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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47038/2024 del 20/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza di rinvio della Corte di appello di Napoli per molteplici censure: errori qualificatori (richiesta di derubricazione del falso in atto pubblico in art. 371-ter cod. pen. per Consolazio e Iorio), vizio di motivazione o valutazione della prova (soprattutto sulla attendibilita' e sulla frazionabilita' delle dichiarazioni dei collaboratori per Hasbajrami), contestazione della sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 416-bis (agevolazione mafiosa) per più imputati per carenza dell'elemento soggettivo e/o dell'oggettivita' del metodo mafioso, violazioni del divieto di reformatio in peius e della prescrizione su taluni capi, errori nel calcolo della continuazione e dell'aumento per continuazione (rivalutazione della pena per capi G e N), carenza di motivazione sul trattamento sanzionatorio e sul riconoscimento o diniego delle attenuanti generiche, nonche' vizi relativi al rispetto del principio di correlazione tra imputazione e sentenza (in particolare per Maio).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato in parte fondati i ricorsi. Sintesi delle pronunce principali: 1) Consolazio Gabriele e Iorio (brio) Franco: la Corte ha respinto la richiesta di derubricazione al 371-ter (ritenendo corretto il diverso inquadramento del falso in atto pubblico, dato che le dichiarazioni furono rese e fatte risultare come rese al difensore nello studio) ma ha accolto i rilievi relativi all'aggravante di cui all'art. 416-bis nella forma dell'agevolazione, ritenendo la motivazione della Corte di appello lacunosa su elemento soggettivo e consapevolezza; ha quindi annullato con rinvio la parte relativa all'aggravante mafiosa (e ha disposto rinvio ad altra sezione per nuovo giudizio su quel profilo, con possibili riflessi su recidiva e trattamento sanzionatorio). 2) Hasbajrami Fatos: la Cassazione ha ritenuto non sufficientemente motivata la valutazione della Corte di appello sulla credibilita' e convergenza delle dichiarazioni dei collaboratori; ha annullato la sentenza nel punto relativo al tentato omicidio (capi i) e j)) con conseguente proscioglimento per non aver commesso il fatto; ha invece ritenuto fondate le condanne per furto di sigilli di Stato (capo G) e alcuni aspetti rimangono confermati, salvo annullamento con rinvio per la determinazione dell'aumento per continuazione (pena da rideterminare in altra sezione). 3) Maio Simmaco: ricorso fondato per carenze motivazionali sul profilo temporale e sulla correlazione fra imputazione e fatto accertato, nonche' sulla prova della consapevolezza della mafiosita' del gruppo nel periodo contestato; la sentenza e' annullata con rinvio per nuovo giudizio. 4) Russo Pasquale: ricorso inammissibile in cassazione (limitato a censure sul trattamento sanzionatorio), condanna alle spese e pagamento di 3.000 euro alla cassa delle ammende; nulla a favore della parte civile in questa sede. In complesso la maggior parte dei ricorsi e' stata accolta in parte (annullamenti con rinvio su questioni decisive: aggravante mafiosa, attribuzione del tentato omicidio, determinazione aumenti per continuazione, questioni temporali e di motivazione), mentre uno e' stato dichiarato inammissibile (Russo).

Norme richiamate

  • art. 371-ter cod. pen.

    La norma relativa alle false dichiarazioni al difensore e' stata discussa come possibile derubricazione; la Corte ha precisato che l'art. 371-ter presuppone la contemporanea presenza del difensore e della persona informata e non era applicabile quando le dichiarazioni furono predisposte fuori dallo studio e rese apparendo invece come rese al legale

  • art. 479 cod. pen.

    Il reato di falso ideologico in atto pubblico e' stato ritenuto applicabile nei casi in cui gli imputati hanno fatto risultare falsamente che le dichiarazioni erano state rese al difensore nello studio, cosi' concorrendo nel falso attestato dal pubblico ufficiale

  • art. 416-bis cod. pen. (e art. 416-bis.1)

    L'aggravante 'mafiosa' (agevolazione) e' stata valutata con richiamo alla giurisprudenza di legittimita': si richiede dolo intenzionale e consapevolezza che la condotta favorisca il sodalizio mafioso. Non e' sufficiente la mera contiguita' o provenienza del mandato; la Corte ha annullato le statuizioni quando la motivazione non ha dimostrato la finalita' specifica e la consapevolezza del contribuire al rafforzamento dell'associazione

  • art. 157 cod. pen.

    La questione della prescrizione e' stata affrontata: la Corte ha ritenuto che la prescrizione non fosse maturata implicitamente in presenza di aggravanti e di sospensioni dei termini per complessita' del dibattimento; l'eccezione difensiva generica e' stata respinta

  • art. 133 cod. pen.

    Richiamato nel contesto della determinazione della pena e del bilanciamento aggravanti/attenuanti: la Corte ricorda che il giudizio di bilanciamento e' rimesso al giudice di merito ma che la motivazione deve consentire verificabilita' e proporzionalita' nella determinazione della pena

  • art. 81 cod. pen.

    Invocato rispetto al divieto di cumulo surrettizio delle pene: la Corte richiede che l'aumento per continuazione rispetti i limiti di proporzione tra le pene e non realizzi maldestramente un cumulo materiale

  • art. 304 e art. 310 cod. proc. pen.

    Richiamati nel contesto della sospensione dei termini e delle conseguenze sulla prescrizione: l'ordinanza di sospensione per complessita' determina la sospensione della prescrizione nei confronti dei concorrenti nel medesimo reato

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Contestato in relazione alla valutazione della prova: la Corte sottolinea l'obbligo del giudice di motivare la scelta tra versioni divergenti dei collaboratori e di spiegare perche' le differenze siano irrilevanti rispetto al 'nucleo essenziale' dei fatti

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna alle spese e alla somma a favore della cassa delle ammende in caso di inammissibilita' del ricorso (applicato al ricorrente Russo)

Massime di principio

  • Aggravante mafiosa (art. 416-bis): deve essere provato il dolo specifico, ossia che l'autore del reato volesse agevolare l'associazione e fosse consapevole dell'effetto favorevole per il sodalizio; non basta la provenienza del mandato o la mera appartenenza di chi ordina l'azione
  • Falso in atto pubblico vs art. 371-ter: se una dichiarazione e' stata predisposta fuori dalla presenza del difensore ma fatta risultare come resa al difensore nello studio, i sottoscrittori possono concorrere nel reato di falso in atto pubblico; l'art. 371-ter richiede la presenza del difensore al momento della dichiarazione
  • Collaboratori di giustizia: il giudice puo' adottare la valutazione 'frazionata' delle dichiarazioni ma deve motivare compiutamente perche' le divergenze siano irrilevanti rispetto al nucleo essenziale; divergenze su punti essenziali possono rendere inaffidabili le dichiarazioni e incidere sulla responsabilita' per reati gravi (es. tentato omicidio)
  • Obbligo motivazionale del giudice di rinvio/appello: quando la Cassazione ha annullato per carenza motivazionale, il giudice di rinvio deve rispondere puntualmente alle censure difensive; risposte generiche o formule di stile sono insufficienti e possono determinare nuovo annullamento
  • Continuazione e determinazione degli aumenti: l'aumento per continuazione deve rispettare il principio di proporzionalita' e non duplicare in modo sproporzionato aumenti gia posti in sentenze definitive; il giudice deve motivare l'entita' dell'aumento in relazione agli illeciti collegati
  • Prescrizione e sospensione dei termini: sospensioni disposte per complessita' del dibattimento o per misure cautelari possono interrompere o sospendere i termini prescrizionali anche per concorrenti non sottoposti a custodia, con effetto sulla valutazione delle eccezioni di prescrizione
  • Limiti del sindacato di legittimita' sulla pena: la Cassazione non puo' rivedere discrezionalmente un giudizio di bilanciamento ben motivato dal giudice di merito; censure sulla pena sono ammissibili solo se la motivazione e' illogica o contraddittoria

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