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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35173/2022 del 21/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Roma che non aveva convalidato l'arresto eseguito il 23/10/2021 dalla polizia giudiziaria nei confronti di Mansouri per rapina e lesioni. Il ricorso sosteneva che sussistesse lo stato di "quasi flagranza" perché gli agenti erano intervenuti immediatamente dopo il fatto, avevano constatato la ferita sanguinante sulla persona offesa e Mansouri era presente. Il difensore e il Tribunale di merito invece hanno rilevato che l'arresto era stato effettuato in base al racconto della vittima e di terzi e che non vi era una percezione autonoma, da parte degli agenti, di tracce del reato riconducibili inequivocabilmente all'indagato.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso del Procuratore inammissibile confermando la decisione del Tribunale di non convalidare l'arresto. La Corte ha ritenuto che mancassero tracce o elementi intrinsecamente riferibili all'indagato (es. tracce sulla persona o oggetti inequivocabilmente collegabili a lui) tali da realizzare la "quasi flagranza". Poiché l'arresto era fondato essenzialmente sulle informazioni fornite dalla vittima/terzi e non su una immediata e autonoma percezione delle tracce del reato da parte degli agenti, non erano soddisfatti i presupposti di legge per la convalida.

Norme richiamate

  • art. 628 cod. pen. (rapina)

    E' la fattispecie penale contestata (rapina). Nel provvedimento è richiamata come parte della descrizione dell'ipotesi di reato oggetto dell'arresto, ma la decisione riguarda la legittimità dell'arresto non la qualificazione del fatto.

  • art. 582 e art. 585 cod. pen. (lesioni personali)

    Fattispecie penale contestata (lesioni personali). Richiamata per descrivere i reati per cui era stato eseguito l'arresto; non influisce direttamente sui criteri di flagranza esaminati dalla Corte.

  • art. 380 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'arresto in flagranza operato dalla polizia giudiziaria; la Corte richiama la normativa nel suo complesso per valutare la legittimità dell'arresto effettuato dagli agenti.

  • art. 381 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina il procedimento di convalida dell'arresto; richiamata per distinguere i casi in cui l'arresto in flagranza/quasi-flagranza è giustificato.

  • art. 382 cod. proc. pen.

    Definisce lo stato di flagranza e la c.d. "quasi flagranza": la prima richiede la diretta percezione dell'azione criminosa, la seconda richiede (i) tempestività temporale (subito dopo il reato) e (ii) elementi individualizzanti che colleghino inequivocabilmente il soggetto al reato. La Corte sottolinea che le 'tracce o cose' devono essere rinvenute sulla persona del sospetto o comunque essere intrinsecamente idonee a collegarlo in modo inequivocabile al reato, senza necessità di ulteriori indagini.

  • Sez. U, n. 39131 del 24/11/2015 (Ventrie, Cass. SS.UU.)

    Giurisprudenza di legittimità richiamata che afferma l'illegittimità dell'arresto effettuato sulla sola base delle informazioni fornite dalla vittima o da terzi nell'immediatezza del fatto: la quasi-flagranza richiede l'immediata ed autonoma percezione, da parte di chi procede, delle tracce del reato e del loro collegamento inequivocabile con l'indiziato.

Massime di principio

  • Perché sussista la quasi-flagranza non è sufficiente che la polizia intervenga subito dopo il fatto e che il sospetto sia presente: è necessaria la immediata e autonoma percezione di tracce o elementi che colleghino inequivocabilmente il sospetto al reato (es. tracce sulla sua persona o oggetti riconducibili direttamente all'azione criminosa).
  • Un arresto basato unicamente sulle dichiarazioni della vittima o di terzi, anche se raccolte nell'immediatezza, non integra di per sé la condizione di quasi-flagranza e può essere illegittimo se manca il collegamento diretto tra le tracce del reato e l'indagato.
  • Nel valutare la convalida dell'arresto il giudice deve verificare non solo la temporalità dell'intervento, ma soprattutto la presenza di elementi 'individualizzanti' e autonomamente percepiti dagli agenti al momento dell'arresto.
  • Se gli agenti richiedono l'identificazione o il legame fra sospetto e fatto attraverso assunzione di informazioni (vittime/terzi) anziché per constatazione diretta di tracce riconducibili all'indagato, l'arresto può essere non convalidato e il soggetto rimesso in libertà.
  • In situazioni simili è prudente per la polizia giudiziaria documentare e conservare ogni elemento materiale rinvenuto al momento dell'intervento (firme di violenza, sangue, oggetti, indumenti) e annotare la percezione diretta di tali elementi per poter giustificare la sussistenza della quasi-flagranza.

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