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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11762/2026 del 27/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Baldoni impugnava la condanna per estorsione (art. 629 c.p.), deducendo plurime censure: errata qualificazione e violazione della correlazione imputazione/sentenza (contestata minaccia di non erogare l'ASPI ma condanna per minaccia sul TFR); travisamento e omissione di prove (valore della conversazione registrata, testimonianze di Girolmoni e Riccio); errata applicazione delle norme tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni (contestando che vi fosse un "pactum" che avrebbe reso la pretesa un esercizio di diritto); mancanza o manifesta illogicità della motivazione; contestazione della consumazione dell'estorsione (sottolineando il controllo di polizia al momento della consegna) e richiesta di attenuanti (danno di speciale tenuità). Alcune doglianze hanno altresì invocato il reato impossibile e la scriminante putativa.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi (motivi preliminari preclusi o infondati) e ha confermato la ricostruzione e la qualificazione giuridica operate dai giudici del merito. Ha ritenuto congrua e non manifestamente illogica la valutazione probatoria basata sulle dichiarazioni della persona offesa e sulla registrazione ambientale, nonché corretta l'applicazione del principio di distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni (orientamenti Sez. U, sentenza "Filardo"): la differenza è soggettiva (consapevolezza dell'ingiustizia del profitto). La Corte ha inoltre rigettato i rilievi sulla consumazione dell'estorsione (la consegna del denaro integra l'evento anche se avvenuta sotto controllo di polizia) e ha negato la circostanza attenuante della speciale tenuità del danno. Conseguenze pratiche: conferma della condanna di primo grado (pena già comminata dalla Corte d'appello: 3 anni e 4 mesi di reclusione e € 800 multa), conferma della responsabilità civile con risarcimento di € 10.000, condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di € 3.000 alla cassa delle ammende; rigetto della richiesta della parte civile di rimborso spese per la fase di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p.

    Regola l'estorsione; la Corte interpreta il reato come composto da due eventi collegati: la costrizione (violenza o minaccia) e l'evento profitto ingiusto con altrui danno. L'elemento soggettivo (consapevolezza dell'ingiustizia del profitto) distingue l'estorsione dall'esercizio arbitrario delle proprie ragioni

  • art. 393 c.p.

    Norma di confine (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone). Applicata alla luce della giurisprudenza (sentenza Filardo): si configura quando l'agente è convinto, anche se erroneamente, di esercitare un proprio diritto in modo ragionevole; qui esclusa perché l'imputato non poteva ritenersi in buona fede rispetto alla pretesa

  • art. 49 c.p.

    Invocato dalla difesa in tema di reato impossibile; la Corte non ha ritenuto applicabile la tesi del reato impossibile rispetto alla minaccia della mancata corresponsione (TFR/ASPI)

  • art. 606, comma 1, cod. proc. pen.

    Elenca i motivi di ricorso in cassazione; la Corte ha ritenuto alcuni motivi inammissibili perché nuovi o preclusi (per es. doglianza sulla correlazione imputazione/sentenza dedotta per la prima volta in cassazione)

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Principio di correlazione tra imputazione e sentenza; la Corte ha richiamato la preclusione delle doglianze tardive su tale tema quando non sollevate nei gradi precedenti

  • art. 192, 530, 546 cod. proc. pen.

    Riguardano la valutazione della prova, il travisamento e la motivazione. La Corte ha ritenuto la valutazione dei fatti e delle prove dei giudici di merito congrua e non manifestamente illogica, escludendo il travisamento dedotto dalla difesa

  • art. 62, primo comma, n. 4) c.p.

    Circostanza attenuante per danno patrimoniale di speciale tenuità. La Corte ha confermato il rifiuto della concessione perché il danno (circa €1.000) e il disvalore sociale del comportamento non rientravano nei requisiti della tenuità

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Poteri del giudice di cassazione in caso di inammissibilità del ricorso: la Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali in base a questa norma

  • Cost. art. 111, sesto comma

    Richiamata nella parte di motivazione relativa al vizio di motivazione e al giusto processo; comunque la Corte ha ritenuto sufficienti le motivazioni di merito

Massime di principio

  • Distinzione estorsione vs esercizio arbitrario delle proprie ragioni: il criterio decisivo è l'elemento psicologico. Se l'agente è consapevole dell'ingiustizia del profitto l'ipotesi è estorsione; se è ragionevolmente convinto di esercitare un diritto, può ricorrere l'esercizio arbitrario.
  • Contestazioni di fatto e valutazioni probatorie motivate dai giudici di merito sono difficilmente rivedibili in cassazione, salvo palese illogicità o travisamento della prova.
  • Obiezioni di nullità o violazioni procedurali che erano deducibili nei gradi precedenti sono precluse in cassazione se non sollevate tempestivamente (principio di preclusione sulle doglianze relative alla correlazione imputazione/sentenza).
  • La consegna della somma alla vittima integra la consumazione dell'estorsione anche se avvenuta sotto il controllo della polizia giudiziaria: la presenza di controllo non annulla l'evento estorsivo qualora la vittima sia stata costretta a compiere l'attribuzione patrimoniale.
  • Per riconoscere la circostanza attenuante della speciale tenuità del danno non è sufficiente il basso valore numerico dell'oggetto: occorre considerare anche il disvalore sociale e gli ulteriori pregiudizi effettivi o potenziali causati dalla condotta.
  • Minacce fondate sulla mancata corresponsione di somme che il datore di lavoro è tenuto a erogare (anche se parte del pagamento coinvolge terzi come l'INPS) possono essere idonee a costituire minaccia estorsiva se sono concretamente idonee a coartare la volontà del lavoratore.
  • Richieste nuove o non formulate nei precedenti gradi (per es. nuove attenuanti o questioni non dedotte in appello) sono in genere inammissibili davanti alla Corte di cassazione.

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