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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26741/2025 del 22/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo che aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Palermo per un furto aggravato. Con il primo motivo ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sull'affermazione di responsabilità, sostenendo che i giudici di merito avessero male valutato il compendio probatorio e chiedendo, in sostanza, una diversa lettura delle risultanze processuali. Con il secondo motivo ha lamentato violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata dichiarazione di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche, censurando il trattamento sanzionatorio applicato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché diretto a ottenere una rivalutazione del merito e una lettura alternativa delle prove, attività preclusa in sede di legittimità, ribadendo che il controllo della Cassazione si limita a verificare la plausibilità e la coerenza logica della motivazione. Ha ritenuto il secondo motivo non consentito in cassazione e comunque manifestamente infondato, osservando che la graduazione della pena e la valutazione delle circostanze attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché sorretta da adeguata motivazione, come ritenuto avvenuto nel caso concreto. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    norma incriminatrice del furto, richiamata quale base del titolo di reato contestato e confermato nei gradi di merito.

  • art. 625, primo comma, nn. 2 e 7, c.p.

    aggravanti speciali del furto, richiamate per qualificare il fatto come furto aggravato.

  • art. 132 c.p.

    richiamato come parametro della discrezionalità del giudice nella determinazione della pena.

  • art. 133 c.p.

    richiamato come criterio per la commisurazione della pena e la valutazione degli elementi rilevanti.

  • art. 616, comma 1, c.p.p.

    norma applicata per la condanna del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso, con pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito trasformare il vizio di motivazione in una richiesta di rivalutazione del merito o di lettura alternativa delle prove: la Corte di cassazione verifica solo che la motivazione sia logicamente coerente e compatibile con i limiti della plausibile opinabilità.
  • La censura sulla responsabilità è inammissibile quando si risolve in un mero dissenso sulla ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito e sulla valutazione delle emergenze processuali.
  • La determinazione della pena e la valutazione del bilanciamento o della prevalenza delle circostanze attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, che deve però darne conto con motivazione adeguata e aderente ai criteri di cui agli artt. 132 e 133 c.p.
  • Quando il ricorso è dichiarato inammissibile, segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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