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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18146/2026 del 20/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava il decreto della Corte di appello di Napoli che aveva rigettato l'appello avverso il decreto del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere relativo all'esecuzione di provvedimenti di revoca/sequestro su beni oggetto di confisca. Il motivo unico dedotto (ai sensi degli artt. 606 lett. b) ed e) c.p.p. e con richiamo a varie norme del d.lgs. n.159/2011 e alla l. 306/1992 art.12-sexies) sosteneva che, in precedente sentenza della Corte d'appello di Napoli dell'11/05/2018 (irrevocabile il 28/05/2021), era stata revocata la confisca ai sensi dell'art.12-sexies l.306/1992 e che il provvedimento impugnato non avrebbe adeguatamente considerato il giudicato formatosi nel procedimento di prevenzione (e la giurisprudenza citata, incluse Sez. U. 2648/2026 e Sez. 5, n.39794/2023), omettendo un confronto con tale giudicato e dunque inducendo, a detta del ricorrente, l'erronea esclusione della revocazione per contrasto tra giudicati.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile per più ragioni: 1) carenza di allegazione della qualità in cui il ricorrente agiva (mancata prova della legittimazione e dell'interesse concreto e attuale ad impugnare, specie trattandosi di beni intestati a società); 2) difetto di autosufficienza del ricorso (mancata indicazione degli atti da inserire nel fascicolo ai sensi della disciplina di procedura, con conseguente impossibilità della cancelleria di integrare il fascicolo); 3) motivazione del ricorso generica e priva di confronto critico con le ragioni del provvedimento impugnato, che aveva comunque dato rilievo all'effetto diverso determinato dalla morte di Dante Passarelli (estinguendo il reato e incidendo sulla possibilità di applicare la confisca a norma dell'art. 12-sexies nei confronti degli eredi). Per queste ragioni il ricorso non supera i requisiti di ammissibilità. Conseguentemente il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 12-sexies, legge 306/1992

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui la morte dell'indagato estingue il reato e comporta l'impossibilità di mantenere la confisca prevista dall'art.12-sexies nei confronti degli eredi; tale principio giustifica la decisione di revoca/separazione degli effetti sui beni acquisiti iure successionis.

  • artt. 606, lett. b) e e), c.p.p.

    Norme che individuano i motivi di ricorso per cassazione (vizi di motivazione e violazione di norme di diritto); la Corte ha ritenuto che il ricorso non abbia formulato un critico e specifico censimento degli errori indicati e sia quindi generico e inidoneo.

  • art. 568 e art. 591, comma 1, lett. a), c.p.p.

    Richiamate in relazione ai requisiti di legittimazione e interesse ad impugnare: la Corte ha sottolineato che la legittimazione e l'interesse sono condizioni autonome di ammissibilità e devono essere esplicitamente rappresentati e dimostrati.

  • art. 165-bis disp. att. cod. proc. pen. (e d.lgs. 6/2/2018 n.11 - richiamato)

    Applicato il principio di autosufficienza del ricorso in cassazione: l'onere del ricorrente di indicare puntualmente gli atti da inserire nel fascicolo e di rendere il ricorso autosufficiente; la mancata indicazione ha determinato un vizio di ammissibilità.

  • d.lgs. n.159/2011 (artt. 1, 4, 24, 28 richiamati)

    Norme sul procedimento di prevenzione e sugli effetti patrimoniali; il ricorso richiamava disposizioni del d.lgs. 159/2011 ma la Corte ha ritenuto che non sia stato fornito un confronto critico e puntuale con la motivazione impugnata circa la portata di tali norme nel caso concreto.

  • art. 7 legge 1423/1956

    Citato dal ricorrente tra le norme rilevanti; la Corte non ha trovato nel ricorso un'interpretazione o un'applicazione specifica e convincente della norma rispetto ai fatti dedotti.

Massime di principio

  • Per essere ricevibile in Cassazione il ricorso deve indicare chiaramente la qualità in cui si agisce e dimostrare l'interesse concreto e attuale ad impugnare: la mera affermazione di essere stato "socio" o amministratore non è sufficiente quando i beni sono intestati a una società.
  • Il principio di autosufficienza del ricorso impone l'indicazione puntuale degli atti da inserire nel fascicolo: la cancelleria non può essere chiamata a individuare autonomamente gli atti sulla base di un ricorso generico.
  • La genericità del motivo e l'assenza di un confronto critico con le ragioni del provvedimento impugnato determinano l'inammissibilità: occorre spiegare in che modo le argomentazioni del giudice di merito siano errate o viziate.
  • Nei procedimenti di prevenzione e in tema di confisca, la morte del soggetto cui si contesta la pericolosità e la responsabilità penale può incidere sulla possibilità di mantenere misure patrimoniali nei confronti degli eredi (effetti iure successionis); va valutato se il reato si sia estinto e come ciò incida sull'applicazione dell'art.12-sexies l.306/1992.
  • Quando si invoca un contrasto tra giudicati o la necessità di revocazione, bisogna documentare chiaramente gli atti e le sentenze contestate e spiegare il rapporto tra i giudicati (natura, contenuto, irrevocabilità) affinché la domanda risulti fondata.
  • L'inammissibilità espone il ricorrente a condanne alle spese e a sanzioni (es. versamento alla Cassa delle ammende): va quindi valutata attentamente la fondatezza formale del ricorso prima di proporlo.

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