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Cassazione Penale, Ordinanza n. 22763/2025 del 17/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Le imputate hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per detenzione di cocaina finalizzata allo spaccio. Hanno dedotto, da un lato, mancanza di motivazione sul diniego dell'ipotesi di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990; dall'altro, violazione di legge in relazione alla confisca della somma di euro 545,00. La Corte di cassazione ha ritenuto i motivi manifestamente infondati perché riproponevano questioni già esaminate e disattese in appello con motivazione congrua e coerente, conforme ai principi di legittimità sulla valutazione complessiva della lieve entità e sulla rilevanza, non solo del peso, ma del numero di dosi ricavabili e dell'offensività concreta della condotta.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha rilevato che la sentenza impugnata aveva motivato adeguatamente il diniego della lieve entità, valorizzando sia il dato quantitativo sia la concreta potenzialità offensiva della detenzione di cocaina, dalla quale erano ricavabili 493 dosi destinate allo spaccio nella cittadina di Molfetta. Ha inoltre ritenuto corretta la confisca della somma di euro 545,00, motivata secondo i criteri dell'art. 85-bis d.P.R. 309/1990. Conseguentemente ha condannato le ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria di euro 3.000 ciascuna in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 1, d.P.R. 309/1990

    disciplina la detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio; il fatto è stato qualificato come riconducibile a tale fattispecie.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    l'ipotesi lieve richiede una valutazione complessiva di tutti gli indici della fattispecie concreta, sia relativi all'azione sia all'oggetto materiale del reato.

  • art. 85-bis d.P.R. 309/1990

    è il parametro richiamato per ritenere legittima la confisca della somma di denaro.

  • art. 616 c.p.p.

    in caso di ricorso inammissibile, comporta la condanna alle spese processuali e alla sanzione pecuniaria, salvo assenza di colpa nella causa di inammissibilità.

  • Corte cost. n. 186 del 13.6.2000

    è richiamata per escludere che, nel caso concreto, vi fosse assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento dell'ipotesi lieve in materia di stupefacenti è necessaria una valutazione complessiva della fattispecie concreta, che consideri congiuntamente modalità dell'azione, mezzi, circostanze, quantità e qualità della sostanza.
  • Nel giudizio sulla lieve entità non rileva solo il peso lordo della sostanza, ma anche il principio attivo, il numero delle dosi ricavabili e la concreta capacità di diffusione della sostanza sul mercato.
  • La detenzione di un quantitativo da cui siano ricavabili centinaia di dosi è incompatibile con la configurazione del c.d. piccolo spaccio, normalmente riferibile a provviste per la vendita in quantità molto modeste.
  • La confisca di somme di denaro nei reati in materia di stupefacenti è legittima quando sia motivata secondo i criteri normativi specifici richiamati dalla disciplina di settore.
  • La riproposizione in cassazione di questioni già esaminate e motivate in appello, senza effettivi vizi logici o giuridici della decisione impugnata, può determinare l'inammissibilità del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioni
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiConfisca

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