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Cassazione Penale, Ordinanza n. 33484/2026 del 14/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (parte civile)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello di Palermo, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al giudizio di responsabilità per il delitto di ricettazione e alla mancata riqualificazione del fatto nella contravvenzione di incauto acquisto prevista dall'art. 712 c.p. La Corte rileva che entrambi i motivi sono privi di specificità, poiché non indicano in modo puntuale le ragioni di diritto e i dati di fatto posti a fondamento delle doglianze e non confutano concretamente l'apparato argomentativo della sentenza impugnata. Quest'ultima aveva ritenuto provato il dolo della ricettazione, anche nella forma della rappresentazione della concreta possibilità della provenienza delittuosa del bene con accettazione del rischio, escludendo così la configurabilità dell'incauto acquisto, caratterizzato invece da mera colpa nella verifica dell'origine del bene.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità dei motivi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. È stata invece rigettata la richiesta della parte civile di liquidazione delle spese, poiché le conclusioni scritte non avevano apportato un apprezzabile contributo al giudizio, limitandosi ad affermare la correttezza della sentenza impugnata senza sviluppare argomenti diretti a contrastare l'iniziativa dell'imputato.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    La ricettazione richiede la consapevolezza della provenienza delittuosa della cosa, anche nella forma della rappresentazione della concreta possibilità di tale provenienza accompagnata dall'accettazione del rischio.

  • art. 712 c.p.

    contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza

    L'incauto acquisto si caratterizza per una condotta colposa consistente nella mera mancanza di diligenza nel verificare l'origine del bene; la sua configurabilità è esclusa quando sia provato il dolo della ricettazione.

  • art. 616 c.p.p.

    condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, nel caso concreto, della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione è inammissibile per difetto di specificità quando i motivi non espongono puntualmente le ragioni di diritto e i dati di fatto posti a fondamento delle richieste e non confutano concretamente l'apparato argomentativo della decisione impugnata.
  • Il criterio distintivo tra ricettazione e incauto acquisto consiste nell'elemento soggettivo: la ricettazione richiede la consapevolezza della provenienza delittuosa del bene, anche nella forma della rappresentazione della concreta possibilità di tale provenienza con accettazione del rischio, mentre l'incauto acquisto presuppone una condotta colposa derivante dalla mancata diligenza nella verifica dell'origine della cosa.
  • Quando la motivazione della sentenza impugnata accerta il dolo della ricettazione, il ricorso che chieda la riqualificazione del fatto nell'incauto acquisto deve confrontarsi specificamente con tale accertamento; una doglianza meramente assertiva non è sufficiente.
  • La parte civile non ha diritto alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità quando le conclusioni scritte si limitano ad affermare la correttezza della decisione impugnata senza apportare un apprezzabile contributo argomentativo alla trattazione del ricorso.

Come è indicizzato

MaterieRicettazioneImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale

Testo integrale

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