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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38759/2024 del 22/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare dell'obbligo di dimora applicata a Volpe per il delitto di estorsione aggravata in relazione al contesto di criminalita' organizzata (riferito al clan Partenio). Il ricorrente deduceva violazione degli artt. 274, co.1, lett. c) c.p.p. e 299 c.p.p. e manifesta illogicita' della motivazione, sostenendo che il decorso di tempo (oltre 8 anni) e il puntuale rispetto delle prescrizioni (compresi ampi permessi lavorativi) avevano fatto venire meno le esigenze cautelari e il pericolo di recidiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso; ha ritenuto i motivi aspecifici in quanto riproposizione delle stesse ragioni gia' esaminate e ritenute infondate dal giudice del gravame. Sul merito la Corte ha condiviso la valutazione che il solo decorso del tempo e il comportamento osservante del ricorrente non costituiscono di per se' elementi idonei a revocare la misura, in assenza di fatti sopravvenuti o elementi nuovi e concreti che dimostrino la perdita delle esigenze cautelari. La decisione del Tribunale del riesame, che aveva rilevato la gravita' della condotta, il contributo al sodalizio e la personalita' allarmante del Volpe, e' stata ritenuta adeguatamente motivata. Il ricorrente e' stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 274 c.p.p.

    Riferimento alle esigenze cautelari e ai presupposti per la misura; la Corte ricorda che la sola decorrenza del tempo o il rispetto formale delle prescrizioni non sono sufficienti, senza elementi nuovi che derogano alle esigenze cautelari.

  • art. 299 c.p.p.

    Norma sulla revoca o sostituzione delle misure cautelari; interpretata nel senso che la revoca richiede la mancanza o attenuazione concreta delle condizioni che giustificarono la misura, dimostrata da fatti sopravvenuti o rivalutabili.

  • art. 416-bis c.p.

    Articolo relativo all'associazione mafiosa e al contesto di criminalita' organizzata; la gravita' del reato e il ruolo del ricorrente nel sodalizio (contributo all'estorsione e consapevolezza delle dinamiche del gruppo) sono stati valutati come elementi rilevanti ai fini della persistenza del pericolo di recidiva.

Massime di principio

  • La mera decorrenza del tempo e il rispetto delle prescrizioni imposte dalla misura non bastano a ottenere la revoca: occorrono fatti nuovi, concreti e comprovati che dimostrino la cessazione o l'attenuazione delle esigenze cautelari.
  • Quando la condotta contestata e' grave e collegata a un contesto di criminalita' organizzata, i giudici richiedono una motivazione rigorosa per ritenere venute meno le esigenze cautelari; la gravita' e la contiguita' al gruppo criminale pesano notevolmente.
  • I motivi di impugnazione devono essere specifici e confrontarsi puntualmente con la motivazione del giudice del gravame; la riproposizione di argomentazioni gia' rigettate e' considerata motivo aspecifico e rende il ricorso inammissibile.
  • In caso di richiesta di revoca o sostituzione della misura e' strategico produrre nuove prove o circostanze obiettive (es. elementi di dissociazione dal gruppo, atti formali di collaborazione, prove di cambiamento oggettivo delle condizioni personali) che possano essere valutate come modificative dello status cautelare.
  • Il giudizio sulla necessita' e adeguatezza della misura tiene conto sia dell'attualita' del pericolo di recidiva sia della proporzionalita' della misura rispetto alla gravita' del fatto e alla pena inflitta; il giudice deve motivare entrambi gli aspetti.

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