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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46637/2024 del 18/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'obbligo di riconsegna serale di fornello, stoviglie e altri attrezzi da cucina previsto dalla circolare del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria in tema di gestione del regime differenziato ex art. 41‑bis dell'ordinamento penitenziario, sostenendo che tale misura ledeva una sua posizione giuridica soggettiva.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso ritenendo che non sussista una posizione giuridica soggettiva riferibile all'obbligo di riconsegna degli oggetti per la cottura; ha richiamato precedenti (tra cui Sez. I, sent. n. 40139/2024) e confermato la legittimità della procedura seguita dal Magistrato di Sorveglianza, escludendo l'attivazione della procedura prevista dall'art. 35‑bis ord.pen. Per effetto dell'inammissibilità il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare alla cassa delle ammende la somma di euro 3.000 ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • circolare DAP in tema di gestione del regime differenziato (41‑bis)

    La circolare disciplina la gestione pratica degli oggetti per la cottura nei casi di regime differenziato; la Corte la considera legittima e non riconducente a una creazione di "diritto soggettivo" del detenuto a mantenere tali oggetti fuori dagli orari stabiliti.

  • art. 41‑bis ord. pen.

    Norma che consente l'applicazione di un regime detentivo differenziato con limitazioni; la decisione sostiene che le misure organizzative adottate nell'ambito di tale regime non attribuiscono obbligatoriamente al detenuto una posizione di diritto soggettivo opponibile in sede giurisdizionale ordinaria.

  • art. 35‑bis ord. pen.

    Procedura giurisdizionale speciale richiamata dalla parte; la Corte ritiene che non debba essere attivata quando manca una posizione di diritto soggettivo riconoscibile atta a fondare il rimedio.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'applicazione di sanzioni pecuniarie per il ricorso inammissibile; la Corte ha applicato tale disposizione per condannare il ricorrente al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

  • Cass. Sez. I, sent. n. 40139/2024 (precedente richiamato)

    Giurisprudenza consolidata della Sezione che ha già ritenuto assente una posizione giuridica soggettiva in relazione al dovere di riconsegna degli oggetti per la cottura; motivo per cui il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Massime di principio

  • Le misure organizzative adottate nell'ambito del regime 41‑bis (o discipline interne/provvedimenti amministrativi penitenziari) non necessariamente fondano una posizione di diritto soggettivo opponibile in sede giurisdizionale; i tribunali tendono a riconoscere ampio margine di gestione amministrativa.
  • Per impugnare con successo norme o circolari penitenziarie occorre dimostrare un concreto e specifico vulnus di diritti riconosciuti (es. libertà fondamentali, salute, dignità) e non una mera contrarietà a prassi gestionali; altrimenti il ricorso può essere dichiarato inammissibile.
  • Quando la giurisprudenza di legittimità è consolidata sul punto, il rischio di inammissibilità è elevato; è utile richiamare precedenti contrari o argomentazioni nuove e fondate per tentare di spostare l'orientamento.
  • Prima di proporre rimedi giudiziari, considerare rimedi amministrativi interni o istanze volte ad ottenere deroghe o revisioni della gestione (es. istanze al DAP o al magistrato di sorveglianza), perché l'azione giudiziaria può comportare condanne per spese e sanzioni pecuniarie in caso di inammissibilità.
  • La qualificazione dell'atto (reclamo/ricorso) è rilevante: un atto impropriamente qualificato può essere riclassificato dall'organo giudicante con effetti processuali importanti; curare la forma e la tipologia del rimedio scelto.

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