Cassazione Penale, Sentenza n. 950/2023 del 13/01/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso in Cassazione avverso l'ordinanza che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare dal 10/10/2017 al 25/10/2017 per rapine; Nascioli era stato successivamente assolto per mancanza di riscontri individualizzanti rispetto alla chiamata in correità di Battaglia Emanuele. Il ricorrente contestava che contatti con Battaglia e frammentarie dichiarazioni intercettate non potessero costituire profili di colpa tali da escludere l'indennizzo e denunciava una errata valutazione di fatti anteriori senza considerare il comportamento successivo alla misura cautelare.
La decisione
La Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che la Corte territoriale ha logicamente motivato la sussistenza di colpa grave ostativa alla riparazione sulla base di: A) assidua frequentazione del Battaglia (reo confesso e chiamante in correità) in orari compatibili con le rapine, emersa da servizi di appostamento; B) contenuto di una conversazione intercettata del 9/7/2017 in cui Nascioli parlava espressamente del proprio coinvolgimento. La Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia fornito spiegazioni o documentazione (es. trascrizione) per confutare tali elementi. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali.
Norme richiamate
L'indennizzo per ingiusta detenzione è precluso se l'interessato ha dato causa, per dolo o per colpa grave, all'instaurazione o al mantenimento della custodia cautelare; il giudice deve accertare d'ufficio l'assenza di tale causa.
Definisce la nozione di colpa; la colpa grave (per negligenza macroscopica, imprudenza, inosservanza di regole) può costituire motivo ostativo all'indennizzo se ha reso prevedibile l'intervento dell'autorità giudiziaria.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e sezioni)
Sez. U, n. 51779 del 28/11/2013; Sez. U, n. 43 del 13/12/1995; Sez. U, n. 32383 del 27/05/2010; Sez. 4, n. 850 del 28/09/2021; Sez. 4, n. 33830 del 23/04/2015; Sez. 4, n. 21575 del 29/01/2014; altre come citate nella sentenza
La giurisprudenza chiarisce che: il dolo o la colpa grave che concorrono a causare la custodia cautelare escludono l'indennizzo; la valutazione della condotta rileva anche anteriormente e successivamente alla misura e il comportamento che crea allarme sociale può integrare dolo; le frequentazioni con soggetti dediti a reati e le ammissioni extraprocessuali possono integrare profili di colpa grave se concausali rispetto alla misura cautelare.
Massime di principio
- La domanda di riparazione per ingiusta detenzione è preclusa se emerge che l'indagato, con dolo o colpa grave, ha concorso a far adottare o mantenere la misura cautelare; il giudice di merito valuta questi profili e la Cassazione verifica la correttezza del procedimento logico-giuridico.
- Frequentazioni con soggetti criminalmente coinvolti e contatti in orari/luoghi compatibili con la commissione dei reati possono costituire indice di colpa grave se risultano almeno concausali rispetto all'adozione della custodia cautelare.
- Ammissioni extraprocessuali, intercettazioni o altri elementi che lascino intendere un coinvolgimento possono avere rilevanza decisiva; il ricorrente deve fornire chiarimenti tempestivi e documentati (es. trascrizioni) per confutare il significato attribuito a tali elementi.
- Il giudice deve valutare la condotta sia anteriormente sia successivamente alla conoscenza della pendenza del procedimento; comportamenti successivi rilevanti possono aggravare il giudizio di colpa.
- In sede di Cassazione è essenziale che il ricorso sia autosufficiente e contenga un confronto specifico con i motivi e le prove indicate dal giudice di merito; contestazioni generiche senza prova documentale sono inidonee.
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