Cassazione Penale, Sentenza n. 44202/2023 del 03/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 14/11/2022 con cui la Corte d'appello di Milano ha negato l'applicazione della disciplina della continuazione tra la sentenza della Corte dell'1/2/2021 (irrevocabile il 5/11/2021) e cinque sentenze irrevocabili successive. Il ricorso contestava la mancanza di riconoscimento dell'omogeneità dei titoli di reato e della contiguità temporale e denunciava violazione degli artt. 81 cod. pen. e 671 cod. proc. pen., sostenendo che i reati, tutti configurati come truffa, dovessero essere considerati espressione di un unico disegno criminoso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha confermato che il giudice dell'esecuzione ha correttamente escluso la continuazione perché mancavano elementi probatori idonei a dimostrare un'unica e anticipata ideazione dei reati: i fatti erano distanziati nel tempo (commessi dal 2011 al 2015), avvenuti in luoghi diversi e caratterizzati da modalità operative differenti (in alcuni casi induzione alla consegna di dispositivi informatici, in altri casi vendite fittizie senza consegna del bene). La Corte ha ritenuto che tali differenze, unitamente alla marcata distanza cronologica, escludessero la preventiva programmazione degli episodi e denotassero piuttosto condotte estemporanee o propensione a delinquere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
La Corte interpreta l'art. 81 (continuità del reato) nel senso che richiede un'anticipata e unitaria ideazione dei più illeciti; tale unità deve emergere da indici esteriori significativi (contiguità spazio-temporale, identità della natura del reato, analogia del modus operandi, compartecipazione dei soggetti). La semplice abitualità o identità formale del reato non è sufficiente.
Richiamato come norma procedurale relativa all'impugnazione delle decisioni del giudice dell'esecuzione; nella vicenda è invocato dal ricorrente per censurare la decisione sulla continuazione, ma la Corte di Cassazione ha esaminato il merito e ha ritenuto fondato il giudizio del giudice dell'esecuzione.
Norma utilizzata per la statuizione sulle spese processuali: la Corte condanna il ricorrente al pagamento delle spese in caso di rigetto del ricorso.
Massime di principio
- La continuazione richiede che, al momento del primo reato, i successivi siano stati programmati almeno nelle linee essenziali: non basta la mera propensione a delinquere.
- Indici rilevanti per riconoscere la continuazione sono: omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spazio-temporale, analogia del modus operandi, sistematicità delle condotte e compartecipazione di soggetti.
- Una marcata distanza cronologica tra gli episodi può escludere la continuazione, poiché suggerisce delitti occasionali o autonome deliberazioni successive.
- L'identità di nomen iuris (es. più condanne per truffa) non determina automaticamente la continuazione se mancano altri indici di un unico disegno criminoso.
- In sede di esecuzione il giudice deve effettuare una verifica approfondita dei concreti indicatori della continuità e non può limitarsi a valorizzare elementi vaghi o generici.
- Per sostenere la continuazione in casi analoghi è utile documentare elementi oggettivi di progettualità comune: pianificazione, medesimo programma criminoso, ripetizione ravvicinata con stesso modus operandi e compartecipazione.
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