Cassazione Penale, Sentenza n. 1349/2022 del 14/01/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione avverso il rigetto della richiesta di riesame della misura cautelare della custodia in carcere, applicata con ordinanza del GIP del 02/12/2020 per reati relativi ad attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.), associazione per delinquere e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Il ricorrente deduceva: (1) errata determinazione della competenza territoriale (i giudici del riesame avrebbero dovuto individuare la competenza nel distretto di Napoli, atteso che la documentazione falsa sarebbe stata predisposta prevalentemente a Casoria); (2) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla sussistenza delle esigenze cautelari, lamentando che i giudici avevano illegittimamente valorizzato la facoltà di non rispondere degli indagati e non avevano considerato che il sequestro delle società e dei mezzi rendeva impossibile la reiterazione del reato.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Quanto alla competenza territoriale, la Corte ha confermato la correttezza dell'attribuzione al distretto di Torino sulla base della ricostruzione fattuale: la ripetizione di operazioni illecite si sarebbe prevalentemente svolta in Piemonte (sede legale e sedi operative, rapporti con acquirenti piemontesi/lombardi, domiciliazione fiscale di DCM in Piemonte, attività di Musella nel territorio piemontese), non potendosi attribuire esclusivamente rilevanza alla predisposizione documentale occorsa in Casoria e all'uso di una casella di posta elettronica. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto congrua e adeguatamente motivata l'analisi compiuta dal Tribunale che ha esaminato le posizioni individuali, ha indicato elementi indiziari specifici e ha spiegato le ragioni della persistenza del pericolo di reiterazione (esperienza e capacità organizzativa degli indagati). La valorizzazione del silenzio è stata ritenuta incidentale e non decisiva. Esito pratico: rigetto del ricorso, conferma della misura cautelare e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 452-quaterdecies cod. pen. (ex art. 260 d.lgs. 152/06)
Il reato, consistendo in una pluralità di operazioni di traffico illecito di rifiuti realizzate con attività continuative e organizzate, ha luogo laddove si realizza la reiterazione delle condotte illecite; tale 'locus commissi delicti' è rilevante per la determinazione della competenza territoriale.
art. 51, comma 3-bis cod. proc. pen.
Ricorda la funzione attrattiva della competenza al capoluogo distrettuale per determinati reati (e la possibilità che il giudice del capoluogo sia investito del riesame quando le indagini sono coordinate dalla DDA), con conseguente rilevanza del luogo di reiterazione degli episodi per l'individuazione della competenza.
artt. 6 e 9, comma primo, cod. proc. pen.
Richiamati come criteri primari per individuare la competenza territoriale in base al luogo di consumazione e agli altri parametri oggettivi; i criteri sussidiari del comma 2 e 3 dell'art. 9 vanno usati solo in via residuale.
Norma citata come riferimento per i criteri residuali di determinazione del luogo del fatto quando i parametri oggettivi non siano applicabili; la corte sottolinea che l'accertamento del luogo può richiedere una valutazione di fatto.
art. 23, comma 8 D.L. n. 137/2020
Richiamato a riguardo del rito/processo secondo cui il ricorso è stato trattato (procedura speciale di esame del ricorso).
Massime di principio
- Per reati di traffico illecito di rifiuti configurati come attività organizzata e reiterata, il 'luogo del reato' va individuato dove si è consumata la reiterazione delle condotte illecite (locus commissi delicti) e non esclusivamente dove siano stati predisposti documenti falsi.
- La mera esistenza di documentazione predisposta in un comune diverso non basta, da sola, a spostare la competenza territoriale se la maggior parte delle operazioni, i clienti e la gestione economica risultano svolti in altra circoscrizione.
- L'accesso a caselle di posta elettronica non determina di per sé la competenza territoriale, considerata la possibile accessibilità da luoghi diversi; occorre valutare il complesso degli elementi fattuali.
- Quando le indagini sono coordinate dalla DDA o da un PM distrettuale per reati rientranti nelle sue attribuzioni, questi può perseguire anche reati emergenti nelle indagini senza che ciò generi di per sé problemi di competenza, fermo restando il principio di unitarietà delle indagini e la verifica del luogo di consumazione.
- Il sequestro di società e mezzi non annulla automaticamente il pericolo di reiterazione: il giudice deve valutare l'esperienza, i rapporti e la capacità degli indagati di riorganizzare attività illecite anche con risorse diverse.
- La scelta difensiva di avvalersi della facoltà di non rispondere non può costituire, da sola e senza adeguata contestualizzazione, la base esclusiva per la misura cautelare; tuttavia il silenzio può essere considerato in combinazione con altri indizi concreti.
- Per la configurazione e la conferma di misure cautelari è necessaria una motivazione dettagliata e specifica sull'esistenza e persistenza delle esigenze cautelari, con riferimento agli elementi indiziari relativi a ciascun indagato.
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