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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4325/2022 del 08/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in cassazione dell'ordinanza della Corte d'Appello di Reggio Calabria che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione formulata dopo l'assoluzione dall'accusa di coltivazione di canapa indiana (art. 73 d.P.R. 9-10-1990, n. 309). Il ricorrente contestava che la Corte d'appello non avesse valutato correttamente la sentenza di assoluzione per furto di energia elettrica, la congruenza delle versioni degli imputati e le immagini video (che mostrerebbero una temporanea scomparsa dalle riprese di pochi secondi non idonea a provare l'ingresso in serra), e invocava la giurisprudenza CEDU per sostenere il diritto alla riparazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione della Corte d'appello puntuale, coerente e priva di vizi logico-giuridici. Ha confermato che, sulla base degli elementi di fatto valutati in sede di merito (accesso alla serra durante un servizio di polizia giudiziaria, allaccio abusivo al contatore Enel presso l'abitazione del ricorrente, la sua irreperibilità dopo l'arresto della moglie, la presenza di un impianto di videosorveglianza), era legittimo ritenere l'esistenza di condotte di macroscopica negligenza idonee a creare l'apparenza di partecipazione all'attività illecita. Tale colpa grave ha escluso il diritto alla riparazione ai sensi dell'art. 314 c.p.p. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e alla rifusione delle spese in favore del Ministero per euro 1.000.

Norme richiamate

  • art. 73 d.P.R. 9-10-1990, n. 309

    art. 73 d.P.R. 9-10-1990, n. 309

    Norma sostanziale relativa al reato contestato (coltivazione di stupefacenti). La Corte osserva che l'assoluzione penale non impedisce di valutare, ai fini della riparazione per ingiusta detenzione, la sussistenza di colpa grave a carico del detenuto.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte ha ritenuto applicabile il requisito ostativo della 'colpa grave' quando la condotta del detenuto, per evidente negligenza o imprudenza, ha creato l'apparenza di partecipazione all'attività illecita che ha determinato la detenzione.

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Limita il sindacato della Corte di Cassazione alla verifica della logicità e coerenza della motivazione delle decisioni di merito; la Corte ha applicato tale principio per rifiutare una riconsiderazione autonoma delle risultanze di fatto.

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (giurisprudenza CEDU)

    Richiamata dal ricorrente quale principio che tutela chi subisce detenzione illegittima; la Corte ha riconosciuto il principio generale ma ha ritenuto che, nel caso concreto, la motivazione di merito non fosse incompatibile con gli obblighi derivanti dalla CEDU.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (precedenti citati)

    richiamate pronunce su colpa grave e controllo di legittimità (es. Sez. U. n. 34559/2002; Sez. U. n. 32383/2010)

    Conferma il consolidato orientamento secondo cui "colpa grave" sussiste quando la condotta del soggetto, per macroscopica negligenza o imprudenza, crea una prevedibile ragione d'intervento dell'autorità giudiziaria; la Corte ha ritenuto applicabili tali criteri al caso in esame.

Massime di principio

  • La Cassazione valuta la logicità e la coerenza della motivazione di merito, ma non rivede i fatti né sostituisce la propria valutazione probatoria a quella dei giudici di merito.
  • L'assoluzione penale non garantisce automaticamente il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione: la riparazione è esclusa se la detenzione è conseguenza di 'colpa grave' imputabile al detenuto.
  • La 'colpa grave' può essere riconosciuta quando la condotta del soggetto, per macroscopica negligenza o imprudenza (es. allaccio abusivo, videosorveglianza ingiustificata, irreperibilità dopo arresti), ha creato l'apparenza di partecipazione a un'attività illecita e quindi ha favorito l'adozione di misure custodiali.
  • Per contestare con successo in Cassazione il rigetto della riparazione occorre dimostrare vizi logico-giuridici, contraddizioni o insufficienze nella motivazione di merito, non limitarsi a proporre una diversa interpretazione dei fatti.
  • I richiami alla CEDU possono essere utili, ma è necessario dimostrare che la detenzione non si fondava su alcuna base ragionevole; prove indirette che giustificano il sospetto possono comunque escludere la riparazione.

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