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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 3090/2025 del 27/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione in cassazione dell'ordinanza che aveva confermato il rigetto dell'appello avverso l'applicazione della misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici per 12 mesi, disposta in relazione ai reati rivelazione di segreti d'ufficio (art. 326 c.p.) e associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). Il ricorrente deduceva vizio di motivazione sul giudizio di gravità indiziaria: si contestava l'insufficiente individuazione di Dattis quale fonte delle fughe di notizie, l'assenza di contatti con i colleghi che conducevano l'indagine "Reset", la non individualizzante valenza delle conversazioni intercettate (compresa quella del 30/11/2020 ritenuta dagli originari giudici elemento individualizzante), l'esistenza di altre possibili fonti (es. luogotenente Gerardo Brienza) acquisita successivamente, l'irrilevanza delle frequentazioni e delle verifiche documentali sugli incarichi, e la mancata esaustiva consegna di taluni file di intercettazione chiesti dalla difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato l'ordinanza del Tribunale del riesame per carenza di adeguata e individualizzante motivazione sul punto della gravità indiziaria. Il Collegio ha ritenuto che gli elementi valorizzati dal Tribunale erano ambigui e non sufficienti a identificare con qualificata probabilità Dattis come autore o tramite delle rivelazioni (non è sufficiente l'appartenenza alla Guardia di Finanza e la frequentazione di Capitano), e ha censurato l'utilizzo di dichiarazioni de relato del collaboratore senza riscontri extrinseci. Disposta la nullità dell'ordinanza impugnata e il rinvio al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 310 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 326 c.p.

    Delitto contestato: rivelazione di segreti d'ufficio; è il contenuto della notizia riservata la cui divulgazione è oggetto della misura interdittiva.

  • art. 416-bis c.p.

    Associazione di tipo mafioso contestata nel procedimento "Reset", contesto nel quale si sarebbero verificate le rivelazioni di notizie riservate.

  • art. 273 c.p.p.

    Disciplina della misura cautelare personale per la gravità indiziaria: la gravità indiziaria richiede elementi pertinenti e dotati di elevata probabilità dimostrativa; la Corte richiama i criteri giurisprudenziali per la valutazione degli indizi.

  • art. 310 c.p.p.

    Norma richiamata per la competenza in caso di rinvio: l'ordinanza annullata è rinviata al Tribunale competente ai sensi di questa disposizione.

Massime di principio

  • Per l'applicazione di misure cautelari o interdittive è necessaria una gravità indiziaria adeguata e individualizzante: appartenenza alla stessa amministrazione o semplici frequentazioni non bastano a identificare l'autore della rivelazione.
  • Le intercettazioni devono contenere elementi tali da consentire, con elevata probabilità, il collegamento tra il soggetto e la specifica informazione riservata; riferimenti generici a "amici" o "fonti" sono spesso insufficienti.
  • Le dichiarazioni di collaboratori o testimonianze de relato richiedono verifica dell'attendibilità e riscontri estrinseci prima di essere utilizzate per fondare una misura cautelare.
  • Il giudice del riesame deve motivare specificamente in ordine alle doglianze difensive; l'omessa considerazione di argomentazioni rilevanti o il ricorso a inferenze logiche non spiegate può determinare l'annullamento del provvedimento.
  • Eventuali elementi nuovi emersi dopo il provvedimento cautelare non possono essere valutati in sede di legittimità per giustificare la decisione impugnata, ma rilevano nell'eventuale nuovo giudizio; la difesa ha diritto all'accesso tempestivo al materiale intercettativo utile per esercitare la dialettica processuale.

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