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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38622/2023 del 21/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di condanna per tentata estorsione aggravata e lesioni (con Zema deceduto dichiarato estinto): Romeo deduce vizio di motivazione sostenendo di essere estraneo, di essersi limitato a tentare di sedare una lite e che le conclusioni si fondano su congetture; Ficara contesta la valutazione probatoria rilevando che indossava la divisa per recarsi al lavoro e quindi non poteva premeditare l'azione estorsiva e censura il diniego delle circostanze attenuanti generiche; Spanò chiede la derubricazione del fatto in tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) e contesta la mancata valutazione della volontà di cooperare in un delitto estorsivo, sostenendo di aver solo sostenuto un amico. È anche censurata la motivazione della Corte d'appello secondo i ricorrenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza, ritenendo congrua e non contraddittoria la motivazione della Corte d'appello. Ha confermato la valutazione delle dichiarazioni della persona offesa (Surace) e della teste oculare (Iriti Caterina) nonché l'intervento della Polizia Giudiziaria a interrompere l'aggressione. Ha ritenuto infondate le ragioni di Ficara e Spanò: la circostanza della divisa non esclude responsabilità e la richiesta di derubricazione è stata adeguatamente motivata dal giudice di primo grado e richiamata in appello. Inoltre la Corte ha ricordato che l'imputato non può lamentare in Cassazione la mancata concessione delle circostanze attenuanti se non richieste nel merito. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3000 in favore della cassa delle ammende; l'inammissibilità dei ricorsi esclude l'esame di eventuali cause estintive sopravvenute in Cassazione.

Norme richiamate

  • art. 393 cod. pen. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni)

    Richiamato come possibile derubricazione invocata dal ricorrente Spanò; la Corte ha ritenuto che nel caso concreto la condotta non rientrasse in tale figura perché la pretesa del risarcimento era priva di fondamento e perseguita consapevolmente come profitto ingiusto

  • art. 597 comma 5 cod. pen. (motivazione sulla mancata concessione delle attenuanti generiche in appello)

    Richiamato per affermare che l'imputato non può dolersi in Cassazione della mancata concessione delle attenuanti generiche se non le aveva richieste nel giudizio di merito; inoltre obbliga il giudice d'appello a motivare il mancato esercizio del potere-dovere di applicazione del beneficio quando siano presenti le condizioni

  • Legge 20 febbraio 2006 n. 46 (sul ruolo della Corte di legittimità)

    Richiamata per ribadire il principio secondo cui la Corte di Cassazione è 'giudice della motivazione' e non può sostituirsi al giudice del merito né riesaminare i fatti sostanziali o riconsiderare il compendio probatorio

  • Giurisprudenza citata - Sez. U., Sentenza n. 22533 del 25/10/2018 (Rv. 275376-0)

    Richiamata a supporto del principio relativo alle attenuanti generiche e al limite del sindacato cassazionale sulla mancata richiesta di benefici in sede di merito

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non riesamina i fatti: i ricorsi che si limitano a chiedere una rivalutazione del materiale probatorio senza confrontarsi specificamente con la motivazione di merito sono spesso inammissibili.
  • Per ottenere la derubricazione del reato in appello e poi sostenere tale questione in Cassazione, è necessario che il gravame affronti espressamente e motivatamente le argomentazioni del giudice di primo grado; la mera enunciazione della fattispecie meno grave è insufficiente.
  • Se non si richiedono specifiche circostanze attenuanti nei gradi di merito, non è normalmente ammissibile lamentarne la mancata concessione in Cassazione; il difensore deve formulare le richieste difensive già nel giudizio di merito.
  • La presenza a un fatto criminoso (anche se si sostiene di essere giunti casualmente) e l'accettazione del rischio di essere coinvolti possono integrare responsabilità penale; circostanze come il fatto di indossare una divisa non escludono automaticamente la colpevolezza se gli elementi probatori indicano partecipazione.
  • Le dichiarazioni della persona offesa e dei testimoni oculari, corroborate dall'intervento della Polizia giudiziaria e da altri riscontri, hanno forte peso nella conferma della responsabilità in sede di legittimità se la motivazione del giudice del merito le ha adeguatamente valutate.
  • I ricorsi generici o che si fondano su congetture sono a rischio di inammissibilità; il difensore in Cassazione deve formulare motivi specifici, ben articolati e attentamente confrontati con la motivazione impugnata.

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