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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10395/2023 del 18/04/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (datore di lavoro)

La controversia

La controversia nasce da un giudizio sul contratto di lavoro a termine intercorso tra una società e una lavoratrice per il periodo 2/5/2011-5/6/2011. La Corte d'appello, in riforma del tribunale, aveva dichiarato la nullità parziale del termine, accertato un rapporto subordinato a tempo indeterminato dal 2/5/2011, ordinato il ripristino del rapporto e condannato la società al pagamento di un'indennità onnicomprensiva pari a quattro mensilità. La società ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: con il primo ha denunciato nullità della sentenza d'appello per violazione degli artt. 132, comma 2, n. 4, c.p.c. e 118 disp. att. c.p.c., sostenendo che la motivazione avrebbe integralmente riprodotto, anche nel fatto e diritto, parti di un'altra sentenza emessa tra parti diverse; con il secondo ha dedotto omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360, n. 5, c.p.c., lamentando che la Corte territoriale non avesse considerato la specifica circostanza, già dedotta in primo grado, che tra le parti non sarebbe mai stato stipulato il contratto a termine indicato in sentenza e che il rapporto si sarebbe concluso prima, per cui la sentenza avrebbe erroneamente riferito la fattispecie a un'altra lavoratrice.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo, ritenendo che la motivazione per relationem non fosse di per sé nulla ove consenta di comprendere la fattispecie concreta e l'iter logico-giuridico seguito. Ha invece accolto il secondo motivo, affermando che la Corte d'appello aveva omesso l'esame di un fatto storico decisivo, ossia la dedotta mancata stipulazione tra le parti del contratto a termine oggetto di causa. Poiché tale circostanza, se esaminata, avrebbe potuto condurre a un esito diverso della lite, la sentenza impugnata è stata cassata in relazione al motivo accolto e la causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Napoli in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 360, n. 4, c.p.c.

    è invocato per denunciare la nullità della sentenza per violazione delle norme processuali sulla motivazione.

  • art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.

    richiede la motivazione della sentenza; la Corte precisa che la motivazione può essere assolta anche per relationem se il ragionamento è intelligibile.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    consente la motivazione per relationem a precedenti giurisprudenziali o ad altra decisione, purché sia comprensibile il percorso logico-giuridico.

  • art. 360, n. 5, c.p.c.

    dopo la riformulazione del 2012, consente di denunciare solo l'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, decisivo e discusso tra le parti, non di questioni o argomentazioni.

  • art. 54 d.l. n. 83 del 2012

    ha riformulato il vizio di motivazione ex art. 360, n. 5, c.p.c. restringendolo all'omesso esame di un fatto decisivo.

  • L. n. 134 del 2012

    legge di conversione del d.l. n. 83 del 2012, richiamata per la nuova formulazione del vizio ex art. 360, n. 5, c.p.c.

Massime di principio

  • La motivazione per relationem non determina nullità della sentenza quando, pur richiamando altra decisione o precedenti, renda comunque intellegibile la fattispecie concreta, l'autonomia del percorso decisionale e la riconducibilità dei fatti al principio di diritto applicato.
  • Nel vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c., come riformulato nel 2012, il controllo di legittimità riguarda solo l'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, che sia stato oggetto di discussione tra le parti e sia decisivo; non è ammissibile trasformarlo in censura sulla sufficienza o correttezza della motivazione.
  • Un fatto è decisivo quando, se esaminato, avrebbe con certezza potuto condurre a una decisione diversa; la sua omissione è rilevante se priva la ratio decidendi della base fattuale su cui poggia.
  • Quando l'accertamento impugnato presuppone l'esistenza di un contratto di lavoro a termine, la dedotta mancata stipulazione di quel contratto costituisce fatto storico potenzialmente assorbente, perché la sua verifica incide sulla stessa esistenza del rapporto controverso e sulle conseguenze ripristinatorie e risarcitorie.
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Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiNullitàOnere della prova

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