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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6634/2022 del 23/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente chiedeva l'annullamento dell'ordinanza che aveva rigettato l'appello avverso il diniego di dissequestro di azioni e quote di sua intestazione (pari a un terzo) di Sicula Trasporti s.p.a., Gesac s.r.l. e Eta-Service s.r.l., precedentemente sottoposte a sequestro preventivo nei procedimenti contro i suoi fratelli Antonino e Salvatore Leonardi per traffico illecito di rifiuti (art. 452-quaterdecies c.p.). La Leonardi deduceva: (i) violazione del principio devolutivo perché il Tribunale d'appello avrebbe motivato il rigetto riferendosi alla finalità di confisca mentre il riesame aveva ammesso la misura solo per finalità impeditive; (ii) errata valorizzazione di una intercettazione e travisamento probatorio; (iii) carenza di motivazione circa il requisito del periculum, con confusione tra profilo del periculum e quello della confiscabilità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto i motivi in parte generici e in parte manifestamente infondati: la censura sul devolutum è priva di pregio poiché il sequestro era stato disposto anche con finalità di confisca obbligatoria; la doglianza sulla valutazione della intercettazione e sul travisamento della prova è inammissibile in cassazione, perché il ricorso per le misure reali può mirare solo a violazioni di legge; il terzo motivo (periculum) è manifestamente infondato perché un terzo può contestare in sede di merito e di legittimità soltanto la propria titolarità o la mancanza di un contributo al reato, non l'esistenza dei presupposti della misura cautelare. Condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 322-bis cod. proc. pen.

    Norma richiamata perché l'ordinanza impugnata è stata emessa in materia di misure cautelari reali secondo la disciplina dell'art. 322-bis; la Corte ha ritenuto conforme la procedura seguita dal Tribunale di Catania.

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla difesa come limite procedurale; la Corte non ha ritenuto fondata la censura connessa a questo richiamo in quanto le doglianze erano generiche.

  • art. 321 cod. proc. pen., comma 1 e comma 2

    L'art. 321 comma 1 riguarda le finalità impeditive della misura cautelare; il comma 2 consente il sequestro preventivo per consentire la confisca. La Corte ha confermato che il sequestro poteva essere disposto sia per finalità impeditive sia per finalità di confisca obbligatoria, giustificando la motivazione del Tribunale di appello.

  • art. 452-quaterdecies cod. pen.

    Norma sostanziale che incrimina l'attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti; la rilevanza di questa norma è nella possibilità che beni riferibili all'attività siano assoggettati a sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria.

  • art. 321 cod. proc. pen. (richiamato anche in relazione al periculum)

    Usato per contestare la valutazione del requisito del periculum; la Corte ha affermato che, riguardo ai terzi, non è consentito contestare in cassazione l'esistenza dei presupposti della misura, se non nei limiti permessi dalla giurisprudenza.

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato dalla ricorrente in relazione agli oneri motivazionali; la Corte ha ritenuto inammissibile o infondato il relativo rilievo perché la motivazione del Tribunale è risultata adeguata rispetto alle questioni devolute.

  • art. 325, comma 1, cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti del ricorso per cassazione avverso le misure cautelari reali (possibilità di dedurre violazioni di legge). La Corte ha ricordato che non è consentito in cassazione il sindacato di merito sui fatti o la valutazione probatoria, motivo per cui le doglianze sulla motivazione probatoria sono inammissibili.

  • art. 322 cod. proc. pen.

    Norma sul riesame; la Corte ha esaminato il contenuto del provvedimento di riesame e ha ritenuto che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, esso indicava la possibilità di sequestro anche ai fini della confisca.

Massime di principio

  • Il terzo estraneo al reato che chiede la restituzione di beni sottoposti a sequestro preventivo può, in sede di merito e di legittimità, far valere principalmente la propria titolarità effettiva del bene e l'assenza di un suo contributo alla commissione del reato; non può invece mettere in discussione liberamente l'esistenza dei presupposti della misura cautelare (periculum o causa di confisca) in sede di cassazione.
  • In cassazione avverso provvedimenti cautelari reali è ammissibile sindacare violazioni di legge, non il merito della valutazione probatoria: le doglianze basate su presunto travisamento della prova o errata valutazione di intercettazioni risultano, salvo casi qualificabili come palese illogicità giuridica, inammissibili.
  • Occorre precisione e specificità nel delineare il motivo di ricorso: censure generiche o confusamente formulate rischiano l'inammissibilità per insufficiente confronto con gli argomenti del giudice di merito.
  • Quando il sequestro è motivato anche con finalità di confisca obbligatoria (es. per reati che prevedono confisca predefinita), il giudice d'appello può tenerne conto e la difesa deve affrontare esplicitamente tale parametro nel gravame; non basta sostenere che il riesame si riferisse soltanto a finalità impeditive, se il testo del riesame indica il contrario.
  • Chi impugna deve dimostrare un interesse concreto e attuale alla restituzione (utile effetto pratico del provvedimento favorevole); l'assenza di tale precisazione può comportare il rigetto della censura per carenza di interesse.

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