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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42307/2024 del 18/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per l'annullamento dell'ordinanza che ha confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP per i reati di associazione di tipo mafioso e tentata estorsione. Il difensore deduce vizio di motivazione circa la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari: contesta la presunta contraddittorietà dell'ordinanza, che da un lato afferma l'assenza di elementi idonei a superare la presunzione di pericolosità e la mancanza di recisione dei legami associativi e, dall'altro, valorizza un'altra misura cautelare emessa per fatti diversi come prova dell'intraneità al contesto mafioso. Inoltre sostiene che l'applicazione di arresti domiciliari per altro titolo dimostrerebbe il venir meno della presunzione di pericolo ai sensi dell'art. 275, comma 3 c.p.p.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame conforme ai principi giurisprudenziali sulle fattispecie mafiose, valorizzando la doppia presunzione della sussistenza delle esigenze cautelari e dell'idoneità esclusiva della misura custodiale per le mafie 'storiche'. Ha ritenuto provata la persistenza del pericolo di reiterazione in base al contesto criminale, alla gravità e modalità violente dei fatti (tentata estorsione con pestaggio), alle finalità mafiose, al ruolo di rilievo del ricorrente e alla sua intraneità al sodalizio (anche comprovata da colloqui intercettati e da altra ordinanza cautelare per fatti aggravati ex art. 416-bis). La distanza temporale non è ritenuta significativa e non emergono elementi concreti di distacco dal contesto associativo. Il ricorrente è stato altresì condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416‑bis cod. pen.

    Rilevanza dell'associazione di tipo mafioso quale fattore che determina la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari e l'idoneità esclusiva della custodia in carcere, specie per mafie 'storiche'.

  • artt. 56 e 629 cod. pen.

    art. 56 e art. 629, secondo comma, c.p.

    Configurazione del reato di tentata estorsione (art. 56 in rapporto a 629) con aggravamento per le modalità e finalità mafiose; la gravità del fatto e le modalità violente contribuiscono alla prognosi di pericolosità.

  • art. 416‑bis comma 1 (aggravante)

    aggravato ex art. 416‑bis, comma 1 c.p.

    Applicazione dell'aggravante dell'art. 416‑bis a fattispecie diverse rafforza l'elemento dell'inserimento in contesti mafiosi e conferma la pericolosità del soggetto.

  • art. 275 cod. proc. pen.

    Riferimento alla presunzione prevista dall'art. 275 c.p.p.; la Corte ha ritenuto che il mero decorso del tempo o l'applicazione di altra misura cautelare non siano di per sé idonei a superare la presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari senza elementi concreti di distacco dal sodalizio.

  • art. 94 cod. proc. pen.

    Norma citata per adempimenti di cancelleria a seguito della decisione; non rilevante sul merito della motivazione cautelare.

Massime di principio

  • Per i reati di tipo mafioso opera una doppia presunzione: sia di sussistenza delle esigenze cautelari sia dell'idoneità esclusiva della misura custodiale, specialmente per mafie 'storiche'.
  • La difesa deve fornire elementi concreti e specifici (non il mero decorso del tempo o la semplice applicazione di altra misura) per dimostrare la recisione dei legami associativi e superare la presunzione cautelare.
  • La gravità del fatto, le modalità violente, il ruolo del soggetto nel sodalizio e le intercettazioni che mostrano adesione alle logiche associative pesano fortemente nella prognosi di pericolosità e nella scelta della custodia in carcere.
  • Un'altra misura cautelare per fatti diversi, se aggravati ex art. 416‑bis, può essere valorizzata come elemento confermativo dell'intraneità del soggetto al contesto mafioso e rafforzare la prognosi di reiterazione.
  • La semplice esistenza di arresti domiciliari per altri reati non implica automaticamente che sia venuta meno la presunzione di pericolosità; occorrono prove di cambiamento oggettivo e duraturo del comportamento e di distacco dall'associazione.
  • Nelle valutazioni cautelari è decisivo il complesso probatorio (contesto territoriale, ruolo, modalità delle condotte, intercettazioni) e non singoli indici isolati.

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