Cassazione Civile, Sentenza n. 5989/2024 del 06/03/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Le società ricorrenti impugnano la sentenza di appello che aveva confermato la pronuncia del Commissario per la liquidazione degli usi civici, la quale aveva riconosciuto la natura demaniale e l'assoggettamento ad uso civico dei terreni compresi nel bacino idroelettrico "Montagna Spaccata". ENEL deduceva (1) che l'art. 3 della legge 16 giugno 1927 n. 1766 avrebbe estinto i diritti di uso civico non denunciati entro sei mesi (quindi anche quelli sui terreni in contestazione), (2) che un decreto prefettizio di esproprio del 10.9.1960 avrebbe trasferito i terreni e pertanto estinto gli usi civici senza necessità di sdemanializzazione, e (3) che documenti storici (operazione di quotizzazione/assegnazione del 1814 secondo la legge del Regno di Napoli del 1806) avrebbero trasformato la natura dei suoli in proprietà privata/allodiale. Le parti resistenti hanno chiesto il rigetto, sostenendo la permanenza della natura demaniale e degli usi civici.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. Le Sezioni Unite, in precedenza, hanno stabilito il principio secondo cui un decreto di esproprio non può implicitamente estinguere diritti di uso civico gravanti su beni demaniali senza un formale provvedimento di sdemanializzazione; tale principio è stato richiamato e applicato. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondate o inammissibili le censure riguardanti l'applicabilità dell'art. 3 L.1766/1927 (che si applica ai diritti su terreni privati e non ai beni del demanio di uso civico) e le contestazioni sulla prova documentale dello stato demaniale, confermando la valutazione di merito. Ha inoltre dichiarato l'inammissibilità per carenza di interesse di alcune impugnazioni e rigettato i motivi residui. Le società ricorrenti sono state condannate in solido al pagamento delle spese di giudizio di legittimità, liquidate in € 8.200 oltre oneri di legge.
Norme richiamate
Legge 16 giugno 1927, n. 1766
L'obbligo di denuncia semestrale e la conseguente estinzione dei diritti di uso civico non denunciati si applica ai diritti su terreni privati (usi di "promiscuo godimento"), non ai diritti che gravano su beni del demanio universale o comunale che sono proprietà della stessa collettività degli utenti
Richiamato in relazione alla disciplina degli usi civici/diritti reali; utilizzato come parametro interpretativo nella valutazione delle pretesi situazioni giuridiche soggettive sugli immobili
Regio Decreto 7 aprile 1928, n. 332 (Regolamento)
Norme regolamentari sull'istruttoria/liquidazione degli usi civici e sugli effetti procedurali; richiamate per l'interpretazione del procedimento di accertamento e degli strumenti amministrativi pregressi
Normativa del Regno di Napoli
legge 1.9.1806, art. 9; decreto 8.6.1807, art. 4; decreto 3.12.1808, art. 31; legge 12.12.1986 (del Regno di Napoli?), art. 182
Richiami storici utilizzati dalle parti per sostenere la quotizzazione/assegnazione e la possibile natura allodiale dei fondi; la Corte ha ritenuto che la documentazione prodotta non sovverta la valutazione di merito sulla natura demaniale dei terreni
Decreto prefettizio d'esproprio
decreto del Prefetto de L'Aquila del 10.9.1960
Secondo la giurisprudenza richiamata, un decreto di esproprio non può implicitamente estinguere diritti di uso civico gravanti su beni demaniali: è necessaria la preventiva o concomitante sdemanializzazione mediante formale provvedimento amministrativo; in assenza di ciò il decreto espropriativo è invalido nella parte in cui implichi l'estinzione degli usi civici
Costituzione della Repubblica Italiana
Richiamata per argomentare la differenziazione tra disciplina dei beni pubblici e privati e la legittimità di diverse tutele per i diritti collettivi sugli usi civici
art. 360, primo comma, n. 3
Norma di rito invocata per i motivi di cassazione (vizio di motivazione, violazione di legge), ma la Corte ha rigettato i motivi di diritto perché le censure riguardavano valutazioni di merito o risultavano infondate/inammissibili
Sentenza Sezioni Unite della Corte di Cassazione
Cass. Sez. U, sent. n. 12570/2023
Principio di diritto affermato: i diritti di uso civico gravanti su beni collettivi (demaniali) non possono essere estinti implicitamente da un decreto di esproprio; è necessaria la sdemanializzazione formale per trasferire i diritti sull'indennità espropriativa
Massime di principio
- I diritti di uso civico gravanti su beni del demanio (comunale o universale) non si estinguono automaticamente per effetto di un decreto di esproprio: occorre un formale provvedimento di sdemanializzazione per poterli rimuovere e trasferire eventuali diritti sull'indennità.
- L'art. 3 della legge 16/6/1927 n. 1766 (denuncia semestrale) si applica ai diritti di uso civico su beni privati (usi di promiscuo godimento) e non ai diritti che gravano su demanio pubblico appartenente alla stessa collettività di utenti.
- In sede di cassazione non è consentito riesaminare liberamente la valutazione delle prove compiuta dal giudice di merito: questioni documentali e di fatto sono sindacabili solo nei limiti della motivazione carente o illogica.
- Per rendere efficace un'espropriazione su aree gravate da usi civici, l'Amministrazione deve curare anche gli adempimenti amministrativi (tra cui la sdemanializzazione) e non può contare esclusivamente sul decreto espropriativo per recare effetti ablativi sugli usi civici.
- Il requisito dell'interesse all'impugnazione è essenziale: un motivo processuale che, se accolto, non apporterebbe un vantaggio giuridico concreto è inammissibile per carenza di interesse.
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