automaticamente ma devono essere specificamente dedotte e provate dal contribuente con elementi obiettivi o idonea documentazione. Ha quindi cassato la sentenza della CTR e ha rinviato alla CTR della Sicilia, in diversa composizione, per nuovo esame della controversia e per la regolazione delle spese, anche di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 62 D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507

    Il tributo è dovuto per l'occupazione o detenzione di locali e aree scoperte a qualsiasi uso adibiti; le esclusioni per aree non producibili di rifiuti non sono automatiche e richiedono prova specifica da parte del contribuente.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    È il vizio denunciato dal ricorrente per violazione e falsa applicazione di legge.

  • art. 1371 c.c.

    Richiamato per l'interpretazione della convenzione in assenza di una espressa previsione sul pagamento dell'imposta, secondo l'equo contemperamento degli interessi delle parti.

  • art. 1369 c.c.

    Richiamato per affermare che, in un contratto di concessione di area demaniale, è più conforme alla natura e all'oggetto del rapporto la regolamentazione del canone piuttosto che la disciplina di ulteriori imposte.

Massime di principio

  • Ai fini della TARSU, il presupposto impositivo è integrato dall'occupazione o detenzione dell'area o del locale, indipendentemente dal titolo in base al quale l'utilizzo avviene.
  • L'esenzione per aree che non possono produrre rifiuti non discende dalla sola destinazione dell'area a un certo uso, ma richiede la prova concreta che quell'uso escluda la produzione di rifiuti.
  • Nel caso di gestione di parcheggi a pagamento su aree affidate dal Comune, la soggezione alla TARSU è in linea di principio configurabile, perché tali aree sono normalmente idonee a produrre rifiuti per l'afflusso di utenti.
  • La clausola o convenzione che regola il rapporto concessorio deve essere interpretata, in mancanza di espressa previsione, in modo coerente con l'assetto complessivo degli interessi, ma tale lettura non può elidere il presupposto legale del tributo.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioTransazione
RamiTributiContratti
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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