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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20210/2024 del 22/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava: 1) la valutazione della Corte territoriale sull'elemento oggettivo del reato (pericolo concreto per la salute pubblica), sostenendo che la sentenza avrebbe fatto una lettura come di reato di pericolo presunto e si sarebbe indebitamente basata ex post sul parere dell'Istituto Superiore di Sanità del 11/6/2015; 2) la prescrizione del reato, deducendo che il termine si sarebbe estinto (considerate le sospensioni) il 12/7/2023 o, alternativamente, il 26/2/2024, con dies a quo indicato nel 30/8/2014 per l'accertata assenza di controlli dell'impianto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo principale non avesse effettivamente affrontato la ratio decidendi della sentenza impugnata e che la decisione di merito non avesse deformato la fattispecie in termini di reato di pericolo presunto: i giudici di merito avevano invece accertato un concreto pericolo per l'incolumità pubblica (superamento dei limiti di mercurio di oltre dieci volte in un serbatoio di acqua potabile per un comune di 500-600 abitanti) e avevano considerato il parere dell'Istituto Superiore di Sanità nella prospettiva delle misure di risposta adottate. Per l'inammissibilità del ricorso la Cassazione non ha esaminato la questione della prescrizione. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese della parte civile (liquidate in 3.000 euro oltre accessori).

Norme richiamate

  • art. 440 cod. pen.

    Norma del codice penale richiamata per la fattispecie relativa a reati contro la salute pubblica; qui usata per inquadrare il ruolo di responsabilità in materia di gestione di acqua potabile in relazione allo sversamento di mercurio.

  • art. 452 cod. pen.

    Previsione di responsabilità colposa per disastro o inquinamento; applicata in combinazione con l'art. 440 per qualificare la cooperazione colposa nella predisposizione di misure di sicurezza.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come limite alla esposizione dei motivi nel ricorso (sinteticità della motivazione richiesta alla corte di legittimità).

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle somme da versare alla Cassa delle ammende; applicata qui per la condanna pecuniaria accessoria dovuta per l'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • La Cassazione richiede che il motivo di ricorso identifichi e si confronti sostanzialmente con la ratio decidendi della sentenza impugnata; la mancata presa in considerazione della ratio determina l'inammissibilità del ricorso.
  • Nei reati di pericolo per la salute pubblica la valutazione del concreto pericolo si fonda su dati fattuali e sulle misure di risposta adottate: un parere tecnico successivo (ex post) non annulla automaticamente le risultanze che documentano un superamento dei limiti, se le misure adottate confermano l'esistenza di un pericolo concreto e prolungato.
  • La qualificazione della fattispecie come reato di pericolo presunto versus pericolo concreto dipende dalla ricostruzione fattuale operata dai giudici di merito; la Cassazione, in presenza di una doppia conforme, dà rilievo alla motivazione di merito purché coerente e non manifestamente illogica.
  • Se un ricorso viene dichiarato inammissibile per vizi formali o per mancato confronto con la ratio decidendi, questioni sostanziali come la prescrizione possono restare inammissibili e non esaminate dalla Corte di legittimità.
  • La parte che propone ricorso deve curare non soltanto la sussistenza di errori giuridici ma anche il puntuale confronto con gli argomenti centrali della decisione impugnata per evitare condanne alle spese e alla Cassa delle ammende.

Testo integrale

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