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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19127/2026 del 27/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'Appello di Bari del 17/02/2025 che, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Bari (01/02/2023), aveva assolto l'imputato dalle condotte riferite agli anni 2015-2017 perché il fatto non sussiste e lo aveva invece ritenuto colpevole del reato previsto dall'art. 10 del d.lgs. n. 74/2000, accertato a Bari il 6/03/2018; la Corte territoriale aveva riconosciuto la continuazione rispetto ad altri fatti definitivi e aveva rideterminato la pena complessiva in anni 2 e mesi 6 di reclusione (pena primaria rideterminata in anni 1 per il capo oggetto di impugnazione). Successivamente alla proposizione del ricorso per cassazione è pervenuta certificazione che attesta il decesso dell'imputato in data 13/11/2025.

La decisione

La Corte di cassazione ha disposto l'annullamento della sentenza impugnata senza rinvio, dichiarando che il reato è estinto per morte dell'imputato. La decisione si fonda sulla consolidata giurisprudenza secondo cui la morte intervenuta dopo la proposizione del ricorso per cassazione impone l'annullamento della sentenza impugnata senza rinvio e con enunciazione della causa nel dispositivo; è altresì precisato che, in tale ipotesi, il rapporto processuale è esaurito e è preclusa ogni pronuncia di proscioglimento nel merito ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 74 del 2000, art. 10

    Norma sostanziale che punisce il fatto per cui Ferrante è stato ritenuto colpevole; il riferimento serve a identificare il reato astrattamente contestato (reato tributario accertato il 6/03/2018)

  • art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma procedurale interpretata nel senso che, una volta che il reato si estingue per morte dell'imputato intervenuta dopo la proposizione del ricorso per cassazione, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio e con indicazione della causa di estinzione; la disposizione impedisce pronunce di proscioglimento nel merito in tali casi

  • Giurisprudenza: Sez. 3, n. 23906 del 12/05/2016, Rv. 267384

    Principio consolidato richiamato dalla Corte: la morte dell'imputato sopravvenuta dopo la proposizione del ricorso per cassazione comporta l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per estinzione del reato

Massime di principio

  • Se l'imputato muore dopo che è stato proposto ricorso in Cassazione, la Corte deve annullare la sentenza impugnata senza rinvio dichiarando l'estinzione del reato per morte; non si procede a un esame di merito né a un proscioglimento definitivo.
  • L'annullamento senza rinvio risponde alla logica che il rapporto processuale penale si estingue con la morte dell'imputato e quindi non ha più senso rinviare la questione ad altri giudici per decisioni di merito.
  • La pronuncia deve contenere espressa enunciazione della causa di estinzione nel dispositivo, come previsto dalla giurisprudenza costante e dall'art. 129 c.p.p.
  • La morte sopravvenuta non consente al giudice di formulare una decisione sostanziale sul fatto (es. proscioglimento per insufficienza di prove): l'unica conseguenza processuale è l'annullamento per estinzione del reato.
  • In casi analoghi è importante tempestivamente produrre certificazione del decesso; la rilevazione dell'estinzione può intervenire in qualsiasi momento del procedimento di impugnazione e determina l'interruzione del giudizio penale pendente.

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