Cassazione Penale, Sentenza n. 7094/2025 del 20/02/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 04/07/2024 con cui il GIP ha rigettato l'opposizione al decreto di sequestro probatorio di monili in oro. Il ricorso, proposto dall'avv. Alessandro De Federicis, si fonda su due motivi: (1) vizio motivazionale perché il provvedimento avrebbe ritenuto "evidente e probabile" la provenienza illecita dei beni senza adeguata motivazione; (2) omessa o insufficiente motivazione nella parte in cui l'ordinanza rimanda al provvedimento del Tribunale del riesame.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. Il primo motivo è stato ritenuto manifestamente infondato: il provvedimento contiene una motivazione sintetica ma adeguata, che giustifica il mantenimento del sequestro a fini di prova per la complessità dell'indagine e l'alta probabilità di provenienza delittuosa dei beni, in attesa del riconoscimento da parte della persona offesa. Il secondo motivo è stato dichiarato infondato: il richiamo al provvedimento del Tribunale del riesame è coerente, essendovi corrispondenza tipologica tra i beni rubati e i preziosi trovati, e non confligge con la precedente ordinanza del riesame dell'11/04/2024 che si basava su argomentazioni riferibili al sequestro ex art. 240‑bis. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 263, comma 5, cod. proc. pen.
Norma sul sequestro probatorio: il GIP può disporre il sequestro di cose pertinenti al reato per garantirne la disponibilità come prova. Nel caso la Corte ha ritenuto che la motivazione sintetica risultasse sufficiente a dimostrare la necessità del sequestro per finalità probatorie, data la complessità dell'indagine e la probabile provenienza delittuosa.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Disposizione procedurale che consente la sintetizzazione dei motivi di ricorso nelle comunicazioni al giudice. È stata invocata per la sintesi dei motivi nel ricorso, senza che ciò pregiudicasse l'esame di merito.
Norma richiamata in riferimento a un diverso tipo di sequestro (presumibilmente finalizzato alla confisca o ad altri effetti penali). La Corte ha distinto le argomentazioni fondate sul sequestro ex art. 240‑bis da quelle riferibili al sequestro probatorio, ritenendo che il richiamo al provvedimento del riesame fosse coerente e non confliggente.
Massime di principio
- Il sequestro probatorio ex art. 263, comma 5, cod. proc. pen. può essere mantenuto anche con una motivazione sintetica purché sia adeguata a illustrare la necessità del provvedimento (es. complessità dell'indagine, alta probabilità di provenienza illecita dei beni).
- Il rinvio a un provvedimento del Tribunale del riesame non costituisce di per sé omissione motivazionale se il richiamo permette di comprendere il nesso probatorio (es. corrispondenza tipologica tra beni rubati e beni sequestrati).
- Distinguere sempre le basi argomentative relative a diversi istituti (sequestro probatorio vs. misure ex art. 240‑bis): la Corte può fondare il mantenimento del sequestro su considerazioni diverse da quelle utilizzate per altri provvedimenti autorizzativi o di conferma.
- L'attesa per il riconoscimento da parte della persona offesa è un elemento valido per giustificare il mantenimento del sequestro a fini probatori.
- Il ricorrente soccombente può essere condannato alle spese processuali; i giudici richiedono motivazioni non necessariamente prolisse ma adeguate e congruenti al tipo di misura contestata.
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