Cassazione Penale, Sentenza n. 17568/2023 del 27/04/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso di Taverniti deduceva violazione di legge processuale per aver il Tribunale omesso di riconoscere la sua legittimazione a proporre riesame anche in relazione ai beni intestati alla società All In S.r.l., sostenendo che, nonostante la formale intestazione, l'interesse concreto dell'indagato a ottenere la restituzione dei beni per riavviare l'operatività della società gli conferiva titolo ad impugnare. Il Procuratore della Repubblica censurava la decisione in relazione ai capi F) e G): in relazione al capo F) lamentava vizio di motivazione perché il Tribunale avrebbe inconsistenemente escluso il fumus associativo per Taverniti pur confermando tale fumus per altro coindagato; in relazione al capo G) sosteneva che gli elementi circa il pagamento di 100.000 euro ed il ricorso alla società ALL IN S.r.l. dimostrerebbero la strumentalità della costituzione di soggetti interp o nei confronti del progetto di investimento e quindi la partecipazione di Taverniti all'intestazione fittizia.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Quanto al ricorso di Taverniti, è stata confermata l'inammissibilità dell'impugnazione del sequestro dei beni intestati alla società All In S.r.l. per mancata procura speciale del difensore in rappresentanza della società, ai sensi dell'art. 100 c.p.p.; il Tribunale del riesame aveva invece accolto l'impugnazione dell'indagato limitatamente alle quote di capitale a lui intestate per insussistenza del fumus penale. La Corte ha inoltre precisato che, pur essendo distinta la legittimazione dell'indagato rispetto a quella della società, l'annullamento del sequestro delle quote può avere effetto estensivo sul sequestro dei beni societari quando il titolo cautelare si fondi sul medesimo presupposto sostanziale ritenuto inesistente; tuttavia la restituzione formale dei beni intestati alla società va richiesta dal legale rappresentante della società o tramite procura speciale secondo l'art. 263 c.p.p. Quanto al ricorso del Pubblico Ministero, la Corte ha ritenuto inesistenti vizi radicali della motivazione: il Tribunale ha logicamente argomentato l'assenza del fumus per Taverniti sia in ordine al delitto associativo (capo F) sia rispetto al trasferimento fraudolento di valori (capo G), richiamando il principio che tale reato è istantaneo e che per configurare il concorso è necessario dimostrare un contributo nel momento dell'attribuzione fittizia; il semplice svolgimento di affari con società interposte o prestazioni successive non dimostra di per sé il concorso.
Norme richiamate
Richiesta procura speciale per il difensore che rappresenta una società terza; l'amministratore socio unico non può sostituirsi alla società senza procura speciale per proporre il riesame del sequestro dei beni societari
Norma sul delitto di associazione a delinquere: il Tribunale ha ritenuto carenti i presupposti costitutivi del reato rispetto alla contestazione mossa a Taverniti (mancanza di programmazione di una serie indeterminata di delitti e stabilità associativa)
Delitto di trasferimento fraudolento di valori (intestazione fittizia): la Corte ricorda che si tratta di reato istantaneo e per il concorso è necessario dimostrare il contributo al momento dell'intestazione fittizia
Aggravante per finalità di agevolare l'associazione mafiosa: citata quale aggravante nei capi di imputazione ma ritenuta non sufficientemente provata quanto alla partecipazione stabile di Taverniti
Procedura per la restituzione dei beni sequestrati: la Corte indica che la richiesta di restituzione dei beni societari deve essere proposta dall'avente diritto (legale rappresentante della società) secondo questa norma
Limiti del ricorso per cassazione in tema di misure reali: consentito solo per violazione di legge o vizi così radicali della motivazione da renderla inidonea
art. 587, comma 3, cod. proc. pen.
Richiamato come principio analogo sull'estensione degli effetti favorevoli delle impugnazioni tra soggetti coinvolti, in tema di impugnazioni cautelari reali
Massime di principio
- La società di capitali, anche se a socio unico, è soggetto giuridico distinto dal socio: per impugnare provvedimenti che colpiscono il patrimonio societario è necessaria la procura speciale al difensore della società (art. 100 c.p.p.).
- Il singolo socio non titolare dei beni oggetto di sequestro non ha automaticamente interesse concreto e attuale a proporre il riesame del sequestro dei beni intestati alla società; la legittimazione dello stesso è limitata agli aspetti che attengono alla sua titolarità diretta (es. quote).
- L'annullamento del sequestro delle quote del socio per insussistenza del fumus può rendere privo di giustificazione il mantenimento del sequestro sui beni della società se questi erano stati sottoposti a sequestro in ragione della loro qualificazione come interposizione fittizia; tuttavia la restituzione formale va perseguita secondo le regole procedurali (art. 263 c.p.p.).
- Il delitto di trasferimento fraudolento di valori è reato istantaneo: per configurare il concorso è necessario dimostrare il contributo del terzo nel momento della creazione dell'intestazione fittizia; attività successive o normali rapporti d'affari con la società interposta non sono di per sé elementi sufficienti per configurare il reato.
- In sede di cassazione avverso provvedimenti cautelari reali il sindacato è limitato a questioni di violazione di legge o a vizi gravi della motivazione; argomentazioni logiche e coerenti del giudice di merito, ancorché divergenti da quelle del Pubblico Ministero, possono legittimare il rigetto del ricorso.
- Per assicurare la tutela dei diritti patrimoniali societari in presenza di sequestro motivato da interposizione fittizia è fondamentale documentare la titolarità sostanziale, la disponibilità di fatto e, se si agisce in giudizio per conto della società, munire il difensore di regolare procura speciale.
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