Cassazione Penale, Sentenza n. 00210/2026 del 05/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo di euro 15.800,00 ritenuti provento del reato di ricettazione (art. 648 c.p.). Si contestava che le somme accreditate sul conto della Corrias provenissero dai bonifici effettuati dall'indagato Morette, autore di una presunta truffa per l'ottenimento di erogazioni pubbliche; la difesa aveva invece prodotto documentazione (atto di compravendita, mutuo, estratti conto, giustificativi di "prestiti infruttiferi") che spiegava l'origine degli afflussi e la successiva retrocessione di somme al genero. Il Tribunale del riesame aveva confermato il sequestro ritenendo sussistente il fumus per le c.d. "modalità operative" (improvviso afflusso di capitali, movimentazioni senza apparente giustificazione, reiterazione nel tempo) e rilevando causali come "giroconto" e la delega di operare sul conto da parte del genero.
La decisione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha disposto il dissequestro e la restituzione a Corrias Elena della somma di euro 15.800,00. La Corte ha ritenuto che il Tribunale di merito non abbia assolto l'onere motivazionale richiesto rispetto al "fumus commissi delicti": pur avendo preso atto delle giustificazioni documentali offerte dalla difesa (compravendita/finanziamenti e prestiti infruttiferi), il Tribunale si è limitato a reiterare l'argomentazione del GIP basata su generiche anomalie delle movimentazioni senza spiegare perché tali elementi, pur contraddetti da documenti, dovessero comunque essere ritenuti sintomatici di ricettazione. Tale carenza motivazionale, considerata radicale, ha determinato l'annullamento immediato del provvedimento cautelare.
Norme richiamate
Norma penale richiamata quale fattispecie contestata (ricettazione). La Corte richiede, ai fini del fumus, sufficienti indizi che colleghino concretamente le somme al reato contestato e non una mera astratta configurabilità.
Norma procedurale richiamata in relazione al sequestro preventivo: secondo la Corte il giudice del riesame deve motivare puntualmente su fumus, periculum e nesso di pertinenzialità, valutando le risultanze documentali e le deduzioni difensive e non limitandosi ad approvare meccanicamente le considerazioni del GIP.
Richiamata in ordine al dovere di motivazione: il provvedimento impugnato deve avere una motivazione coerente, completa e congrua; la sua mancanza o apparente insufficienza integra vizio rilevabile in cassazione.
Norma citata dalla difesa nel ricorso di merito in relazione alle censure sul periculum in mora; nella sentenza è richiamata tra gli argomenti contestati ma non costituisce il fulcro del decisum della Cassazione, che ha risolto il caso per carenza motivazionale sul fumus.
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Indica il limite della impugnabilità in cassazione degli atti cautelari reali (ammissibile solo per violazione di legge). La Corte precisa che nella nozione di "violazione di legge" rientrano anche vizi motivazionali radicali che rendono incomprensibile l'itinerario logico del giudice.
Richiamato in relazione ai motivi di ricorso di legittimità e alla distinzione tra vizio di motivazione rilevabile per violazione di legge e illogicità manifesta reclamabile con motivo diverso; la Corte applica la giurisprudenza consolidata sulla materia.
Norma procedurale richiamata in ordine all'obbligo di invio di comunicazione al Procuratore Generale per quanto di competenza a seguito della decisione di annullamento.
Massime di principio
- Il giudice del riesame deve valutare concretamente le risultanze processuali e le prove difensive: non è sufficiente ripetere le argomentazioni del GIP basate su elementi astratti; la motivazione sul "fumus commissi delicti" deve spiegare perché gli indizi emergenti dagli atti ritengano plausibile la commissione del reato.
- Se la difesa produce documenti che spiegano l'origine dei flussi finanziari (atti di compravendita, mutui, prestiti, estratti conto), il giudice cautelare deve confrontarli esplicitamente con la tesi accusatoria e motivare il rigetto di tali giustificazioni; l'assenza di questa valutazione può portare all'annullamento del sequestro.
- Il periculum in mora va valutato concretamente e motivato: la mera astratta confiscabilità o la genericità delle "modalità operative" non bastano se non è dimostrato in termini concreti il rischio che la libertà di disporre del bene aggravi o prolunghi il reato.
- Il nesso di pertinenzialità tra bene e reato deve essere specificato (prodotto, profitto, prezzo del reato, strumento, ecc.). Il giudice deve indicare quale funzione il bene avrebbe svolto in relazione alla fattispecie contestata.
- Importi non particolarmente elevati, trasferimenti nell'ambito di rapporti di parentela e operazioni dichiarate con causali (es. "prestito infruttifero", "compravendita") richiedono un'attenzione motivazionale maggiore prima di disporre misure reali: il contesto economico e documentale va valutato nel suo insieme.
- Un vizio motivazionale radicale può giustificare l'annullamento senza rinvio quando renda incomprensibile l'itinerario logico del giudice e abbia determinato l'adozione della misura cautelare.
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