Cassazione Penale, Sentenza n. 9246/2022 del 18/03/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Napoli del 29/07/2021, che aveva disposto il dissequestro parziale dell'area portuale ma aveva confermato il sequestro preventivo delle aree indicate come 2, 3 e 4 e dei materiali rinvenuti. Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 325 c.p.p. e dell'art. 183, comma 1, lett. a) del d.lgs. n. 152/2006 nonché mancanza assoluta di motivazione in relazione alle aree e ai materiali sottoposti a sequestro, lamentando che tali beni fossero in realtà mezzi operativi e non rifiuti e che il Tribunale avesse omesso di considerare la relazione tecnica di parte e il verbale ARPAC
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il sindacato in cassazione, ai sensi dell'art. 325 c.p.p., sia limitato a questioni di violazione di legge e non consenta una rivalutazione del materiale probatorio o degli accertamenti di fatto. La Corte ha ritenuto la motivazione dell'ordinanza del Tribunale pienamente sufficiente: l'ARPAC ha fornito una catalogazione analitica dei materiali (traversine di legno, apparecchiature fuori uso con componenti pericolose, imballaggi contaminati, lattine di vernice, materiali ferrosi, pneumatici, batterie, fusti d'olio etc.) e le fotografie e la relazione tecnica di parte confermavano l'accumulo indifferenziato e la difficoltà di riutilizzo. La Corte ha inoltre richiamato i principi sulla differenza fra riesame e revoca del sequestro. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese processuali e al versamento di € 3.000,00 alla Cassa delle ammende
Norme richiamate
Limita il sindacato della Corte di cassazione nei confronti di provvedimenti cautelari reali alle sole questioni di violazione di legge; ammette il ricorso per mancanza assoluta di motivazione o motivazione meramente apparente ma non per una rinnovata valutazione del merito dei fatti
art. 183, comma 1, lett. a) d.lgs. n. 152/2006
Disciplina la nozione di rifiuto e presupposti per il loro trattamento/gestione; invocata dal ricorrente come criterio di qualificazione dei materiali contestati
Riferimento al reato ambientale contestato in origine (gestione illecita di rifiuti), rilevante per la legittimità del sequestro preventivo disposto dal GIP
Prevede l'onere delle spese e la possibile sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso
art. 23, comma 8, d.l. n. 137/2020
Richiamato in relazione alla requisitoria del Pubblico Ministero davanti alla Corte
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali è ammesso solo per violazioni di legge (art. 325 c.p.p.); non è il canale per rinnovare la valutazione delle prove o del merito fattuale
- La mancata tempestiva proposizione del riesame non preclude la possibilità di chiedere la revoca del sequestro; la revoca può essere chiesta anche in assenza di fatti sopravvenuti ove si deduca l'originaria insussistenza dei presupposti
- Per essere ammesso in cassazione, il motivo deve evidenziare una carenza giuridica strutturale (es. assoluta mancanza di motivazione), non una diversa interpretazione dei fatti o delle prove
- Le perizie tecniche e i verbali di ARPAC che catalogano materiali e documentano modalità di deposito (fotografie, rilievi) possono costituire base sufficiente per qualificare materiali come rifiuti e giustificare il sequestro cautelare
- Quando il materiale è depositato indifferenziatamente e risulta difficilmente riutilizzabile, il giudice può legittimamente ritenere la presenza di rifiuti senza che la difesa possa, in cassazione, ottenere una diversa valutazione probatoria
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