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Cassazione Civile, Ordinanza n. 29867/2024 del 20/11/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietari fondi)

La controversia

La lite nasce da un atto costitutivo di servitù di passaggio relativo a una stradella privata posta tra fondi confinanti ad Ascea. I proprietari dei fondi dominanti sostenevano di avere diritto a utilizzare la strada non solo come tracciato esistente, ma anche nella maggiore ampiezza necessaria, mentre la proprietaria del fondo servente chiedeva di accertare che la servitù fosse limitata alla larghezza di 3,50 metri prevista dal titolo e che cessasse ogni ulteriore turbativa. In primo grado il tribunale accertava l’esistenza della servitù nei limiti del titolo e regolava anche le spese di manutenzione. In appello i proprietari dei fondi dominanti chiedevano, tra l’altro, il riconoscimento di un ampliamento della servitù per esigenze di sicurezza del traffico e la determinazione del confine lato mare. La Corte d’appello rigettava il gravame, qualificando l’azione come negatoria servitutis e ritenendo che la servitù fosse stata costituita sulla preesistente strada a fondo naturale. Con il ricorso per cassazione venivano dedotti: erronea qualificazione dell’azione e conseguente carenza di legittimazione passiva; extrapetizione e violazione del divieto di corrispondenza tra chiesto e pronunciato per avere il giudice d’appello esteso la decisione a profili non domandati; violazione delle norme sull’interpretazione del titolo costitutivo e del criterio del minimo mezzo; contraddittorietà e nullità della motivazione; omessa pronuncia sulla domanda riconvenzionale di ampliamento della strada e sul confine lato mare.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati il primo, il secondo, il quarto e il quinto motivo, ha dichiarato inammissibile il terzo motivo e ha accolto soltanto il sesto motivo, relativo all’omessa pronuncia della Corte d’appello sulla domanda riconvenzionale di ampliamento della servitù di passaggio per esigenze di sicurezza del traffico veicolare. Ne è derivata la cassazione della sentenza impugnata limitatamente a tale profilo con rinvio alla Corte d’appello di Salerno, in diversa composizione, per nuovo esame della domanda riconvenzionale non decisa e per la regolazione delle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 949 c.c.

    L’actio negatoria servitutis può essere utilizzata anche quando il proprietario del fondo servente contesti l’estensione o le modalità di esercizio di una servitù altrui, non solo per negarne integralmente l’esistenza.

  • art. 1063 c.c.

    L’estensione e l’esercizio della servitù sono regolati anzitutto dal titolo; i criteri sussidiari operano solo se il titolo presenti lacune o imprecisioni non superabili con l’interpretazione.

  • art. 1064 c.c.

    La servitù comprende tutto ciò che è necessario per usarne, ma tali facoltà accessorie restano interne al contenuto della servitù e non costituiscono diritti autonomi.

  • art. 1065 c.c.

    Il criterio del minimo mezzo è sussidiario e si applica solo quando il titolo non consenta di determinare l’estensione della servitù; in quel caso occorre contemperare l’utilità del fondo dominante con il minore aggravio del fondo servente.

  • art. 112 c.p.c.

    Il giudice non può pronunciare oltre i limiti della domanda né omettere di decidere su una domanda o eccezione ritualmente proposta.

  • art. 132 c.p.c.

    La nullità per vizio motivazionale ricorre solo in caso di mancanza assoluta, motivazione apparente, perplessa o irriducibilmente contraddittoria, non per insufficienza o mera difformità argomentativa.

  • art. 156 c.p.c.

    Il preteso contrasto tra motivazione e dispositivo non sussiste quando il dispositivo sia coerente con la decisione effettivamente assunta sul rigetto dell’appello.

  • art. 1362 c.c.

    L’interpretazione del titolo costitutivo della servitù spetta al giudice di merito ed è censurabile in cassazione solo per violazione dei canoni legali di interpretazione.

  • art. 2697 c.c.

    Quando si contesta l’estensione di una servitù ammessa nel suo an, l’onere di provare i limiti e le modalità dedotte grava sulla parte che li afferma.

  • art. 360 c.p.c.

    Le doglianze di legittimità sono state valutate distinguendo tra violazione di legge, nullità della sentenza e omesso esame di un fatto decisivo, con rigore sui requisiti di specificità e sull’attinenza alla ratio decidendi.

Massime di principio

  • L’azione negatoria servitutis è esperibile non solo per negare l’esistenza di una servitù, ma anche per far accertare che l’esercizio del diritto altrui ecceda i limiti del titolo; in tale ipotesi il proprietario del fondo servente può agire per ottenere la cessazione della turbativa entro i confini corretti del diritto.
  • In tema di servitù, l’estensione e le modalità di esercizio devono essere ricavate anzitutto dal titolo, interpretato secondo i criteri degli artt. 1362 ss. c.c.; i criteri legali sussidiari sul minimo mezzo operano solo quando il titolo non sia sufficiente a risolvere il dubbio interpretativo.
  • Quando il proprietario del fondo servente contesta l’ampiezza della servitù, non è tenuto alla rigorosa prova della proprietà come nella rivendica, ma deve allegare e provare i fatti costitutivi della propria pretesa di delimitazione; specularmente, chi invoca un ampliamento deve proporre una domanda riconvenzionale chiara e specifica.
  • Il vizio di ultrapetizione ricorre solo se il giudice attribuisce un bene della vita diverso da quello richiesto o introduce nuovi elementi di fatto nel thema decidendum; non sussiste quando la motivazione affronti profili strumentali alla corretta qualificazione della domanda senza incidere sul petitum sostanziale.
  • La nullità della sentenza per vizio di motivazione è configurabile solo in presenza di motivazione inesistente o meramente apparente, non per semplice dissenso sulla ricostruzione dei fatti o sull’interpretazione del titolo.
  • L’omessa pronuncia su una domanda riconvenzionale specificamente proposta integra violazione dell’art. 112 c.p.c. e comporta cassazione con rinvio sul solo capo non esaminato.

Come è indicizzato

MaterieServitùProveImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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