Cassazione Penale, Sentenza n. 37856/2023 del 15/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Gargiulo chiedeva, in sede di esecuzione, il riconoscimento della continuazione (art. 671 c.p.p.) tra più condanne per reati previsti dal d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti), formulando la richiesta anche in forma di riconoscimento per gruppi distinti di sentenze per reati della stessa indole e di ravvicinata consumazione. La Corte di appello di Napoli rigettò l'istanza motivando che, pur trattandosi di reati della stessa indole, essi erano stati commessi in diversi contesti spazio-temporali e risultavano espressione di spinte a delinquere estemporanee.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, rilevando che la Corte di appello non ha effettuato una valutazione specifica dei fatti e degli indici rilevanti per il riconoscimento della continuazione (programmazione dei reati al momento del primo, modalità di condotta, sistematicità, condizioni soggettive, ecc.), né ha considerato la richiesta di continuazione parziale. L'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata per nuovo giudizio alla Corte di appello di Napoli in diversa composizione.
Norme richiamate
Il riconoscimento della continuazione deve essere verificato, anche in sede di esecuzione, con approfondita e rigorosa analisi per accertare se i reati successivi fossero stati programmati al momento del primo reato; la valutazione richiede accertamento dell'unicità del disegno criminoso e delle determinazioni volitive originarie.
d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (T.U. stupefacenti)
I reati previsti dal T.U. stupefacenti possono essere oggetto di valutazione di continuità, ma la comune indole dei reati non è di per sé sufficiente a fondare la continuazione senza un esame circostanziato degli elementi che indichino un piano criminoso unitario.
Massime di principio
- Il riconoscimento della continuazione richiede prova, o un convincente apprezzamento motivato, che i reati successivi fossero programmi o preveduti al momento della commissione del primo reato; non basta la mera somiglianza tipologica.
- In sede di esecuzione il giudice deve svolgere la stessa valutazione rigorosa prevista in sede di cognizione: analizzare modalità, sistematicità, condizioni soggettive, finalità e ogni elemento che possa indicare un disegno criminoso unitario.
- La diversa collocazione spazio-temporale dei fatti è solo un elemento indiziario e non determina automaticamente la negazione della continuazione; occorre valutare il complesso degli indici.
- Se è stata avanzata richiesta di continuazione parziale, il giudice di merito è tenuto a prenderla espressamente in considerazione e motivarne l'accoglimento o il rigetto.
- Una motivazione meramente assertiva o generica sul carattere estemporaneo delle condotte è insufficiente: la decisione deve esporre i ragionamenti e gli elementi concreti che hanno portato al convincimento.
- In caso di difetto di motivazione o di mancata valutazione di elementi rilevanti, la cassazione annulla con rinvio per un nuovo giudizio, spesso in diversa composizione del collegio.
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