Cassazione Penale, Sentenza n. 31737/2023 del 20/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte d'appello di Napoli del 05/09/2022 deducendo un'erronea applicazione della legge penale: in particolare hanno censurato la determinazione della pena pecuniaria in relazione al capo ritenuto piu grave (capo 12, furto pluriaggravato, art. 624-bis c.p.), sostenendo che la Corte di appello avrebbe applicato una multa base pari a euro 2.000, quando - secondo i ricorrenti - il massimo edittale utilizzabile sarebbe stato euro 1.500, rendendo così la pena pecuniaria illegale. Inoltre va rilevato che uno dei ricorrenti (Anna De Simone) non risultava condannata per il capo 12, cosicché la censura relativa non poteva riguardarne la posizione.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Quanto all'istanza di Anna De Simone, è stata ritenuta manifestamente infondata perché la stessa non era stata condannata per il delitto indicato nel motivo (capo 12). Per gli altri ricorsi la Corte ha ritenuto le censure manifestamente infondate: ha osservato che, alla data del fatto (23/12/2019), il terzo comma dell'art. 624-bis c.p. prevedeva per il delitto aggravato la multa da euro 1.000 a euro 2.500, per cui la multa di euro 2.000 era dentro il massimo edittale e poteva essere poi diminuita in ragione delle circostanze attenuanti applicate; la Corte ha inoltre rilevato che, sebbene la Corte di appello abbia ritenuto le circostanze attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti in violazione del quarto comma dell'art. 624-bis, si trattava di una valutazione favorevole alle imputate e quindi non sindacabile in assenza di impugnazione da parte del Pubblico Ministero. Conseguentemente i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili e le ricorrenti condannate al pagamento delle spese processuali e al versamento, in favore della Cassa delle ammende, della somma di Euro 4.000,00.
Norme richiamate
art. 624-bis cod. pen. (furto pluriaggravato)
alla data del fatto (23/12/2019) il terzo comma prevedeva la multa da euro 1.000 a euro 2.500; il quarto comma disponeva che le circostanze attenuanti diverse da quelle previste dagli artt. 98 e 625-bis, concorrenti con una o piu' delle circostanze aggravanti di cui all'art. 625, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti e le diminuzioni si operano sulla quantita' risultante dall'aumento conseguente alle aggravanti
La Corte ha ritenuto che la multa di euro 2.000 rientri nel massimo edittale allora vigente (1.000-2.500) e che la diminuzione per le attenuanti poteva essere applicata rispetto a tale massimo; inoltre ha osservato che l'erronea qualificazione delle attenuanti come equivalenti alle aggravanti era favorevole alle imputate e non poteva essere impugnata dai difensori in assenza di ricorso del PM
art. 625 cod. pen. (circostanze aggravanti)
Richiamato come riferimento normativo per le aggravanti con cui il reato di cui all'art. 624-bis poteva concorrere e ai fini della disciplina di cui al quarto comma dell'art. 624-bis
art. 98 cod. pen. e art. 625-bis cod. pen. (circostanze attenuanti speciali)
Richiamati nel contesto del divieto di equiparare alcune attenuanti alle aggravanti secondo il quarto comma dell'art. 624-bis
art. 599-bis cod. proc. pen. (accordo e patteggiamento in appello)
Richiamato in relazione alla concordanza tra le imputate e il Pubblico Ministero per l'applicazione delle pene in sede di appello (procedura di cui alla sentenza impugnata)
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen. (limiti della cassazione)
Norma processusale che delimita l'ambito dei motivi di cassazione e che è stata richiamata come limite dell'impugnazione
art. 23, comma 8, D.L. 28/10/2020, n.137 (richiesta di discussione orale)
Norma richiamata per la richiesta di discussione orale formulata dal difensore delle ricorrenti
art. 5-duodecies, D.L. 31/10/2022, n.162 (proroga disposizioni processuali)
Richiamata in relazione alla proroga delle disposizioni che consentono la richiesta di discussione orale
Sez. U., n. 877 del 14/07/2022 (giurisprudenza Sacchettino, Rv. 283886)
Giurisprudenza citata per affermare il principio secondo cui errori di calcolo della pena che risultano favorevoli all'imputato non integrano di per sé una pena illegale sindacabile in cassazione, in assenza di impugnazione da parte del PM
Massime di principio
- Una censura sulla presunta illegittimità di una multa deve essere verificata alla luce della disciplina vigente alla data del fatto: occorre controllare l'esatto intervallo edittale applicabile al momento del reato
- Se il ricorrente non è stato condannato per il capo oggetto della censura, la relativa deduzione è irrilevante e il ricorso può essere dichiarato manifestamente infondato
- Valutazioni favorevoli all'imputato (es. diminuzioni di pena o qualificazioni che alleggeriscono la posizione) non sono sindacabili dalla difesa in cassazione se non vi è impugnazione del Pubblico Ministero
- Il quarto comma dell'art. 624-bis vieta di equiparare certe attenuanti alle aggravanti; tuttavia l'eventuale violazione di tale divieto che risulta comunque favorevole all'imputato non costituisce motivo utile a cassare la sentenza
- In caso di patteggiamento o accordo sul terzo grado (art. 599-bis c.p.p.), le parti concordano la determinazione della pena e le censure sulla misura devono considerare i limiti di impugnabilità tipici di tali procedure
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