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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19305/2026 del 27/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente, in detenzione domiciliare, aveva chiesto la modifica delle prescrizioni della misura per poter lavorare presso l'Associazione Aiace Aps, sede di Giardini Naxos, dal lunedì al venerdì dalle 15:30 alle 19:00 con contratto a tempo indeterminato. Il Magistrato di sorveglianza aveva respinto la richiesta ritenendola "incompatibile con le caratteristiche, natura e funzione della misura". La Face ha impugnato sostenendo che tale decisione ha trascurato la finalità di reinserimento sociale della detenzione domiciliare, lo stato di indigenza accertato e la precedente autorizzazione al lavoro interrotta per cause non a lui imputabili.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha qualificato correttamente il reclamo come ricorso per cassazione e richiamato i criteri di ammissibilità per i provvedimenti che incidono sulla libertà personale. Ha rilevato che la motivazione del Magistrato di sorveglianza era generica e apodittica, priva di adeguata argomentazione sul perché l'attività lavorativa richiesta fosse incompatibile con la misura. Pertanto ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo esame al Magistrato di sorveglianza di Messina.

Norme richiamate

  • art. 47-ter, comma 2, legge 26 luglio 1975 n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    Disciplina le modifiche delle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare; i provvedimenti che incidono sulla libertà personale in questa materia possono essere impugnati in cassazione per violazione di legge.

  • art. 568, comma 5, cod. proc. pen.

    Consente la riqualificazione del reclamo proposto al giudice di sorveglianza in ricorso per cassazione quando la materia riguarda la libertà personale; utile a precisare la via impugnatoria corretta.

  • art. 568, comma 2, cod. proc. pen.

    Collegato all'art. 111 Cost., delimita l'ammissibilità del ricorso per cassazione ai provvedimenti che incidono sulla libertà personale e chiarisce i limiti di tale rimedio (violazione di legge).

  • art. 111 Cost.

    Principio costituzionale che giustifica l'accesso al ricorso per cassazione per questioni attinenti alla libertà personale, con la limitazione alla sola violazione di legge.

  • art. 284, comma 3, cod. proc. pen. (richiamato per analogia)

    Richiamato dalla giurisprudenza come riferimento per i provvedimenti che incidono sulla libertà personale e per la possibilità di impugnazione; qui usato a titolo comparativo per la ricaduta impugnatoria.

Massime di principio

  • Le richieste di modifica delle modalità di esecuzione della detenzione domiciliare finalizzate all'esercizio di attività lavorativa devono essere motivate con valutazioni concrete: il giudice deve spiegare specificamente perché l'attività richiesta sia incompatibile con la misura.
  • Quando un provvedimento incide sulla libertà personale, il ricorso per cassazione è ammesso per violazione di legge; sono inclusi errori di diritto, errori nella motivazione e vizi motivazionali gravi che rendono incomprensibile il percorso logico-giuridico.
  • La funzione di reinserimento sociale della detenzione domiciliare e lo stato di indigenza del condannato sono elementi che vanno adeguatamente considerati e pesati nella valutazione dell'autorizzazione al lavoro.
  • La precedente autorizzazione a svolgere attività lavorativa e l'interruzione per cause non imputabili al detenuto devono essere valutate favorevolmente, salvo che il giudice fornisca motivazioni specifiche e circostanziate del contrario.
  • Motivazioni generiche, apodittiche o meramente apparenti sono motivo di annullamento: il giudice di merito deve articolare un esame puntuale delle circostanze concrete (tipologia di lavoro, orari, luogo, impatto sulla sicurezza, eventuali esigenze di vigilanza).

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