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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 06031/2026 del 13/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La società ricorrente impugna l'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di macchinari trasferiti dalla fallita La Carta s.r.l. tramite una serie di cessioni intermedie. Mabel deduceva: violazione del diritto a un giusto processo e del contraddittorio (art. 6 CEDU e art. 111 Cost.); violazione del diritto di proprietà e proporzionalità della misura (art. 42 Cost. e art. 1 Protocollo addizionale CEDU); vizio della motivazione e violazione dell'art. 321 c.p.p., sostenendo che i beni erano stati acquistati in buona fede tramite negozi leciti e pagamenti tracciabili, che alcuni contratti non sarebbero stati sottoscritti e che non sussisteva pericolo di dispersione; infine violazione degli artt. 24 e 111 Cost.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto preliminarmente che molte censure costituzionali e convenzionali non possono essere dedotte direttamente in cassazione e, in mancanza di questione di legittimità costituzionale, sono inammissibili. Ha inoltre rilevato la radicale aspecificità dei motivi di impugnazione: l'atto non contestava con la necessaria specificità le ragioni di fatto e di diritto poste a fondamento dell'ordinanza del riesame. Quanto al merito valutato dal Tribunale, la motivazione del riesame era dettagliata e logica: ricostruita la sequenza di cessioni, esaminate congruità e provenienza dei corrispettivi, anomalie cronologiche e modalitá di pagamento, cointeressenze e stornamenti senza causale, il Tribunale aveva escluso la buona fede della ricorrente. Per questi motivi la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato MABEL al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art. 6 (Cedu)

    Richiamata dalla ricorrente per il diritto a un giusto processo e al contraddittorio; la Corte ha ritenuto che la deduzione convenzionale non sia deducibile direttamente in cassazione se non a sostegno di questione di legittimità costituzionale, non proposta nel caso.

  • Costituzione italiana, art. 111

    Richiamato in relazione al diritto a un giusto processo; la Corte ha osservato che le censure attinenti alla motivazione e ai vizi di fatto non sono deducibili in cassazione se non sotto i casi espressamente previsti dalla legge processuale.

  • Costituzione italiana, art. 42

    Invocato per la tutela del diritto di proprietà; la Corte ha ritenuto la censura costituzionale inammissibile in cassazione, non essendo stata proposta questione di legittimità costituzionale.

  • Protocollo addizionale alla CEDU, art. 1

    Richiamato in relazione all'inviolabilità della proprietà; la Corte ha equiparato la deduzione convenzionale a quella costituzionale ai fini dell'ammissibilità in cassazione.

  • Codice di procedura penale, art. 321

    Richiamato dalla ricorrente per contestare la decisione di riesame sul sequestro; la Corte ha ritenuto che la censura effettivamente sollevata incidesse sulla motivazione del giudice di merito e non su violazioni di legge deducibili con il ricorso per cassazione contro l'ordinanza di riesame.

  • Codice di procedura penale, art. 606

    Richiamato dalla Corte per delimitare i casi in cui è consentito il ricorso per cassazione (motivi tassativi), osservando che non rientrano le questioni costituzionali o molte critiche di merito e della motivazione.

  • Codice di procedura penale, art. 581

    Richiamato in tema di specificità dell'impugnazione (articolazione dei motivi in relazione alla motivazione impugnata); la Corte ha confermato l'esigenza di correlare puntualmente i rilievi alle ragioni poste a fondamento della decisione impugnata.

  • Disposizioni di attuazione c.p.p., art. 173, comma 1

    Richiamata in merito ai limiti della sintesi dei motivi di ricorso (il ricorso è stato enunciato entro i limiti di tale articolo).

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Applicato dalla Corte per condannare la ricorrente al pagamento delle spese processuali e all'ammenda alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • In cassazione, le questioni di incostituzionalità o di violazione della Convenzione europea non possono essere prospettate come motivi autonomi se non a sostegno di una questione di legittimità costituzionale esplicitamente proposta; altrimenti risultano inammissibili.
  • Il ricorso per cassazione contro un'ordinanza di riesame è ammesso per violazione di legge: non è lo strumento per rieditare i vizi della motivazione o i fatti valutati dal giudice di merito.
  • La specificità del motivo è essenziale: il ricorrente deve indicare con precisione i punti della motivazione che si contestano e dedurre una violazione di legge concreta; meri assunti apodittici non sono sufficienti.
  • Nelle ipotesi di sequestro su beni trasferiti a terzi, la valutazione della 'buona fede' dell'acquirente richiede la ricostruzione della catena delle cessioni, l'esame della congruità e provenienza dei corrispettivi, la tempistica e le modalità di pagamento, le eventuali cointeressenze e gli storni senza causale: anomalie in tali profili possono giustificare il mantenimento del sequestro.
  • Per ottenere riesame favorevole, il terzo deve documentare in modo chiaro e specifico la tracciabilità dei pagamenti, l'autenticità dei contratti (con firme e causali coerenti), l'assenza di collegamenti con soggetti coinvolti nei reati presupposto e l'assenza di segnali obiettivi di anomalia.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta spesso anche sanzioni economiche (spese e ammenda); pertanto è opportuno verificare preventivamente la pertinenza e la specificità dei motivi prima di proporre ricorso.

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