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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11691/2026 del 27/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato il decreto di sequestro preventivo relativo a presunte lottizzazioni abusive e mutamenti di destinazione d'uso (da agricolo/rurale a residenziale/turistico) in area vincolata del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il ricorso contestava la valutazione del giudice di merito sulla sussistenza del fumus e del periculum, deducendo violazioni di norme urbanistiche e paesaggistiche (artt. 12, 14, 23-ter DPR 380/2001; art. 145 d.lgs. 42/2004; art. 5 D.L. 70/2011 e leggi regionali; disciplina agriturismo L. 730/1985), nonché l'illegittimità dei permessi rilasciati in deroga in assenza delle procedure richieste (delibera consiliare ai sensi dell'art. 14 DPR 380/2001) e rilevando opere di urbanizzazione realizzate che aggraverebbero il carico urbanistico.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha accertato errori di diritto nella motivazione del Tribunale del riesame, in particolare per non aver adeguatamente valutato la conformità dei titoli edilizi agli strumenti urbanistici comunali e alle prescrizioni del Piano del Parco, nonché per non aver applicato correttamente le disposizioni derogatorie (art. 5 D.L. 70/2011) richiamando la necessità delle formalità previste dall'art. 14 DPR 380/2001. La Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato il procedimento al Tribunale di Salerno per un nuovo esame in ordine alla sussistenza del fumus del reato di lottizzazione (capo A). Ha altresì precisato che il Tribunale di merito potrà, con piena autonomia, rivalutare anche la sussistenza del periculum alla luce degli elementi nella causa.

Norme richiamate

  • DPR 380/2001 (Testo Unico dell'Edilizia), art. 12

    "Presupposti per il rilascio del permesso di costruire"

    Il permesso di costruire deve essere rilasciato in conformità agli strumenti urbanistici comunali; la conformità dei titoli è elemento da valutare per il fumus del reato.

  • DPR 380/2001, art. 14

    La procedura derogatoria (permesso in deroga) richiede specifiche formalità, tra cui la delibera del consiglio comunale; l'assenza di tali formalità può rendere illegittimo il titolo.

  • DPR 380/2001, art. 23-ter

    Limita i mutamenti di destinazione d'uso alle categorie funzionali omogenee; il mutamento da agricolo a residenziale non risulta di regola consentito salvo condizioni specifiche (comma 1-bis e 1-ter).

  • D.L. 13 maggio 2011, n. 70 (art. 5) conv. L. 106/2011

    "Al fine di incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente..."

    Prevede possibilità derogatorie per riqualificazioni e mutamenti di destinazione purché le destinazioni siano compatibili/complementari e il procedimento derogatorio si svolga secondo le formalità dell'art. 14 DPR 380/2001; non è una licenza automatica e non soppianta le condizioni richieste dallo strumento urbanistico.

  • D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), art. 145, comma 3

    Le previsioni dei piani paesistici prevalgono sulle disposizioni difformi degli strumenti urbanistici, ma gli strumenti urbanistici possono introdurre discipline anche più restrittive; va valutata la prevalenza e l'ambito di applicazione delle norme.

  • Legge 5 dicembre 1985, n. 730 (Disciplina dell'agriturismo)

    La norma disciplina specificamente l'utilizzo turistico dell'edilizia rurale (agriturismo); non è automaticamente applicabile a strutture ricettive diverse (es. affittacamere) senza verifica della tipologia d'uso autorizzata.

  • Legge Regionale Campania n. 16/2014 (attuazione art.5 D.L.70/2011)

    Introduce condizioni regionali stringenti per i mutamenti di destinazione d'uso in attuazione dell'art.5, confermando i limiti di compatibilità e le procedure previste.

  • Codice di procedura penale, art. 325, comma 1

    Richiamato dalle parti in merito all'ammissibilità delle censure sulla motivazione del giudice del riesame; la Cassazione ha comunque ritenuto esaminabili le questioni di diritto rilevanti e corrective di violazioni normative.

Massime di principio

  • La validità di un provvedimento cautelare fondato su abusi edilizi e lottizzazione va valutata verificando preliminarmente la conformità giuridica dei titoli edilizi agli strumenti urbanistici comunali e ai piani sovraordinati (piano del Parco); titoli ottenuti in violazione delle procedure o delle limitazioni planivolumetriche possono compromettere l'assenza del fumus.
  • Le disposizioni derogatorie (art. 5 D.L. 70/2011) possono autorizzare mutamenti di destinazione d'uso solo se rispettano le condizioni del decreto stesso e le formalità dell'art. 14 DPR 380/2001 (es. delibera consiliare); l'assenza di tali adempimenti rende discutibile la legittimità del permesso.
  • Il mutamento di destinazione d'uso da agricolo/rurale a residenziale è soggetto alle limitazioni dell'art. 23-ter DPR 380/2001 e in generale richiede verifica della compatibilità/complmentarità delle destinazioni; l'utilizzo di norme sull'agriturismo non copre usi turistici differenti (es. affittacamere) senza specifica previsione.
  • Nell'accertamento del fumus per reati urbanistici (es. lottizzazione abusiva) il giudice deve esaminare sia la normativa applicabile sia gli elementi fattuali che dimostrino l'aggravio del carico urbanistico (opere di urbanizzazione, nuove infrastrutture, contesto non urbanizzato). Documentazione fotografica e tecnica può essere determinante.
  • Il Piano paesaggistico prevale sulle disposizioni difformi degli strumenti urbanistici, ma i piani comunali possono stabilire norme più restrittive: va valutato caso per caso quale disciplina sia più favorevole alla tutela ambientale e applicabile.
  • Quanto al periculum per misure cautelari, la persistenza dell'offesa e l'aggravio delle conseguenze derivanti da opere di urbanizzazione illegittime costituiscono elementi che possono giustificare la misura cautelare se adeguatamente provati.
  • In sede di impugnazione la Corte di legittimità può annullare e rinviare quando riscontri violazioni di legge nella valutazione della conformità dei titoli o nell'applicazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche; le censure meramente motivazionali sono limitate, ma gli errori di diritto sono sindacabili.

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