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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5687/2025 del 12/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Bari che aveva confermato il titolo cautelare (ordinanza GIP 13/06/2024) per il duplice tentato omicidio del 18/09/2018 nell'ambito di contrapposizioni tra gruppi mafiosi. Il ricorrente ha dedotto quattro motivi: 1) insufficienza e ambiguità degli indizi (vizio di motivazione sul giudizio di gravità indiziaria), 2) omissione di valutazione sulla diversa qualificazione giuridica proposta dalla difesa (da tentato omicidio a lesioni personali), 3) carenza motivazionale sulle esigenze cautelari alla luce del lungo intervallo temporale tra il fatto (2018) e la misura (2024), 4) violazione del principio del ne bis in idem rispetto a una condanna definitiva per detenzione/porto d'arma del 17/09/2018.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato quanto al secondo motivo: il Tribunale ha omesso di considerare e motivare le argomentazioni difensive relative alla diversa qualificazione giuridica del fatto, configurando una lacuna motivazionale e un travisamento processuale. Per tale ragione la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato il giudizio al Tribunale di Bari per nuovo esame. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per i limiti del sindacato di legittimità (vietato re-ponderare le prove); il terzo e quarto motivo sono stati assorbiti dalla decisione di annullamento e rinvio.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Richiamata per la costituzione del Tribunale in composizione monocratica per il riesame; utilizzo formale per la competenza del Collegio che ha deciso sull'ordinanza cautelare

  • art. 416-bis c.p.

    art. 416-bis, comma 1 c.p.

    Il fatto è stato inquadrato come reato aggravato dalla normativa antimafia; ciò ha fatto ritenere operative presunzioni relative di pericolosità sociale e ha inciso sulla valutazione dell'adeguatezza della custodia cautelare

  • principio del ne bis in idem

    Sollevato dalla difesa in relazione a precedente condanna per detenzione/porto d'arma; il Tribunale aveva escluso la corrispondenza tra le condotte, decisione che la Cassazione non ha ritenuto decisiva anziché omessa (la questione è stata assorbita dal rinvio)

Massime di principio

  • La Corte di legittimità non può rimettere in discussione la valutazione di merito sugli elementi di fatto (inammissibilità di motivi che chiedono rivalutazione degli indizi), salvo vizi di diritto o di motivazione formale.
  • Il giudice di rinvio deve affrontare e motivare espressamente ogni punto rilevante dedotto dalla difesa, in particolare richieste di riqualificazione giuridica del fatto: l'omissione di valutazione costituisce motivo idoneo all'annullamento.
  • Le intercettazioni ambientali e le prove di collegamento (es. video-sorveglianza, dichiarazioni di collaboratori) sono elementi forti di gravità indiziaria, ma la difesa può ottenere il controllo della loro utilizzazione nella motivazione; tuttavia la Cassazione non riesamina la loro valutazione probatoria nel merito.
  • Il tempo intercorso tra il fatto e l'adozione della misura cautelare non esclude automaticamente le esigenze cautelari: il giudice deve valutare e motivare specificamente l'esistenza di occasioni prossime di reiterazione o di altri pericoli.
  • La eccezione di ne bis in idem richiede un'analisi comparativa accurata tra i fatti e gli oggetti della precedente condanna; il giudice deve motivare la mancata sovrapponibilità ovvero la corrispondenza tra le condotte per respingere l'eccezione.
  • In procedimenti cautelari collegati a reati associativi o aggravati dall'art. 416-bis, le presunzioni relative di pericolosità sociale possono influenzare la valutazione delle esigenze cautelari, ma devono comunque essere esplicitamente confrontate con le specifiche censure difensive.

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