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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 19816/2020 del 22/09/2020

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Spina chiedeva l'accertamento dell'acquisto della proprietà per usucapione di un alloggio sito in Riposto assegnatogli con patto di futura vendita nell'ambito di un intervento di edilizia pubblica realizzato dallo I.A.C.P. per conto delle Ferrovie (oggi R.F.I.) ai sensi della L. n.605/1966. Sosteneva che una deliberazione comunale del 1978 avesse rinunciato al diritto di accessione e che quindi l'immobile non appartenesse più al patrimonio indisponibile del Comune, rendendo possibile l'usucapione. In primo grado il Tribunale aveva accolto la domanda; R.F.I. aveva appellato e la Corte d'appello, rilevata la natura di patrimonio indisponibile dell'immobile e l'incompletezza del procedimento amministrativo di trasferimento della proprietà superficiaria, aveva rigettato la domanda di usucapione. Il ricorrente ha impugnato in Cassazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Spina. Ha ritenuto inammissibili o infondati vari motivi di censura (tra cui quelli relativi alla presunta genericità dell'appello di R.F.I. e all'interpretazione delle trascrizioni immobiliari) e ha confermato il principio che gli alloggi costruiti nell'ambito di interventi pubblici restano nel patrimonio indisponibile dell'ente fino al completamento delle procedure amministrative di assegnazione o fino a prova di un atto di interversione del possesso ex art.1141 c.c.; in assenza di tali condizioni non può formarsi il possesso utile ad usucapionem. Ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore di R.F.I. e dello I.A.C.P., nulla per il Comune di Riposto che non ha svolto difesa nel giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 934 c.c.

    Richiamato nel quadro della disciplina del diritto di accessione: la Corte ha ritenuto irrilevante la sola deliberazione comunale di rinuncia alla accessione se il procedimento complesso di assegnazione previsto dalla legge non si è concluso; la rinuncia non produce automaticamente la declassificazione del bene dal patrimonio indisponibile.

  • Legge n.605/1966 (art.6 e artt. connessi)

    Normativa di riferimento per l'intervento edilizio pubblico e i patti di futura vendita: la Corte ha stabilito che, fino al completamento delle procedure previste dalla legge, gli alloggi restano nel patrimonio indisponibile e non sono usucapibili.

  • art. 1141 c.c.

    Richiamato per il principio dell'interversio possessionis: la semplice detenzione derivante da un patto di futura vendita non si trasforma in possesso utile all'usucapione senza un atto di interversione idoneo.

  • artt. 830 e 828 c.c.

    Principio generale secondo cui i beni del patrimonio indisponibile degli enti pubblici possono essere sottratti alla destinazione pubblica solo nei modi stabiliti dalla legge; ne deriva l'incompatibilità dell'usucapione rispetto a beni con destinazione pubblica primaria.

  • art. 342 c.p.c. e art. 343 c.p.c. in relazione all'art. 360 n.3 c.p.c.

    Rilevati in relazione al motivo che denunciava omissione di controllo sulla genericità dell'appello: la Corte ha dichiarato inammissibile la censura perché il ricorrente non ha riprodotto nell'atto di impugnazione gli elementi contestati, come richiesto dalle regole processuali.

  • art. 112 c.p.c. in relazione all'art. 360 n.3 c.p.c.

    Censura riguardante la presunta ultra petizione: la Corte ha ritenuto l'esame della deliberazione comunale necessario e connesso alla questione centrale della natura patrimoniale del bene, perciò non viziato da eccesso di petizione.

  • art. 2643 c.c.

    Richiamato in relazione alla prova attraverso gli atti di trascrizione: la Corte ha ricordato che la trascrizione è elemento amministrativo utile al convincimento del giudice ma non costituisce prova incontrovertibile dello stato giuridico del bene; inoltre la censura non era sufficientemente specifica.

  • art. 2932 c.c.

    Men- zionato in atti di merito come norma riferibile all'usucapione (presupposti temporali), ma la decisione si è concentrata sull'impossibilità giuridica dell'usucapione per beni di patrimonio indisponibile fino al perfezionamento degli atti amministrativi.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n.115/2002

    Richiamato in relazione al pagamento del contributo unificato: la Corte ha rilevato la sussistenza dei presupposti per l'eventuale versamento supplementare previsto dalla norma.

Massime di principio

  • I beni inclusi nel patrimonio indisponibile di un ente pubblico in relazione a interventi di edilizia pubblica non sono suscettibili di usucapione finché non si è completato il procedimento amministrativo che ne determina la declassificazione o il trasferimento della proprietà.
  • La mera esistenza di una deliberazione o di atti preparatori dell'ente pubblico (es. rinuncia al diritto di accessione) non determina automaticamente la perdita della natura pubblica del bene: occorre l'atto o il procedimento previsto dalla legge che operi la declassificazione.
  • Chi detiene un immobile sulla base di un patto di futura vendita o di un titolo qualificabile come rapporto obbligatorio è, in linea di principio, detentore e non possessore ai fini dell'usucapione; per trasformare la detenzione in possesso utile è richiesta un'interversio possessionis provata secondo l'art.1141 c.c.
  • La trascrizione nei registri immobiliari è elemento di valutazione ma non prova assoluta della titolarità; il giudice valuta complessivamente gli elementi probatori.
  • In Cassazione le censure che impugnano la validità o la specificità di atti di appello o di memorie devono essere formulate con la dovuta specificità e riproducendo i testi o i passaggi rilevanti: l'omissione di tali dettagli può rendere il motivo inammissibile.
  • Quando l'intervento pubblico persegue una finalità primaria (es. casa per i non abbienti, riforma fondiaria, ricostruzione post-sisma), l'interesse pubblico prevale generalmente sulla posizione del singolo fino a che non si realizzi concretamente la destinazione pubblica o si verifichi il declassamento previsto dalla legge.

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