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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4380/2022 del 08/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per diffamazione (art. 595, comma 3 c.p.), denunciando vizi di motivazione: mancata verifica sull'effettiva utilizzazione della pagina Facebook da parte dell'imputato, assenza di accertamenti sull'indirizzo IP dell'utenza telefonica eccessiva fiducia nella mancata denuncia per uso fraudolento del profilo; inoltre lamentava che la Corte non aveva valutato una precedente sentenza di assoluzione del Tribunale di Torre Annunziata depositata in merito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per estinzione del reato: le parti civili, tramite procuratori speciali, hanno rimesso la querela e l'accettazione è risultata formale e conforme all'art. 340 c.p.p., determinando l'estinzione del reato ai sensi dell'art. 152 c.p. Il giudice di legittimità ha quindi dichiarato l'estinzione e annullato la condanna; ha altresì disposto che le spese del presente grado di giudizio siano a carico del querelato ai sensi dell'art. 340, comma 4 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 595 cod. pen., comma 3

    Norma che disciplina il reato di diffamazione aggravata, titolo del reato contestato all'imputato; è il capo di imputazione originario rispetto al quale è stata pronunciata la condanna poi annullata per estinzione

  • art. 340 cod. proc. pen.

    Regola la remissione della querela e la sua accettazione tramite procuratore: la Corte ha verificato la regolarità formale dell'atto di remissione e dell'accettazione, ritenendoli idonei a determinare l'estinzione del reato

  • art. 340, comma 4, cod. proc. pen.

    Prevede che, salvo diversa pattuizione, le spese del grado vadano a carico del querelato; la Corte ha applicato questa disposizione per le spese del presente grado di giudizio

  • art. 152 cod. pen.

    Indica le cause di estinzione del reato: la remissione della querela è stata ritenuta causa di estinzione e quindi il reato è stato dichiarato estinto

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente in punto di vizio di motivazione (sull'onere e forma della prova), ma non è risultata decisiva ai fini della decisione sulla estinzione del reato

  • art. 238-bis cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente (probabilmente in relazione a questioni di acquisizione di dati telematici), ma non è intervenuto come fundamento della decisione, che si è basata sull'estinzione per remissione della querela

Massime di principio

  • La remissione della querela, se formalmente corretta e accettata, estingue il reato perseguibile a querela e il giudice di legittimità può rilevarne gli effetti anche d'ufficio, con annullamento della sentenza senza rinvio
  • Perché la remissione produca effetto estintivo è necessario rispettare le formalità previste dall'art. 340 c.p.p.; l'accettazione tramite procuratore speciale, se regolare, è sufficiente
  • L'estinzione del reato non impedisce di regolare le spese processuali: salvo diverso accordo, le spese del grado sono a carico del querelato (art. 340, comma 4 c.p.p.)
  • Questioni probatorie su dati telematici (uso di pagine Facebook, identificazione tramite IP) richiedono specifici accertamenti tecnici e motivazione puntuale; la loro mancata valutazione può costituire motivo di censura ma può risultare superata dall'intervenuta remissione della querela
  • Una sentenza favorevole in altro procedimento può essere utile alla difesa ma non impedisce automaticamente gli effetti della remissione della querela; il giudice valuta le cause di estinzione indipendentemente dall'esistenza di valutazioni di responsabilità in altri giudizi

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