Cassazione Penale, Sentenza n. 35469/2024 del 20/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Palermo del 23.01.2024 che aveva dichiarato inammissibile e, comunque, rigettato nel merito l'istanza di semilibertà. Il ricorrente deduce violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p. per inosservanza dell'art. 4-bis e dell'art. 58-ter dell'ordinamento penitenziario e per mancata, contraddittoria o illogica motivazione. Sostiene che la riforma dell'art. 4-bis (novella che ha reso relativa la presunzione di mantenimento di collegamenti con l'organizzazione) consente l'accesso ai benefici anche in assenza di collaborazione, purché emergano elementi di reale dissociazione o attività riparatorie; evidenzia la lunga detenzione (dal 2009), la condotta detentiva positiva, la liberazione anticipata ottenuta, la possibilità di lavoro in ambiente 'lecito' e la presunta impossibilità o inesigibilità della collaborazione nel caso concreto. Contesta inoltre la valutazione negativa delle note di polizia e delle Procure e la rilevanza attribuita ai legami familiari e ad indagini che in qualche caso si sono concluse con assoluzioni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di Sorveglianza di Palermo abbia applicato correttamente la normativa vigente e la giurisprudenza di riferimento, valutando in modo congruo e logico gli elementi istruttori: gravi precedenti, posizione apicale nell'associazione, informative di polizia e pareri negativi della Procura Distrettuale Antimafia e della Procura Nazionale Antimafia che evidenziavano la persistenza di collegamenti e il pericolo di ripristino dei legami con il clan Zazo-Mazzarella; assenza di attività riparatorie idonee o di condotte dissociative dimostrate; rischio concreto derivante dall'eventuale svolgimento di un'attività lavorativa nell'area di operatività del sodalizio. La Corte ha ribadito che, dopo la modifica di cui alla novella legislativa, la presunzione di mantenimento di collegamenti è diventata relativa e spetta al detenuto l'onere di allegare e provare elementi concreti idonei a superarla; il Tribunale ha correttamente ritenuto non soddisfatto tale onere nel caso concreto. La condotta positiva in carcere e la liberazione anticipata sono state rilevate ma ritenute non decisive alla luce dei rischi indicati. Pertanto il provvedimento impugnato è stato confermato e il ricorso rigettato.
Norme richiamate
art. 4-bis ordinamento penitenziario (legge n. 354/1975)
La presunzione di mantenimento di collegamenti con l'organizzazione di appartenenza, per i reati cd. 'di prima fascia', è divenuta relativa dopo la novella legislativa; quindi l'accesso a benefici può essere possibile anche senza collaborazione, ma richiede la prova, mediante elementi concreti e stringenti, dell'assenza di collegamenti attuali o potenziali e/o di attività riparatorie e dissociative.
art. 58-ter ordinamento penitenziario (legge n. 354/1975)
Stabilisce i criteri integrativi e le esigenze di valutazione per l'accesso ai benefici in assenza di collaborazione: il giudice deve esaminare il percorso rieducativo e gli indici che dimostrino la mancata sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata; l'onere probatorio grava sul richiedente.
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Norma che disciplina il motivo di ricorso per cassazione relativo a violazione di norme processuali e mancanza o contraddittorietà della motivazione; la Corte ha ritenuto che non sussistessero vizi tali da giustificare l'annullamento.
d.l. 10.03.2023, n. 20 conv. con legge 05.05.2023, n. 50 (richiamata)
Richiamata come fonte normativa della modifica al regime dell'art. 4-bis che ha reso relativa la presunzione dei collegamenti; la Corte ne conferma l'interpretazione secondo cui la presunzione è superabile ma mediante indici stringenti e cumulativi.
Massime di principio
- La modifica dell'art. 4-bis ha reso relativa la presunzione di mantenimento di collegamenti con la criminalità organizzata: non è più un divieto automatico, ma il beneficiario non collaborante deve allegare e provare elementi concreti che escludano collegamenti attuali o potenziali.
- La condotta positiva in carcere (partecipazione ai programmi, liberazione anticipata, buona disciplina) è rilevante ma non decisiva: può non superare il sospetto di persistenza di collegamenti se sussistono informative, indagini o pareri che indicano rischi concreti.
- La presenza di informative di polizia, pareri della DDA/DNA o elementi che indicano la posizione verticistica del detenuto nell'organizzazione pesa fortemente nella valutazione e può giustificare il rigetto anche in assenza di collaborazione.
- L'onere probatorio circa la mancanza di collegamenti attuali o del pericolo di ripristino grava sul richiedente; è richiesta prova positiva mediante elementi concreti (attività riparatorie, dissociazione pubblica, stabile inserimento in contesti leciti, ecc.).
- La possibilità concreta di svolgere il lavoro o di vivere in un'area di operatività del clan costituisce elemento valutabile negativamente se il contesto favorisce il ripristino dei rapporti criminosi; le prescrizioni della semilibertà potrebbero risultare insufficienti a deterrre il rischio.
- La Corte di Cassazione non sostituisce la valutazione di merito del Tribunale di Sorveglianza salvo errori di diritto, contraddizioni manifeste o motivazioni illogiche: dunque le decisioni motivatamente fondate sui fatti e sulle fonti di polizia sono difficilmente riformabili in sede di legittimità.
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