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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44162/2023 del 03/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La Procura impugnava la sentenza del Tribunale di Napoli Nord che aveva dichiarato "non doversi procedere" nei confronti di Anna Bianco per il reato di furto (artt. 624 e 625 n.2 c.p.), ritenendo sopravvenuta la mancata condizione di procedibilità costituita dalla querela a seguito della riforma (d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150). Il PM chiedeva, ai sensi dell'art.517 c.p.p., di consentire una contestazione suppletiva per aggiungere l'aggravante di cui all'art.625 n.7 c.p., con l'effetto di rendere il reato procedibile d'ufficio, e in via subordinata sosteneva che l'aggravante fosse comunque implicitamente contestata dagli atti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e ha confermato la decisione del Tribunale: l'azione penale è improcedibile per mancata querela nel termine previsto dalla disciplina transitoria del d.lgs. n.150/2022. La Corte ha ritenuto che, ove manchi la condizione di procedibilità (anche sopravvenuta), il giudice debba dichiarare immediatamente l'improcedibilità ai sensi dell'art.129 c.p.p., precludendo ogni ulteriore attività processuale e la possibilità che il PM integri successivamente la contestazione con un'aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d'ufficio. Inoltre la Corte ha escluso che l'aggravante di cui all'art.625 n.7 c.p. potesse considerarsi ricompresa nell'imputazione originaria: l'atto di accusa non descriveva sufficientemente la natura della cosa sottratta, e quindi mancava la correlazione necessaria tra il fatto contestato e quello ritenuto in sentenza (art.521 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art.624 c.p.

    Norma sostanziale del reato di furto; la modifica introdotta dal d.lgs. n.150/2022 ha inciso sulla procedibilità del delitto rendendolo perseguibile a querela per i fatti commessi prima dell'entrata in vigore salvo l'applicazione della disciplina transitoria.

  • art.625 n.2 e n.7 c.p.

    Art.625 n.2 (furto con particolare previsione) citato come fattispecie contestata; n.7 (aggravante ad "effetto speciale" per res destinadas a pubblico servizio) poteva, in astratto, mutare il regime della procedibilità ma non poteva essere introdotta ex post quando sia venuta meno la condizione di procedibilità.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n.150 (art.2 e art.85)

    Per i reati perseguibili a querela della persona offesa in base alle disposizioni del presente decreto, commessi prima della data di entrata in vigore dello stesso, il termine per la presentazione della querela decorre dalla predetta data, se la persona offesa ha avuto in precedenza notizia del fatto costituente reato.

    La riforma ha reso alcune fattispecie procedibili a querela; la disciplina transitoria ha fatto decorrere il termine per la querela dall'entrata in vigore del decreto. Nel caso di specie non è stata presentata querela nel termine, determinando l'improcedibilità.

  • art.517 c.p.p.

    Attribuisce al pubblico ministero il potere di modificare l'imputazione con contestazioni suppletive, ma tale potere è limitato e non può essere esercitato per rimuovere una causa di improcedibilità sopravvenuta.

  • art.129 c.p.p.

    Obbliga il giudice a dichiarare immediatamente l'improcedibilità (o l'estinzione) quando viene accertata la mancanza della condizione di procedibilità o di una causa estintiva; la Corte ha sottolineato la funzione di economia processuale e tutela dell'imputato.

  • art.521 c.p.p.

    Principio di correlazione fra capo di imputazione e fatto ritenuto in sentenza: una nuova qualificazione giuridica o un'aggravante non espressamente e sufficientemente contestata non può essere automaticamente pronunciata in sentenza senza pregresso contraddittorio.

  • artt.336 e 337 c.p.p.

    Riferimento alla possibile valutazione formale di atti di querela; nel caso non è stato presentato alcun atto di querela valutabile nei termini transitori.

  • art.111 Cost. e art.117 Cost.

    Richiamati a supporto dei principi di ragionevole durata del processo e del rispetto della Convenzione europea dei diritti dell'uomo nell'interpretazione delle garanzie processuali.

  • Convenzione EDU art.6 par.3 lett. a) e b)

    Fonte interpretativa integrativa vincolante per il giudice nazionale in tema di diritti della difesa e di contraddittorio; giustifica l'esigenza di chiarezza dell'imputazione.

Massime di principio

  • Se una riforma normativa rende una fattispecie procedibile a querela, per fatti commessi prima dell'entrata in vigore la querela deve essere presentata nel termine transitorio previsto: in mancanza, scatta l'improcedibilità.
  • La sopravvenuta mancanza della condizione di procedibilità (anche per effetto di una riforma) impedisce l'esercizio di ulteriori attività processuali e non può essere sanata da una contestazione suppletiva introdotta dal PM.
  • Il potere dell'ufficio inquirente di integrare o modificare l'imputazione (art.517 c.p.p.) non consente di superare cause di improcedibilità o estinzione del reato: tali accertamenti sono ontologicamente pregiudiziali rispetto all'ulteriore prosecuzione dell'azione penale.
  • Il principio di correlazione (art.521 c.p.p.) impone che l'aggravante o la diversa qualificazione giuridica siano espressamente e sufficientemente descritte nell'imputazione, o comunque emergano in modo chiaro dagli atti, per consentire il diritto di difesa e il contraddittorio; altrimenti non possono essere ritenute in sentenza.
  • Il giudice ha l'obbligo di dichiarare immediatamente l'improcedibilità o l'estinzione del reato non appena accerta la relativa causa, per ragioni di economia processuale e rispetto dei principi costituzionali e convenzionali.

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