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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43680/2022 del 17/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva annullato, nei confronti dell'indagato, l'ordinanza del GIP limitatamente al capo 4) e aveva sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora nel Comune di Serracapriola. Il PM eccepiva vizi di motivazione in ordine alla ritenuta insussistenza della minaccia o violenza costitutive del reato di estorsione (capo 4), sostenendo che la vittima si era costretta ad accettare condizioni gravose ed economicamente svantaggiose (lavorare per Romano, rinuncia a parte del guadagno) posta in condizione di assoggettamento indefinito, e che la coartazione era stata realizzata con l'ausilio di esponenti malavitosi, configurando così l'estorsione aggravata ex art. 416-bis cod. pen.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività: il ricorso era stato depositato il 13 maggio 2022 mentre il termine di 10 giorni previsto dall'art. 311 cod. proc. pen. decorrente dalla comunicazione dell'avviso di deposito (avvenuta il 20 aprile 2022) era già spirato. Perciò la Corte non è entrata nel merito delle questioni sostanziali sollevate dal PM. Inoltre è stato precisato che la declaratoria di inammissibilità, essendo proposta dalla parte pubblica, non comporta condanna al pagamento delle spese processuali né alla sanzione pecuniaria.

Norme richiamate

  • art. 311 cod. proc. pen.

    Termine di 10 giorni per proporre il ricorso decorrente dalla comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento; la Corte ha operato una verifica d'ufficio della tempestività e ha ritenuto il ricorso tardivo.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sull'aggravante di 'associazione di tipo mafioso' applicabile all'estorsione; il PM sosteneva che i fatti avrebbero dovuto essere letti come estorsione aggravata ex art. 416-bis, ma la Corte non ha valutato la questione nel merito a causa dell'inammissibilità per tardività.

  • Sentenza S.U. n. 42792 del 31/10/2001 (Policastro) Rv. 220092

    S.U. n. 42792 del 31/10/2001

    Principio secondo cui la verifica della tempestività del ricorso è obbligatoria d'ufficio; richiamato per motivare il controllo processuale sulla decorrenza del termine e la conseguente inammissibilità.

Massime di principio

  • Il termine per impugnare le ordinanze cautelari è perentorio e decorre dalla comunicazione dell'avviso di deposito; le corti verificano d'ufficio la tempestività del ricorso.
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile per tardività, la Corte non entra nel merito e le censure sostanziali (es. qualificazione del fatto come estorsione aggravata) restano inevase.
  • Le deduzioni relative a circostanze aggravanti (ad es. coinvolgimento di soggetti malavitosi ex art. 416-bis) devono essere tempestivamente e adeguatamente motivate e supportate nei gradi di impugnazione per essere valutate sul merito.
  • La declaratoria di inammissibilità proposta da parte pubblica non comporta automatica condanna alle spese processuali o sanzione pecuniaria nei suoi confronti.
  • In caso di sostituzione di misure cautelari (es. arresti domiciliari con obbligo di dimora), per contestare la decisione è necessario impugnare rispettando i termini procedurali, altrimenti si perde la possibilità di ottenere il rinnovato esame giudiziario delle esigenze cautelari.

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