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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20389/2025 del 03/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 5 novembre 2024 con cui, in sede di rinvio, il giudice dell'esecuzione ha revocato la confisca di due orologi marca Rolex ma ha negato la restituzione a Strazzullo per mancata prova dello ius possidendi, disponendone la devoluzione alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 154, comma 3, DPR n.115/2002. I beni erano stati sequestrati in un procedimento per ricettazione successivamente archiviato per prescrizione; Strazzullo aveva dichiarato di aver ricevuto gli orologi in regalo ma non ha prodotto prove dell'acquisto o di altro titolo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato, confermando che il giudice del rinvio ha correttamente applicato il principio secondo cui la restituzione di beni sequestrati richiede la prova positiva dello ius possidendi e non può basarsi sul "favor possessionis". Poiché il ricorrente non ha fornito elementi probatori del proprio diritto, i due orologi sono stati devoluti alla Cassa delle ammende. Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • DPR 30 maggio 2002 n. 115, articolo 154, comma 3

    articolo 154 comma tre del DPR 115 del 2002

    Consente la devoluzione alla Cassa delle ammende dei beni per i quali non risulti provato il diritto di restituzione; il giudice dell'esecuzione, in mancanza di prova dello ius possidendi, deve disporre la devoluzione secondo i termini dell'art. 154, comma 3.

  • Codice di procedura penale, articolo 616

    Prevede la condanna alle spese processuali e altre sanzioni conseguenti all'inammissibilità dell'impugnazione; applicato ex lege per condannare il ricorrente al pagamento delle spese e a versare una somma alla Cassa delle ammende.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. 1, n. 15377 del 20/10/2023)

    principio secondo cui il giudice dell'esecuzione "deve basarsi non già sul favor possessionis bensì sulla prova positiva dello ius possidendi" e, in mancanza di tale prova, disporre la devoluzione alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 154, comma 3, DPR 115/2002

    Affermato che, anche in assenza di confisca formale, la restituzione di cose sequestrate richiede la prova positiva del diritto di proprietà o di altro titolo; il mancato apporto probatorio giustifica la devoluzione dei beni alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Se beni sono stati sequestrati in un procedimento penale e il procedimento viene archiviato (anche per prescrizione), la mera esclusione della confisca non comporta automaticamente la restituzione: il richiedente deve provare lo ius possidendi.
  • La prova dello ius possidendi richiede elementi positivi (documenti d'acquisto, atti di donazione, testimonianze credibili, ecc.); l'affermazione non comprovata di aver ricevuto il bene in regalo è insufficiente.
  • In assenza di prova dello ius possidendi il giudice dell'esecuzione è legittimato a disporre la devoluzione dei beni alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 154 DPR 115/2002.
  • Le impugnazioni che non introducono nuovi elementi probatori rilevanti e si limitano a contestare la valutazione del giudice dell'esecuzione rischiano l'inammissibilità o il rigetto; ciò espone inoltre il ricorrente al pagamento delle spese e, se previsto, a somme aggiuntive ex art. 616 c.p.p.
  • Per aumentare le probabilità di ottenere la restituzione, il destinatario dei beni deve documentare tempestivamente e concretamente il proprio titolo (ricevute, contratti, dichiarazioni formali) e, se possibile, allegare prove corroboranti al procedimento.

Testo integrale

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